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Non è qui!


Nel vangelo di Marco ciò che l’angelo dice alle donne è grandioso, ma a quanto riferisce Maddalena ai discepoli, l’unica cosa che comprendono è che Gesù non è lì, dove era certo dovesse essere. L’hanno portato via…
Assomiglia agli appuntamenti nella nostra vita, incroci della storia dove ti aspetti di trovare un punto fermo, una certezza: la fine di un periodo difficile, la fine della vita, la fine di un rapporto, cioè una cosa che non possiamo cambiare: siamo costretti ad arrenderci all’evidenza.
Proprio qui chiediamo aiuto, invochiamo a gran voce nel silenzio del cuore la Sua presenza: e Lui non è lì.
Come le donne attraversiamo le difficoltà, le malattie, le separazioni, i cambiamenti, e provate da tutto questo scorgono che l’unica loro certezza, che tutto è finito, è stata rotolata via…
La pesantezza del rivivere i vari passaggi faticosi ci assale, lasciandoci solo la paura… Come posso andare avanti? Iniziare tutto da capo? Chi ci libera da questo peso che ci schiaccia dentro e non lascia spazio alla speranza?
Il pensiero di quello che ci aspetta, ci schiaccia nel presente.
Ma Gesù ci precede, dove aveva detto. A casa nostra, in Galilea.
Ci precede nei luoghi della nostra vita di ogni giorno, rotolando via la pietra delle nostre paure, invitandoci a custodire la speranza che nasce dalla certezza della Pasqua, dalla certezza che lui è sempre con noi, con il dono del suo Spirito.
Lui cammina al nostro fianco, come nella sera di Pasqua verso Emmaus.
Buona Pasqua ad ognuno di noi. Il Risorto e il suo Spirito ci sono accanto sempre, qualunque cosa accada. Anche se noi lo rifiutiamo, lo dimentichiamo, non lo vogliamo. Può una mamma dimenticarsi di suo figlio? E se anche fosse possibile, Dio il Signore non se ne dimenticherà mai…
Renato e Antonella Durante

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Buona Pasqua!

Buona Pasqua.
Non sempre ci pensiamo ma la prima resurrezione avviene per degli amici speciali di Gesù, Lazzaro fratello di Marta e Maria a Betania. Ci ha colpito molto quest’episodio perché questo fatto è per la gloria di Dio, per farci capire chi sia Dio.
“Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.” È bellissima questa espressione perché ci ricorda la tenerezza e la forza dei legami di amicizia che spesso viviamo e sperimentiamo come duraturi e veri. Sorella Maria dell’eremo francescano di Campello la chiama “il sacramento dell’amicizia” perché questa esperienza umana è segnata profondamente dalla presenza e dall’incontro con Dio.
La causa di questo anticipo di resurrezione è la profonda amicizia che legava Gesù a questi, che non erano nemmeno tra gli apostoli. La sua commozione poi ci allarga il cuore.
Nella nostra esperienza quotidiana ci capita spesso di vedere che le situazioni di rinascita, di liberazione anche dal peccato, nascano dalle amicizie vere e sincere. Come a dire che il miracolo affonda le sue radici sì nella Grazia del Padre, ma passa necessariamente per le mani calde e il cuore ricco di un amico e di una amica. E di cosa un amico o un’amica possono essere ricchi se non del tempo che donano gratuitamente, del pensiero ricorrente capace di trasformarsi in preghiera, dell’ascolto che sembra sprecato in una situazione razionalmente senza soluzione, proprio come Marta ricorda a Gesù (è morto da tre giorni, già puzza).
L’olio e il vino del buon samaritano che alleviano le sofferenza di quell’uomo incappato nei briganti non sono altro che l’amicizia gratuita, perché rivolta a chi in quel momento non può ricambiare.
Allora quando tutto sembra finito e “scendiamo da Gerusalemme verso Gerico”, cioè svanisce l’effetto del successo e prende il sopravvento la paura e la delusione, ecco che un amico ci tende la mano, perchè si possa rinascere o ripartire. E già nella sera di Pasqua i due discepoli di Emmaus lo sperimentano.
Buona Pasqua di resurrezione, buona cura dell’amicizia, buon tempo perso per gli amici. Da lì si apre la strada per la vita piena.
Antonella, Renato con Anna, Giorgia, Giordano e Tobia.

