Archivi tag: potere

52ª Giornata mondiale della pace

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.
Papa Francesco
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Shalom, pace!


Bari, incontro di preghiera per il Medio Oriente
Preghiamo uniti, per invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare. Dal corso del Nilo alla Valle del Giordano e oltre, passando per l’Oronte fino al Tigri e all’Eufrate, risuoni il grido del Salmo: «Su di te sia pace!» (122,8). Per i fratelli che soffrono e per gli amici di ogni popolo e credo, ripetiamo: Su di te sia pace! Col salmista imploriamolo in modo particolare per Gerusalemme, città santa amata da Dio e ferita dagli uomini, sulla quale ancora il Signore piange: Su di te sia pace!

Noi ci impegniamo a camminare, pregare e lavorare, e imploriamo che l’arte dell’incontro prevalga sulle strategie dello scontro, che all’ostentazione di minacciosi segni di potere subentri il potere di segni speranzosi: uomini di buona volontà e di credo diversi che non hanno paura di parlarsi, di accogliere le ragioni altrui e di occuparsi gli uni degli altri. Solo così, avendo cura che a nessuno manchino il pane e il lavoro, la dignità e la speranza, le urla di guerra si muteranno in canti di pace.
Per fare questo è essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!
Papa Francesco
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Vino nuovo in otri nuovi

Pierluigi e Gabriella Proietti sono sposati dal 2000 e hanno entrambi alle spalle l’esperienza dolorosa di un fallimento matrimoniale e di una lunga e difficile causa per ottenerne il riconoscimento di nullità.
Pierluigi ha un figlio, Gabriella una figlia.
Hanno rispettivamente 61 e 63 anni e sono la coppia che collabora con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei.
Saranno loro a guidare i laboratori di consulenza al nuovo corso di alta formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale “La forza dell’amore: vino nuovo in otri nuovi”.
I quattro laboratori prevedono esercizi curiosi: sposogramma, geniogramma, viziogramma, dominiogramma.
In estrema sintesi, il primo laboratorio dedicato alla comunicazione nella coppia, “sposogramma” ha come riferimento biblico l’inno di Adamo in Genesi quando vede Eva e la definisce “Issha” che in ebraico significa sposa ma anche amica, sorella, amante (stessi significati di “Ish” al maschile). L’esercizio intende analizzarne lo status nella coppia per migliorare/integrare queste quattro dimensioni della vita matrimoniale.
In Genesi 3 si dice “lascerà suo padre e sua madre”: con “geniogramma” proponiamo una sorta di albero genealogico nel quale annotare aggettivi positivi e negativi di nonni, genitori, se stessi e coniuge per individuare con l’aiuto del conduttore del gruppo condizionamenti e ferite psico-affettive ricevute e prendere consapevolezza che tutti siamo stati in qualche modo feriti ma siamo anche tutti feritori.
“Viziogramma” parte dall’esame dei vizi capitali nella vita di coppia e di famiglia. Ne abbiamo individuato 11, ognuno con la mappa dei comportamenti quotidiani che ne derivano, e invitiamo gli sposi a prendere coscienza dei propri e di quelli del coniuge. Il passo successivo è imparare a farsi da specchio l’uno con l’altro e acquisire strumenti per sostenere l’impegno al cambiamento.
L’ultimo laboratorio è dedicato al problema del potere nella coppia all’interno della quale c’è spesso una lotta per il predominio, nemico della comunione. “Dominiogramma” aiuta a prenderne coscienza e ad imparare a confrontarsi in modo costruttivo con il coniuge come davanti a uno specchio.
Fonte: SIR, 31 maggio 2018

Il populismo: il risultato della curva J


Il problema di fondo per le democrazie liberali di mercato – la definizione probabilmente più precisa che dovremmo sempre utilizzare – è quello delle aspettative crescenti che hanno caratterizzato le generazioni nate dopo la seconda guerra mondiale.
Aspettative sia economiche che socioculturali, che hanno portato a una sorta di edonismo diffuso e poi a un vero shock collettivo di fronte al calo delle previsioni di crescita.
La cosiddetta “curva J”, teorizzata da James Davies alla fine degli anni Sessanta, descrive proprio il momento di massimo rischio per la stabilità politica delle democrazie quando, in società già “affluenti”, le promesse (esplicite o immaginate) non vengono mantenute.
Siamo, perlomeno dal 2008 in poi, in una fase di questo tipo.
In modo parallelo, è crollata la fiducia nelle istituzioni democratiche come strumenti di giustizia sociale, causando una sorta di svuotamento della demo­crazia moderna: come ha scritto ad esempio Zygmunt Bauman, abbiamo assistito al divorzio tra potere e politica, per cui il potere “reale” sembra essere migrato altrove, verso organizzazioni e figure non rappresentative e fuori controllo.
Roberto Menotti, Marta Dassù, Aspenia 80, 2018

C’erano anche alcune donne


C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano [il Crocifisso], che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea (Mc 15,40-41).

