Archivi tag: peccato mortale

Peccato e peccatore

In certi ambienti di Chiesa si sostiene che papa Francesco voglia cambiare la morale, cancellare certi peccati.
A me sembra che, al contrario, Bergoglio non abbia mai dichiarato questo intento ma, piuttosto, abbia spostato l’attenzione dal peccato al peccatore.
Il peccato grave resta oggettivamente tale ma ci sono anche aspetti soggettivi, scrive padre Livio Fanzaga, “cioè le condizioni di consapevolezza e il grado di libertà di chi lo compie.Questi aspetti soggettivi vanno giudicati caso per caso e possono alleggerire la gravità dell’atto. E comunque, solo Dio legge nel profondo dei cuori”.
Troverete queste e altre riflessioni sul prossimo numero della rivista Gruppi Famiglia, dedicata agli “Idoli di questo mondo” e attualmente in fase di stampa.
Franco Rosada

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Divorziati risposati e comunione

Quando ero bambino ho studiato il catechismo per fare la prima comunione. Era il catechismo di un Papa sicuramente antimodernista: san Pio X. Ricordo che spiegava che per ricevere l’eucaristia bisogna che l’anima sia libera dal peccato mortale. E spiegava anche cosa è un peccato mortale. Perché ci sia un peccato mortale sono necessarie tre condizioni. Ci deve essere una azione cattiva, gravemente contraria alla legge morale: una materia grave. Rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sono senza dubbio gravemente contrari alla legge morale. Era così prima di Amoris laetitia, continua a essere così in Amoris laetitia e naturalmente anche dopo Amoris laetitia. Il Papa non ha cambiato la dottrina della Chiesa. San Pio X ci dice però anche altro.
Rocco Bottiglione, L’osservatore romano, 20 luglio 2016.
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Il peccato mortale

La Comunione non è un premio per chi è particolarmente virtuoso (chi, in questo caso, potrebbe riceverla senza essere un fariseo?), ma è invece il pane del pellegrino che Dio ci porge in questo mondo, che ci porge dentro la nostra debolezza.
Per la persona che lavora la Comunione domenicale dovrebbe rappresentare la norma, mentre la Confessione, a seconda della disposizione, potrà essere sufficiente praticarla mensilmente o addirittura trimestralmente.
Affermare che non sarebbe possibile per il normale cristiano vivere senza cadere in peccato mortale così a lungo è un’asserzione che significa, a un tempo, avere una considerazione troppo bassa del normale cristiano e una considerazione falsamente elevata del peccato mortale.
Un cristiano che si sforza sinceramente di vivere come cristiano non vive in stato di peccato mortale, peccato questo che non accade incidentalmente e marginalmente: qualcosa che accade incidentalmente, proprio per questo non è peccato mortale.
Credo che, qui dovremmo veramente mostrare più coraggio e più fede.
Joseph Ratzinger, Avvenire 29 maggio 2016.
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Baci mortali

Il padre domenicano Royo Marín, morto nel 2005, nella sua opera “Teologia Morale per laici” a proposito dei baci appassionati scambiati da fidanzati che hanno già un impegno serio, scriveva:
a) Costituiscono peccato mortale quando con essi si vuole eccitare direttamente al piacere venereo, anche se si tratta di parenti e familiari (e a maggior ragione tra questi, per l’aspetto incestuoso degli atti).
b) Possono essere molto facilmente mortali i baci passionali tra fidanzati (anche se non si tenta il piacere disonesto), soprattutto se sono sulla bocca e si prolungano per qualche tempo, perché è quasi impossibile che non rappresentino un pericolo prossimo e movimenti carnali in sé o nell’altra persona. Nella migliore delle ipotesi costituiscono una grandissima mancanza di carità nei confronti della persona amata, per il grande pericolo di peccare a cui la si espone. È incredibile che queste cose vengano fatte in nome dell’amore (!). Questa passione cieca non lascia vedere che l’atto di passione sensuale, lungi dal costituire un atto di vero e autentico amore – che consiste nel voler fare il bene dell’essere amato -, costituisce in realtà un atto di enorme egoismo, visto che non esita a soddisfare la propria sensualità a costo di provocare un grande danno morale alla persona amata. Lo stesso vale per toccate, occhiate ecc. tra questo tipo di persone (n. 602.2º).
Per fortuna quarant’anni fa, quando mi sono sposato, valeva il principio che in camera da letto nessuno ci deve ficcare il naso. Cosa ne pensate?
Franco Rosada
Fonte: http://it.aleteia.org/2015/09/28/quali-sono-le-carezze-permesse-nel-fidanzamento/