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Libertà ed educazione

Viviamo nella società delle libertà: educare in questo nuovo mondo è la fatica e la gloria dei nuovi genitori, così come continuare ad amarsi, al tempo dell’amore liquido, è l’ammirevole coraggio delle coppie innamorate. C’è speranza, ancora.
Possono cambiare i costumi, non cambia l’umano.
La forza della presenza cristiana è l’umiltà.
Il credente trova la sua identità nella meditazione delle scritture, nella pratica liturgica e nella vita comunitaria. La fede, compresa secondo la formula della Lumen Gentium n. 25 («Fede da credere e da applicare nella pratica della vita»), non finisce di stimolare nuove pratiche di umanizzazione.
Per questo occorre immischiarsi in tutte le lotte, appassionarsi a ogni forma di dialogo, partecipare a tutti i tavoli della città, frequentare tutte le occasioni della vita politica.
Anche non compreso, il cristiano non si chiude e non abbandona. Continua a collaborare. Ritiene di aver ricevuto gratuitamente un tesoro d’inestimabile valore (la liberazione dalla tristezza di una vita senza senso) e lo riconsegna gratuitamente.
Il coraggio di porre la differenza del suo pensiero, lo rende sensibile a ogni differenza, in una mentalità aperta e cosmopolitica, sempre disposto ad amare l’altro come Altro, per lavorare insieme in modo affidabile, onesto e trasparente.
Non attende riconoscimenti, ma non smette di parlare, soprattutto non smette di pensare e di credere.
don Domenico CRAVERO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 gennaio 2014
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Chi comanda

All’inizio si pensò che il male fosse economico. Era politico invece: altro che colpa dei mercati.
Unico grande colpevole: “il sistema politico nelle periferie Sud, definito dalle esperienze dittatoriali e da Costituzioni colme di diritti fabbricare da forze socialiste”.
Ecco lo scatto che compie la storia: una crisi generata dall’asservimento della politica a poteri finanziari senza legge viene ri-raccontara come crisi di democrazie appesantite dai diritti sociali e civili.
Senza pudore, JPMorgan sale sul pulpito e riscrive le biografie, compresa la propria, consigliando alle democrazie di darsi come bussola non più Magne Carte, ma statuti bancari e duci forti.
Barbara Spinelli, II giudizio universale di JP Morgan, Repubblica 26 giugno 2013

 

Mater et magistra

La quarta parte della «Mater et magistra» riguarda il ruolo della dottrina sociale della Chiesa. «L’errore più radicale nell’epoca moderna», spiega Giovanni XXIII, consiste nel «ritenere l’esigenza religiosa dello spirito umano come espressione del sentimento o della fantasia», così che non avrebbe nulla da dire in campo politico ed economico. Al contrario, politica ed economia richiedono un «ordine morale». Ma «l’ordine morale non si regge che in Dio: scisso da Dio si disintegra». Si tratta di una verità sgradita a molti, ma che Papa Giovanni ribadisce con vigore: «L’uomo staccato da Dio diventa disumano con se stesso e con i suoi simili» e «l’aspetto più sinistramente tipico dell’epoca moderna sta nell’assurdo tentativo di voler ricomporre un ordine temporale solido e fecondo prescindendo da Dio, unico fondamento sul quale soltanto può reggere». E così la modernità – Giovanni XXIII cita il radiomessaggio per il Natale 1953 del suo predecessore, Pio XII – ha compiuto il «suo mostruoso capolavoro nel trasformare l’uomo in un gigante del mondo fisico a spese del suo spirito, ridotto a pigmeo nel mondo soprannaturale ed eterno».
Giovanni Girolametti

Votare con il portafoglio

In questo tempo di crisi e di crescita delle povertà, chi lavora nell’ambito della solidarietà, come la Caritas, “non può limitarsi a curare le ferite dei vinti” ma deve “fornire soluzioni e dare speranze concrete”. Rendersi cioè conto che “l’economia siamo noi”, e usare “il nostro potere in senso positivo e costruttivo”. È il parere di Leonardo Becchetti, docente di economia all’Università di Tor Vergata a Roma, che ha parlato oggi pomeriggio ai 600 delegati di 220 Caritas diocesane riunite fino al 18 aprile a Montesilvano (Pescara) per il 36° convegno nazionale.
…“Serve un lavoro per ‘popolarizzare’ la finanza, unito a campagne per la riforma della finanza. ‘Popolarizzare’ la finanza significa aiutare la gente a parlare di cose che capisce. Quello che conta, da un punto di vista economico, non sono tanto i costi della politica quanto il fatto che una crisi finanziaria molto grave ha prodotto danni enormi a livello mondiale e nazionale. Bisogna rendere popolari questi temi. La gente deve capire, ad esempio, perché è importante separare le banche commerciali dalle banche d’affari, ecc. Poi abbiamo bisogno di un’Europa più coraggiosa, più solidale, che abbandoni l’ossessione del rigore (che non fa ripartire l’economia). E di molta più azione dal basso. I cittadini devono diventare protagonisti dell’economia attraverso il cosiddetto ‘voto con il portafoglio’, perché la democrazia non è solo voto politico ma voto economico. Dobbiamo renderci conto che l’economia siamo noi. Abbiamo un potere enorme e dobbiamo usarlo in senso positivo e costruttivo. Dobbiamo votare per le aziende che sono all’avanguardia nel creare valore economico sostenibile a livello ambientale e sociale. E aumentare la consapevolezza dei cittadini”…
Agenzia SIR, martedì 16 aprile 2013, intervista di Patrizia Caiffa
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