La donna rappresenta la verità profonda dell’uomo proprio per le sue qualità “deboli”, che la rendono simile a Dio: amore umile, accogliente, servizievole, compassionevole e fecondo. Le cosiddette qualità forti sono il fallimento dell’uomo. L’egoismo, l’orgoglio, il potere, il dominio, la durezza chiudono nella sterilità della solitudine. Sono l’inferno. “Chi non diventa donna non entrerà nel regno dei cieli”, si potrebbe dire, rifacendo il verso al finale del vangelo apocrifo di Tommaso. Il centurione che crocifigge ed è cosciente di dare morte, rappresenta il punto di arrivo della nostra parte forte, che scopre la propria debolezza.
Silvano Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo, Ancora

Relazioni di coppia

La dolcezza e la mitezza possono aiutare le coppie a uscire dalla logica del dominio, che sembra vincente nelle relazioni. Occorre uscire da una logica di potere, o nel migliore dei casi di contrattazione tra due poteri che si scontrano. Uscire da questa logica ed entrare in quella dell’accoglienza, dolcezza e mitezza può favorire un progresso che non è un ritorno al passato, ma una maturazione e un passo in avanti per le coppie e per le persone.
Costanza Miriano

La non violenza

Forse la non violenza si capisce meglio precisando quello che non è e non fa.
Non si limita a rigettare le armi proprie e improprie, sa rifiutare l’odio e cerca di trasmettere al nemico questo talento.
Non rinuncia ai conflitti, li apre, ma prova a affrontarli in modo evoluto, con soluzioni in cui nessuno sia danneggiato, umiliato, battuto, soluzioni “win-win”, come insegna la teoria dei giochi.
Non vive negli interstizi lasciati liberi dal potere: lo sfida.
Non dipende dalla sua benevolenza, lo costringe semmai a essere più benevolo. Molti pensano che Gandhi potesse agire perché il governo britannico glielo consentiva; certo la Gran Bretagna non è il Terzo Reich, ma se approda a una certa tolleranza è perché il movimento non le lascia scelta fra il massacro e la trattativa.
Non è solo una pratica politica: è un modello per le relazioni fra gruppi e fra singoli.
Non è equidistante di fronte alle disparità sociali. Gandhi avversava il sistema delle caste, e se caldeggiava l’adozione di un unico tipo di abito per gli indiani, lo faceva sia per boicottare i tessuti inglesi sia per testimoniare l’uguaglianza di tutti.
Non è un dogma: visto che qualsiasi attività umana comporta una sia pur minima distruzione di vita, l’obiettivo, constata Gandhi, è limitare quanto più possibile la violenza nel mondo; lo stesso principio del non uccidere prevede delle eccezioni se uccidere è l’unico modo di salvare gli indifesi da un pericolo mortale.
Non è pavidità né remissività: richiede pazienza, mitezza, e coraggio davanti alla ferocia altrui – esiste una combattività non violenta molto temuta da chi è al potere.
Non è spontaneismo ingenuo: inventa tattiche nuove.
Non è una pratica per anime belle, capeggiata da esotici visionari, riservata a realtà con tasso minimo di tensioni interne. L’India era un paese gremito di contraddizioni, e Gandhi un leader sperimentato, abile nel negoziare e nell’organizzare grandi scene di teatro politico da esporre agli occhi del mondo. Quanto alla tipologia degli Stati, si da vita a lotte non violente persino nell’Europa sotto dominio nazista.
Non è un’esclusiva delle fedi religiose, anche se può trarne una forza straordinaria.
Non è “cosa da donne”, è universale, anzi ridefinisce i modelli di genere, valorizzando la compassione negli uomini, e nelle donne la fiducia in se stesse.
Anna Bravo; La conta dei salvati, Laterza 2013
Tratto da La Stampa, 31 maggio 2013