Testimoni del fallimento

A volte ci si addormenta e ci si sveglia con lo stesso pensiero, parole che incontrano nei sogni vie abitate dallo Spirito.
Siamo ormai a Pasqua e nei nostri cuori la resurrezione occupa tutti gli spazi lasciati vuoti dalla corsa quotidiana: figli, lavoro, funzioni, parenti …
Immaginavamo come dovessero sentirsi gli amici più cari a Gesù in questi giorni: sono, per dirla con molta generosità, testimoni di un fallimento. Hanno lasciato tutto, hanno seguito il maestro, abbandonato le loro case e ora alcuni tentano di essergli vicino nell’impossibile: il fallimento.
Pietro ci tenta, gli altri nemmeno si fanno vedere. Tutto sembra giunto alla fine: parole, miracoli, sguardi, gesti si schiantano ai piedi del Golgota, di fronte ad una croce, segno di uno scandalo chiaro ormai a tutti. Chiuso per Fallimento, questo doveva essere il cartello nei luoghi che avevano visto l’ultima cena.
A volte il cartello lo troviamo anche fuori delle nostre case, sui muri scalcinati testimoni ignari magari di veri e propri drammi. Non c’è più niente da fare, da tentare; chi ne è protagonista, l’Amore quello che ci siamo giurati per sempre nel giorno delle nozze, sognato chissà quante volte da ogni uomo e donna, lascia spesso il campo a odi e rancori, se non a violenze.
Chiuso per fallimento.
Ogni volta che pensiamo ad amici e sappiamo dell’aridità che sta attraversando il loro amore, ci viene da pensare così.
Siamo testimoni di un fallimento.
Ma non potevano dire a Gesù, che se seguitava così, lo avrebbero eliminato; eppure i suoi amici non possono che essere lì, impotenti.
Perché la risurrezione non è nelle nostre forze, nel nostro amore, nel nostro perdono…
Solo passando dal fallimento, dalla morte, dalle bassezze che sono di ogni uomo, possiamo capire la forza della resurrezione e chiedere che il cartello, come la pietra del sepolcro, venga tolto. Solo Lui ne ha la forza.
L’alzarsi all’alba, nella mattina di ogni pasqua quotidiana, ci colga capaci di vedere i segni del risorto, come le donne quel mattino e come loro gridare con la nostra vita, che Lui non ci abbandona. Mai. Soprattutto nei nostri fallimenti.
Buona Pasqua di resurrezione,
Antonella, Renato, Anna, Giorgia, Giordano e Tobia.

Il segreto del perdono

Che la Chiesa abbia dedicato un periodo così lungo (40 giorni) per prepararsi alla Pasqua, evento centrale per la nostra vita, ci sorprende oggi: perché pensare alla penitenza, alla rinuncia, alle atmosfere cupe che ci rimandano in definitiva alla morte? Non ci basta già la vita che è così ricca di momenti bui? Perché complicarcela ancora?
Un giorno un prete nostro amico in confessionale mi mandò via senza penitenza, dicendomi che ci avrebbe pensato la vita a farmela fare. Aveva ragione perché la gioia e il segreto della felicità ci sono dati dal perdono incondizionato di Dio, non dalla nostra capacità di meritarcelo.
Riconoscere la grande forza e il grande bisogno di perdono nella nostra vita di coppie e di famiglie, questa è la Grazia. Il Perdono ha la forza di cambiare il mondo radicalmente a cominciare da casa nostra.
È altrettanto curioso che nel Vangelo questo perdono parta da chi sente di aver subito il torto, l’offesa: la sua forza è irresistibile, è quella dell’amore che nasce dalla Pasqua, punto che attira i nostri occhi e il nostro cuore.
Tanto è importante che la Chiesa continuamente ci invita a viverlo come dimensione feriale, quotidiana attraverso il sacramento che si rovescia sulla vita, come la tazza con il latte della colazione di mio figlio Tobia sulla tovaglia appena stesa. Buona Quaresima!
Renato Durante

