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I poveri che non vediamo


La povertà è intorno a noi, ci circonda ma non la vediamo. Non abitiamo nei posti “giusti” e non abbiamo nessuna viglia di andarla a cercare.
Poi andiamo al cinema, a vedere un film libanese, e ci ritroviamo immersi fino al collo in questa povertà.
Ci possiamo illudere che sia così solo in Libano ma sappiamo che non è vero.
La storia che ci propone Nadine Labaki è universale: si è poveri perché profughi, perché immigrati clandestini, perché nati in una famiglia povera, perché semplicemente si è disgraziati (per colpa nostra o di altri).
Andate a vedere Cafarnao al cinema, e poi ne riparliamo.
Franco Rosada

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Coltivare la pace


La fratellanza umana esige da noi, rappresentanti delle religioni, il dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra. Restituiamola alla sua miserevole crudezza.
Sotto i nostri occhi sono le sue nefaste conseguenze. Penso in particolare allo Yemen, alla Siria, all’Iraq e alla Libia. Insieme, fratelli nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano nel dialogo. Il nostro essere insieme oggi sia un messaggio di fiducia, un incoraggiamento a tutti gli uomini di buona volontà, perché non si arrendano ai diluvi della violenza e alla desertificazione dell’altruismo. Dio sta con l’uomo che cerca la pace. E dal cielo benedice ogni passo che, su questa strada, si compie sulla terra.
Papa Francesco
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L’uomo a una dimensione

Cari  e venerati fratelli cinesi,
Voi certo non vi saprete capacitare come prima di cadere noi non abbiamo messo la scure alla radice dell’ingiustizia sociale.
È stato l’amore dell’ “ordine” che ci ha accecato.
Sulla soglia del disordine estremo mandiamo a voi quest’ultima nostra debole scusa supplicandovi di credere nella nostra inverosimile buona fede (ma se non avete come noi provato a succhiare con latte errori secolari non ci potete capire).
Noi non abbiamo odiato i poveri come la storia dirà di noi.
Abbiamo solo dormito.
Quando ci siamo svegliati era troppo tardi.
I poveri erano già partiti senza di noi.
Invano avremmo bussato alla porta della sala del convito.
don Lorenzo Milani, dicembre 1954
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La società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi e soprattutto la contraddizione di fondo che la costituisce, quella tra il potenziale possesso dei mezzi atti a soddisfare i bisogni umani e l’indirizzo conservatore di una politica che nega a taluni gruppi l’appagamento dei bisogni primari e stordisce il resto della popolazione con l’appagamento dei bisogni fittizi.
Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, cioè la classe operaia, in quanto questa si è completamente integrata nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi esclusi dalla benestante società, quello che Marcuse in un passo chiave del suo libro (1964) descrive come: “il sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili”.
Fonte: http://www.filosofico.net/onedimensionman1.htm

Don Milani e papa Francesco

«La mia vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale. In una lettera al vescovo scrisse: “Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato…”».
Francesco ha riconosciuto che dal cardinale Silvano Piovanelli, «di cara memoria, in poi gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. Oggi lo fa il Vescovo di Roma. Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani – non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco –, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa».
Andrea Tornielli, Vatican inside
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Un Paese diseguale

precari

“Il Paese è fermo, i segnali di ripresa ancora molto timidi e incerti. In compenso le disuguaglianze sono in aumento: tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani, tra chi ha più figli e chi non ne ha, tra territori. L’Italia si colloca così tra i Paesi più diseguali all’interno dell’Unione Europea. Si consolida il fenomeno della povertà nonostante il lavoro, specie su base familiare. Perché un solo reddito da lavoro non basta per una famiglia, specie se numerosa, se è molto modesto o precario…” (Chiara Saraceno).
Economisti e Istituzioni che per lungo tempo hanno salutato con favore le politiche di deregolamentazione del lavoro, hanno dovuto riconoscere che non vi sono evidenze sufficienti per sostenere che tali politiche favoriscano le assunzioni.
Tutto ciò porta a dire che il lavoro non si crea per legge o con semplici slogan, ma coinvolgendo tutte le realtà presenti nell’attività lavorativa, dall’impresa al lavoratore, alle stesse forze sociali. Perché solo insieme si può dare una spinta propulsiva a un lavoro vero, qualificato e capace di guardare avanti, per creare stabilità e progresso economico e sociale.
Fonte: ACLI Piemonte
Vedi: http://www.aclipiemonte.it/allegati/aclipiemonte/news/949_ACLILINE_Dic2016_Gen2017.pdf

Disuguaglianza globale

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L’enorme divario che esiste tra i super-ricchi e il resto della popolazione mondiale, nella quale milioni di persone restano intrappolate nella povertà, sgretola le nostre società e minaccia la convivenza democratica. Un numero sempre maggiore di persone vengono abbandonate nella paura e un numero sempre minore vive nella speranza.
In concreto:
(1) Otto uomini da soli possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. Nessuno di loro ha guadagnato la sua fortuna con il talento o con il duro lavoro, ma per eredità o per accumulazione di capitale per mezzo di affari spesso collegati a corruzione e clientelismo (Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari – cfr. OXFAM Italia).
(2) Sette persone su dieci vivono in un paese che ha visto aumentare la disuguaglianza negli ultimi 30 anni.
(3) I più ricchi accumulano ricchezza a un ritmo talmente spaventoso che il mondo potrebbe avere il suo primo trilionario («trillionaire», un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari – ndr) nel giro dei prossimi 25 anni. Per dare un’idea, avere un trilione di dollari significa poter spendere 1 milione di dollari al giorno per 2.738 anni.
(4) L’estrema disuguaglianza mondiale ha un impatto enorme sulla vita delle donne. Le donne che lavorano, afflitte da elevati livelli di discriminazione sul posto di lavoro, si sobbarcano una quantità sproporzionata di «attività di assistenza» («care work», s’intende qui le attività domestiche e di cura a favore delle proprie famiglie – ndr) non retribuite e si ritrovano spesso sul fondo della scala sociale. Sulla base delle tendenze attuali, ci vorranno 170 anni affinché le donne siano pagate come gli uomini.
(5) L’elusione fiscale delle grandi società costa ai paesi poveri almeno 100 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di una cifra che sarebbe sufficiente a offrire un percorso formativo ai 124 milioni di bambini che oggi non vanno a scuola e a prevenire la morte di almeno sei milioni di bambini grazie all’offerta di servizi di assistenza sanitaria.
Fonte: OXFAM Italia
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Francesco e i poveri

“Io vorrei un mondo senza poveri. Noi dovremmo lottare per questo. Ma io sono un credente e so che il peccato è sempre dentro di noi. E la cupidigia  umana c’è sempre, la mancanza di solidarietà, l’egoismo che crea i poveri.
Per questo mi sembra un po’ difficile immaginare un mondo senza poveri.
Se Lei pensa ai bambini sfruttati per lavoro schiavo, o ai bambini sfruttati per abuso sessuale. E un’altra forma di sfruttamento: uccidere bambini per togliere gli organi, il  traffico di organi. Uccidere i bambini per togliere gli organi è cupidigia.
Per questo non so se lo faremo questo mondo senza poveri, perché il peccato c’è sempre e ci porta l’egoismo. Ma dobbiamo lottare, sempre, …sempre”.
Papa Francesco, per leggere tutta l’intervista clicca qui!