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La bellezza normale della famiglia

Nella lingua italiana “famiglia inizia come fatica, ma finisce come meraviglia”. La famiglia è vocazione e progetto, ma anche croce da portare, e “per tante persone è realizzazione di un sogno di felicità radicato nel cuore”. “Famiglia – sottolinea Tincani – non è solo problema o noia o minoranza afona, ma la prima scuola mondiale di umanità”.
Il punto determinante è dunque educativo. Si tratta di rendere la famiglia appetibile alla maggioranza di uomini e donne che le preferiscono la convivenza. E come spiegare la consolazione del “per sempre” a giovani avvezzi al precariato quale modalità di vita? Come far preferire la sicurezza di un luogo di dialogo e riconciliazione ai ragazzi della “generazione boh”, secondo la definizione rap di Fedez?
Scrive Tincani: “A dar retta al Papa venuto dalla fine del mondo, sulla porta d’ingresso di ogni famiglia devono essere iscritte tre parole magiche: ‘permesso?’, ‘grazie’ e ‘scusa’. Ma come, devo chiedere permesso in casa mia? Sì, se non voglio ritrovarmi a considerare dovuto ciò che in realtà rimane donato, giorno dopo giorno. O, peggio, a esigere quello che si dovrebbe chiedere gentilmente”.
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Convivenza e matrimonio

Il numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia sarà dedicata all’Esortazione apostolica Amoris laetitia.
Mi fa piacere condividere con voi un’anticipazione, questa bella risposta di Anna Lazzarini.
Franco Rosada

Mi sembra che AL sia arrivata un po’ in ritardo: ormai i giovani convivono, che senso ha ancora parlare di “per sempre”? Teresa
La verità del sogno di Dio sulla coppia umana non è cambiata dal momento della creazione “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”(Gen 1,27) e “i due saranno una carne sola” (Gen 2,24) non è un prodotto a scadenza, qualunque siano le strade che il peccato indica alla persone.
Se l’immagine di Dio è una comunione di persone è chiaro che l’unione tra uomo e donna potrà rompersi quando si romperà tale comunione, cioè MAI!
Oggi pare che l’affermazione del proprio io sia il percorso verso la felicità: l’esatto opposto di quanto propone il Vangelo che non è mai contro la gioia dell’uomo!
Il ‘per sempre’ non parte da un comando esterno: è un discorso di mistica, non di legge che risponde alla profonda esigenza dell’amore vero, non di quello che, in realtà, è solo un egoismo scambiato a due, dove ognuno, in qualche modo, usa l’altro per stare bene lui.
Pensa a quanta letteratura e musica sono nate dalla sofferenza per un amore perduto: questo ci dice quanto il “per sempre” sia insito nel nostro profondo… poi ci sono le paure, la mode, la scarsa catechesi, spesso l’assenza di testimonianza e di educazione alla Fede.
Temere un impegno riconosciuto e rinunciare al Sacramento sono una perdita, non una ricerca della gioia!
Anna Lazzarini

Adolescenti e amore

M’ama, non m’ama? Si vedrà. Intanto me ne vado per la mia strada, con o senza accompagnatori. È un adolescente pragmatico, centrato su di sé, “fragile e spavaldo” quello di oggi, che rifugge dagli slanci e dalla dedizione assoluta, anche per non soffrire. Così lo definisce il libro Narciso innamorato, di Guastavo Pietropolli Charmet, il cui contenuto si può provare a sintetizzare in 5 punti.

1. L’amore è bello se non intralcia.
Quando la coppia perde la spinta propulsiva, e non è più utile, diventa evidente che quel pezzo di strada che si fa insieme è limitato. Stare insieme è bello ma non è per sempre. Soprattutto non può ostacolare un programma, tanto meno mettersi in mezzo ad altre aree di benessere e felicità. Per non dire degli amici, irrinunciabili. Mai metterseli contro.

2. Un frullato di generazioni. Oggi la libertà non è frutto di conquista né di emancipazione. Le giovani coppie convivono con i genitori, giocano a fare i grandi con i pelouche in camera. Intanto, gli adulti con i figli sempre presenti in casa non ritornano a sentirsi una coppia. Entrambe le coppie avrebbero bisogno di intimità e segreto, invece questa gran confusione che non aiuta nessuno.