Pregare a tavola

Perché i genitori non prendono l’abitudine di benedire la mensa di casa prima dei pasti e di guidare una breve preghiera di lode e di riconoscenza al Signore e a coloro che hanno preparato quanto consumeremo insieme?
Questa esperienza semplice, che può segnare in particolare la domenica, rinnovando in casa la gioia della cena del Signore celebrata nella parrocchia, è quanto di più bello ed efficace si possa fare per comunicare ai figli e a tutti i membri della propria famiglia, o agli ospiti presenti, la fede nella presenza del Signore che gode di starci vicino in questo momento di grande comunione familiare, secondo quanto ci ha detto: «Dove sono due o tre uniti nel mio nome io sono con loro» (Mt 18,20).
Cesare Nosiglia, dalla lettera pastorale “Ho ardentemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi”

Ripartire da Pasqua

Come i discepoli, davanti al sepolcro vuoto, capiscono che Gesù è risorto, così anche noi possiamo imparare a leggere la nostra storia personale, di coppia e di famiglia, a partire dalla nostra condizione attuale, seppur confusa e contraddittoria, e comprendere che proprio da lì si può ripartire per un nuovo inizio.
Le esperienze familiari sono tutte diverse tra loro, a volte cariche di grandi sofferenze legate a malattie, separazioni, disoccupazione, litigi con le famiglie di origine. E dalla sofferenza, come dalla crisi, se vissute con la consapevolezza che non ci si salva da soli, può nascere una forza nuova e si può risorgere insieme!
Ripartire da un disagio è un’esperienza che spesso abbiamo fatto anche noi: quando abbiamo trovato il “sepolcro vuoto” dell’incomprensione con i figli e ci siamo aiutati per ricucire i rapporti con loro rivedendo i nostri criteri educativi; o quando abbiamo trovato il “sepolcro vuoto” di scelte lavorative che ci portavano ad isolarci come coniugi e ci siamo venuti incontro modificando qualche abitudine e rispettando reciprocamente le situazione di vita dell’altro.
Il ritrovarci insieme, davanti a queste “pietre rotolate”, ha significato sempre per noi fare esperienza di “risurrezione”.
Antonella e Santo Grasso
Tratto da “Ascolto e annuncio”, n. 5,  supplemento a “Settimana” del 17/03/2013

Paqua come passaggio

“Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare.
Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio. Da non credente vedo le persone di fede così, non impiantate in un centro della loro certezza ma continuamente in movimento sulle piste.
Chi crede è in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere, scruta perciò ogni segno di presenza.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi. Perciò vedo chi crede come uno che sta sempre su un suo “pèsah”, passaggio. Mentre con generosità si attribuisce al non credente un suo cammino di ricerca, è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai, chi non s’azzarda nell’altrove assetato del credente.
Ogni volta che è Pasqua, urto contro la doppia notizia delle scritture sacre, l’uscita d’Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.
Sono due scatti verso l’ignoto.
Il primo è un tuffo nel deserto per agguantare un’altra terra e una nuova libertà.
Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa, verso la più integrale resurrezione.
Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto, unico azzardo sicuro perché affidato alla perfetta fede di giungere.
Inciampo e resto fermo, il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me, che pure in vita sua ha salito e sale cime celebri e immense. Restano inaccessibili le alture della fede.
Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli corrieri a ogni costo, atleti della parola pace”.
Erri De Luca