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La festa del papà


Coccolami ancora per un po’, tienimi accanto, non dirmi di no.

Con le tue braccia fammi volare, attento alla barba, mi fa grattare.
Se sul tappeto mi tieni incollato mentre giochiamo al pugilato, “aiuto” grido alla mamma per finta, poi tu ti giri e ti do una spinta.
Tienimi forte sul tuo cuore papà, almeno adesso che la mia età consente ad entrambi in casa e in terrazzo di farci le coccole senza imbarazzo.
Tra qualche anno, la legge dei duri ci troverà più grandi e maturi, a fare finta che gli uomini veri son tutti d’un pezzo e molto seri.
Stasera quel tempo è ancora lontano, tu coccola e gioca con me sul divano.
Alberto Pellai
La foto è tratta da: casatufilla.wordpress.com

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La festa del papà

Il mio, di papà, se n’è andato 13 anni fa, il 13.3 del 2003. Quanti 3!
L’ultimo sguardo ce lo siamo scambiati mentre io ero seduto in un corridoio dell’ospedale, in quel mentre si è aperta una porta di una saletta medica, è uscito un infermiere indaffarato dimenticandosi di chiudere. Papà sarà stato a 9-10 metri, si era messo seduto sul lettino perché respirava male, aveva indosso uno di quei grembiuli bianchi allacciati dietro con due fiocchi che ti lasciano le gambe scoperte. Si è girato verso lo squarcio della porta e i suoi occhi mi hanno detto che non poteva sorridermi come faceva di solito quando mi vedeva perché doveva cercare di respirare, gli occhi hanno aggiunto che aveva bisogno di aiuto, la serietà del suo viso mi diceva quanto si imbarazzava a mostrarmi, forse per l’ultima volta, la sua fragilità…
Giacomo Poretti, Avvenire, 18 marzo 2017
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Le memorie di papa Benedetto

Benedetto XVI Ultime conversazioni

Benedetto XVI
Ultime conversazioni

Serviva un libro, pubblicato alla soglia dei 90 anni, per conoscere il vero volto di Joseph Ratzinger, colui che per otto anni ha regnato sul trono di Pietro col nome di Benedetto XVI e che oggi vive “nascosto al mondo” in un monastero dei Giardini vaticani con l’appellativo di Papa emerito.
Un Pontefice incompreso, indubbiamente, forse anche a causa di quella riservatezza scambiata per austerità, del quale permane tuttavia l’ampiezza e profondità di pensiero, anche se troppe volte anch’esse sminuite da superficiali letture giornalistiche (vedi il caso Ratisbona). Sono pochi quelli che conoscono i veri tratti caratteristici di questo Papa, come la sottile ironia o la sagace schiettezza.
Aspetti che emergono chiaramente nel libro Ultime conversazioni che verrà pubblicato domani in tutto il mondo (in Italia per Garzanti), di cui ilCorriere della Sera e L’Osservatore Romano anticipano oggi ampi stralci. Il volume, scritto con l’amico giornalista tedesco Peter Seewald, è già stato ribattezzato il “testamento spirituale” di Papa Benedetto.
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Mamma e papà

Dio non poteva essere dappertutto, dice un proverbio ebraico, così ha creato le mamme. Ma, per farsi capire ovunque, le ha chiamate tutte con lo stesso nome. Ma-ma. Due sillabe che risuonano identiche in tutte le lingue. Più o meno come quelle di papà. Che, pur se in seconda battuta, ne condivide la diffusione universale.
Fatto sta che il nome della madre e quello del padre sono uguali dappertutto. Basta un rapido confronto fra le diverse lingue, per accorgersi che i termini per dire mamma e papà sono sostanzialmente identici sopra e sotto l’equatore.
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I figli come ostaggio

Figli, obbedite ai genitori, ciò piace a Dio. E voi genitori, non esasperate i figli, chiedendogli cose che non possono fare. E questo bisogna fare perché i figli crescano nella responsabilità di sé e degli altri.
Sembrerebbe una constatazione ovvia, eppure anche ai nostri tempi non mancano le difficoltà. E’ difficile educare per i genitori che vedono i figli solo la sera, quando ritornano a casa stanchi dal lavoro. Quelli che hanno la fortuna di avere lavoro! E’ ancora più difficile per i genitori separati, che sono appesantiti da questa loro condizione:  poverini, hanno avuto difficoltà, si sono separati e tante volte il figlio è preso come ostaggio e il papà gli parla male della mamma e la mamma gli parla male del papà, e si fa tanto male. Ma io dico ai genitori separati: mai, mai, mai prendere il figlio come ostaggio! Vi siete separati per tante difficoltà e motivi, la vita vi ha dato questa prova, ma i figli non siano quelli che portano il peso di questa separazione, non siano usati come ostaggi contro l’altro coniuge, crescano sentendo che la mamma parla bene del papà, benché non siano insieme, e che il papà parla bene della mamma. Per i genitori separati questo è molto importante e molto difficile, ma possono farlo.
Papa Francesco, 20 maggio 2015, per leggere tutto l’intervento clicca qui!

10 consigli per i papà

Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull’amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori “per dovere”. E l’educazione è sempre un “gioco di squadra”. Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un’intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in “cambio”, il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po’ di spazio per sé.
Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa “voi siete il primo interesse della mia vita”. Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l’assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l’aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E’ anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.
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La messa in italiano

“Si inaugura, oggi, la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo. È un grande avvenimento, che si dovrà ricordare come principio di rigogliosa vita spirituale, come un impegno nuovo nel corrispondere al grande dialogo tra Dio e l’uomo”. Era il 7 marzo 1965 e il beato Paolo VI nella parrocchia di Ognissanti sull’Appia Nuova a Roma celebrava la prima Messa in lingua italiana.
In quella importante occasione il Papa pronunciava due parole fondamentali: “ordinario” e “straordinario” riferendole alla liturgia che si celebrava per la prima volta. “Consueto e ordinario” era il divino Sacrificio che si stava celebrando, quello che da sempre la Chiesa offre per mandato di Cristo Signore. Non era mutata la fede in ciò che si stava compiendo sull’altare: la Santa Messa era sempre la stessa. Consueto e ordinario, seppure sempre grande e unico!
E quel giorno, c’era qualcosa che faceva giustamente pensare alla novità. Così il Papa continuava: “Straordinaria è l’odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa […]. Norma fondamentale è, d’ora in avanti, quella di pregare comprendendo le singole frasi e parole, di completarle con i nostri sentimenti personali, e di uniformare questi all’anima della comunità, che fa coro con noi”.
Marco Doldi, SIR 2 marzo 2015
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