Archivi tag: persona

Maschile e Femminile

«L’umanità è strutturata al maschile e al femminile. L’essere maschio o femmina non è solo differenza anatomica ma investe tutta la persona umana, le dà forma, una forma corporea, di un corpo vivente e “animato”, della cui riscoperta ora più che mai abbisogna l’uomo post moderno che, all’opposto, tende a depersonalizzare il corpo, facendolo diventare un oggetto muto facilmente pilotabile da manipolazioni biotecnologiche». Oggi, infatti, nel ricco Occidente accade che il giusto tentativo di «mantenere la differenza senza relegarla nella subordinazione», ha preso «la strada di una uguaglianza neutrale, senza volto quindi senza identità che, in alcune punte estreme, tenta l’azzardo prometeico del generare in situazione omogenee mettendo così i nuovi nati nella condizione di affacciarsi alla vita con un “vuoto d’origine”».
È proprio di fronte a queste derive che occorre «ritornare ai fondamenti, all’origine, al messaggio che ci proviene da quell’antropologia del Principio che ci riconduce all’atto creativo di Dio che ha fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza e lo ha fatto esistere come maschio e femmina». Per questo, gli uomini del nostro tempo hanno di fronte a sé la sfida di «riuscire a vivere un legame profondo che sappia mantenere viva la loro specificità, consapevoli al tempo stesso che il proprio compimento si realizza nella comunione con l’altro».
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La famiglia cristiana

Credo che la famiglia naturale, creaturale – al di là della debolezza personale e del peccato presente in ogni stato di vita e capace di trasformare rovinosamente un sincero desiderio di comunione in una situazione dolorosa di crisi e di distacco – sarà certamente un punto di riferimento e di contraddizione per il futuro.
Non dimentichiamo che il cristianesimo è partito con l’alta riappropriazione del valore della persona e della famiglia, con una grande capacità di entrare in stili e forme decadenti per annunciare che la persona umana è abitata da Cristo, e quindi assume una valenza unica.
Penso che il futuro porterà a riflessioni molto forti su questo.
C’è l’esigenza di creare nelle comunità cristiane dei riferimenti certi sulla famiglia. Mi piace pensare a J. Maritain, che parla di “minoranze di choc”.
Certamente la comunità cristiana è minoritaria nell’attuale contesto sociale, ma conserva la sua vocazione di “provocare”e di “choccare” con uno stile alternativo di vita, in quanto portatrice del progetto salvifico di Dio sulla persona, sulla famiglia e sul bene comune.
Enrico Solmi, Tratto da Settimana, n.13 2014

Un figlio non è un diritto

«È presto per parlare della sentenza della Corte Costituzionale, di cui non si conoscono ancora le motivazioni», commenta il cardinal Ruini, «tuttavia una cosa sembra chiara: la Corte ha dichiarato illegittimo il divieto alla fecondazione eterologa e su questo non posso non esprimere la mia profonda perplessità, diciamo pure il mio dissenso. Per un motivo di fondo: una sentenza di questo genere – spiega il cardinale – implica infatti un “diritto al figlio”, ma un tale diritto non può esistere, perché il figlio è una persona e come tale non è disponibile».
Ruini vuole esprimere vicinanza alle coppie che cercano di avere un bambino. «Esprimo tutta la mia comprensione – dice – per coloro che soffrono per la mancanza di un figlio, per coloro che si sforzano di averlo, come pure per coloro che cercano di aiutarli in questo. Però per il bene non solo loro, ma di tutti, bisogna ricordare che non esiste un diritto al figlio. Anche nel loro giusto desiderio di essere genitori le persone vanno aiutate a non dimenticare che il figlio rimane sempre una persona, da accogliere in dono».
Andrea Tornielli
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Relazioni di coppia

La dolcezza e la mitezza possono aiutare le coppie a uscire dalla logica del dominio, che sembra vincente nelle relazioni. Occorre uscire da una logica di potere, o nel migliore dei casi di contrattazione tra due poteri che si scontrano. Uscire da questa logica ed entrare in quella dell’accoglienza, dolcezza e mitezza può favorire un progresso che non è un ritorno al passato, ma una maturazione e un passo in avanti per le coppie e per le persone.
Costanza Miriano

La cultura dell’incontro

Il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2014 sarà: “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”.

La comunicazione, di per sé, coinvolge la persona umana nei suoi rapporti con gli uomini e le donne che lo circondano nel suo cammino esistenziale. La vera comunicazione, infatti, non è solo informativa, ma apre ampi spazi alla conoscenza e alla relazione, questo vale per i tradizionali mezzi di comunicazione, vale a dire stampa, radio, televisione e cinema. Ma queste due dimensioni, conoscitiva e relazionale, emergono ancora di più quando parliamo di nuove tecnologie. Le caratteristiche proprie delle attuali tecnologie comunicative – basti pensare al superamento di spazio e tempo e dell’interattività – dimostrano come oggi in campo comunicativo, ci si apre all’incontro con il mondo in cui viviamo e con gli uomini e le donne del nostro tempo. In questa prospettiva si comprende come la comunicazione tocca il cuore del rapporto interpersonale e la comunicazione sarà tanto più vera quanto più emerge questa dimensione umana.
Monsignor Claudio Maria Celli, SIR, 17 ottobre 2013

La fede e la famiglia

Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata. La fede poi aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona.
Lumen fidei, n.52

La cultura dello scarto

Un fermo no alla “cultura dello scarto”, dell’usa-e-getta, del consumo veloce e senza freni che porta all’idolatria del denaro e degli indici di Borsa: in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, papa Francesco ha approfittato della catechesi dell’udienza generale del mercoledì per lanciare lanciare “un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti”.
Per papa Bergoglio, questa “cultura dello scarto”, che “tende a diventare mentalità comune che contagia tutti”, mette in pericolo in primo luogo la persona umana. Dio infatti ha dato all’uomo il compito di “coltivare e custodire” il creato ma gli uomini troppo spesso dimenticano questo incarico, distratti dall’inseguimento ossessivo dei soldi. E lo fanno fino al punto che “la vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora, come il nascituro, o non serve più, come l’anziano”. Invece è proprio all’esempio dei “nostri nonni” che bisogna guardare, con la loro attenzione a “non gettare nulla del cibo avanzato”.
Francesco ha denunciato l’indifferenza che fa sì che, nel mondo di oggi, una persona che muore di freddo per strada non faccia notizia: “Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia. Sembra normale! … Al contrario di questo, per esempio, un abbassamento di 10 punti nelle Borse di alcune città, costituisce una tragedia… Così le persone vengono ‘scartate’. Noi, le persone, veniamo scartati, come se fossimo rifiuti”. Colpa del consumismo sfrenato, ha aggiunto, che “ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici”.
“Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro: il denaro, i soldi comandano!”, ha tuonato il pontefice. Eppure, ha aggiunto, “Dio, Nostro Padre, ha dato il compito di custodire la terra no ai soldi, a noi: gli uomini e le donne! Noi abbiamo questo compito!”. “Così – ha proseguito – uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la ‘cultura dello scarto’. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità”.
In questo senso, l’ecologia ha a che fare non solo con il “rapporto tra noi e l’ambiente” ma riguarda anche i rapporti umani: “Noi stiamo vivendo un momento di crisi”, ha ricordato Francesco, “la persona umana è in pericolo”.
La Stampa, 6 giugno 2013