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Peccato e peccatore

In certi ambienti di Chiesa si sostiene che papa Francesco voglia cambiare la morale, cancellare certi peccati.
A me sembra che, al contrario, Bergoglio non abbia mai dichiarato questo intento ma, piuttosto, abbia spostato l’attenzione dal peccato al peccatore.
Il peccato grave resta oggettivamente tale ma ci sono anche aspetti soggettivi, scrive padre Livio Fanzaga, “cioè le condizioni di consapevolezza e il grado di libertà di chi lo compie.Questi aspetti soggettivi vanno giudicati caso per caso e possono alleggerire la gravità dell’atto. E comunque, solo Dio legge nel profondo dei cuori”.
Troverete queste e altre riflessioni sul prossimo numero della rivista Gruppi Famiglia, dedicata agli “Idoli di questo mondo” e attualmente in fase di stampa.
Franco Rosada

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Lassismo o misericordia?

In una lettera a Magister, un ecclesiastico scrive tra l’altro: “Un signore di mezza età, al quale ho chiesto, con discrezione e delicatezza, se era pentito di una ripetuta serie di peccati gravi contro il settimo comandamento “non rubare”, dei quali si era accusato con una certa leggerezza e quasi scherzando sulle circostanze non certo attenuanti che li avevano accompagnati, mi ha risposto riprendendo una frase di papa Francesco: “La misericordia non conosce limiti” e mostrandosi sorpreso che ricordassi a lui la necessità del pentimento e del proposito di evitare in futuro di ricadere nello stesso peccato: “Quel che ho fatto ho fatto. Quel che farò lo deciderò quando uscirò da qui. Come la penso su ciò che ho compiuto è questione tra me e Dio. Sono qui solo per avere quello che spetta a tutti almeno a Natale: poter fare la comunione a mezzanotte!” E ha concluso parafrasando l’ormai celeberrima espressione di papa Francesco: “Chi è lei per giudicarmi?”. [vedi http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351203].
La critica nei confronti di papa Francesco è evidente.
Ma Francesco, di fronte ad un caso simile, saprebbe come rispondere, distinguendo tra peccatore e corrotto. Ciò non riguarda innanzitutto la quantità o la gravità delle azioni commesse, ma il fatto che il primo umilmente riconosce di essere tale e continuamente chiede perdono per potersi rialzare, mentre per il secondo «viene elevato a sistema, diventa un abito mentale, un modo di vivere» [vedi http://www.lastampa.it/2016/01/10/vaticaninsider/e-il-papa-mi-disse-dio-perdona-non-con-Jo4Ry8ZjQzAfSnUxB4HGkJ/pagina.html%5D.
Franco Rosada