3. Un povero principe azzurro. Un tempo l’amore romantico aveva per le ragazze un solo obbligato approdo: trovare il principe azzurro e diventare madre. Oggi quell’obiettivo chiaro è scomparso e le ragazze fanno fatica a conciliare aspetti ancestrali tipicamente femminili, come la cura dell’altro, e il desiderio di affermazione personale. La coppia è un difficile equilibro.

4. L’amore che fa crescere. Per un adolescente è un trauma accorgersi che il proprio amore è esaurito, ma si sostiene con il pensiero di non potersi attardare in una relazione ormai anacronistica, che ha perso la funzione originaria. Alla base, c’è la convinzione che la decisione assunta liberi nuove energie da destinare a esperienze più importanti.

5. Quando la rabbia esplode. La permalosità è diversa dalla gelosia. Offesi, ingiuriati, mortificati: questo sembra il problema per cui si soffre e si litiga oggi nella coppia di adolescenti. La fine dell’amore narcisistico porta più rabbia che tristezza. Si soffre non perché si perde l’oggetto d’amore ma perché si perde di valore agli occhi dell’altro. Proprio io, che sono tanto prezioso.

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Non fondare l’amore sulla sabbia

Alle coppie di fidanzati presenti oggi in piazza san Pietro è stato donato un cuscinetto: “È la carezza del Papa – ha detto monsignor Vincenzo Paglia – che vuole accompagnarvi nel giorno del matrimonio”.
Tre coppie di fidanzati, in rappresentanza degli innamorati, hanno rivolto a Papa Francesco tre domande.
“Loro mi hanno inviato le domande in anticipo – ha scherzato il Papa -, così ho potuto pensare una risposta un po’ più solida. È possibile amarsi per sempre – ha sintetizzato il Papa -. Molti hanno paura di scelte definitive, è una paura generale proprio della nostra cultura.
Questa mentalità porta a dire che si sta insieme finché dura l’amore. Ma l’amore, se ha basi solide, cresce come una casa, che si costruisce assieme, non da soli”.
E ha insistito: “Non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio – ha aggiunto Bergoglio -. La paura del ‘per sempre’ si cura giorno per giorno. Per sempre non è solo una questione di durata, ma è importante la qualità. Un matrimonio non riesce solo se dura”. Poi ha invitato i fidanzati a pregare: “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”.
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La fede e la famiglia

Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata. La fede poi aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona.
Lumen fidei, n.52

Il vero matrimonio

Per me l’unico vero matrimonio è quello cattolico, quello davanti a Dio. Il matrimonio civile mi pare utile solo ai fini burocratici. Quarantotto anni fa davanti a quell’altare eravamo giovani e quel “sempre” aveva qualcosa di eroico, di inebriante. Poi la vita a due ha avuto tutte le sue difficoltà, ma la fede, per me tutte le volte faticosamente riconquistata, è stata un sigillo di garanzia.
Pupi Avati
(tratto da Avvenire, 1° novembre 2012)

Innamoramento e amore “per sempre”

“In Europa fino all’Ottocento c’era un altro modello di matrimonio dominante: il matrimonio era un contratto tra clan attraverso il quale si cercava di difendere il proprio status. Oggi il matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma è una libera scelta preceduta dall’innamoramento e dal fidanzamento. Spesso si pensa che l’amore di per sé possa garantire il “per sempre”, che è assoluto, ma non è così. L’innamoramento è bello, ma non sempre è perfetto. Così com’è il sentimento non è per sempre. Il passaggio dal fidanzamento al matrimonio prevede una serie di esperienze interiori e nel desiderio dell’amore devono rientrare anche la ragione e la volontà. Nel rito del matrimonio non si dice sei innamorato ma vuoi, sei deciso, coinvolgendo nel cammino la volontà e la ragione. Tutto l’uomo è coinvolto con la sua capacità, il discernimento della ragione e la volontà di dire sì, questa è la mia vita. Alle nozze di Cana il secondo vino è migliore del primo: l’amore deve crescere e maturare coinvolgendo la parrocchia, la Chiesa, gli amici, la giusta comunione di vita con gli altri, con famiglie che condividono la stessa esperienza, la stessa vita e la Fede”.
Benedetto XVI, Bresso (MI) 2 giugno 2012