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Padre nostro


Il Padre nostro ha il volto di mia nonna. Dev’essere stato in cucina, oppure mentre sciacquava i panni nelle acque del torrente Astico. Terza ipotesi: seduti, entrambi, sui banchi della nostra chiesa di Calvene, sotto il Crocifisso, appena usciti dall’asilo.
All’anagrafe avevo quattro anni, o giù di lì: mi insegnò a mettere in fila indiana quelle sette frasi che, tempo al tempo, sarebbero diventate sintesi di tutto quello che avrei potuto osare chiedere a Dio. Dopo il Pater, nessun’altra orazione è più sorta su labbra d’uomo che non fosse già contenuta in questa: la più fanciulla, quella primordiale, preghiera casa e chiesa. Il Padre, poi anche la Madre: l’Ave Maria.
A casa non ci furono mai conflitti di interesse: prima Lui o prima la Madre, era chiaro che Dio aveva un diritto di prelazione nell’anima. Fu la nonna a decidere, a nome di noi bambini, le giuste posizioni: prima Dio, poi Maria. A Dio, attraverso Maria: che lei ci portava a pregare sul Monte Berico, la cima mariana di chi nasce nel vicentino. Ora pro nobis, Santa Dei genitrix.
Marco Pozza, Avvenire, 19 aprile 2018
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Questo sarà anche il tema del numero di giugno 2019 della rivista Gruppi Famiglia.

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Perdonare

A volte abbiamo in mente l’immagine di un Dio il cui perdono sarebbe condizionato dai perdoni umani: Dio mi perdonerebbe solo a condizione che io abbia perdonato agli altri.
I suoi sostenitori credono di poterlo giustificare appellandosi alle parole del Padre Nostro: ‘rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori’.
Una certa tradizione cristiana ha perduto il messaggio originale del Vangelo: dal concetto del perdono gratuito di Dio si è a poco a poco scivolati verso quello di un perdono-ricompensa dei propri perdoni.
In questo modo, il perdono avrebbe la forma di un sottile mercanteggiamento tra Dio e gli uomini.
L’idea di un Dio che non dà niente per niente si combina male con la sua misericordia infinita.
Per uscire da questa strada senza uscita va tenuto ben presente che Dio mantiene in ogni momento l’iniziativa del perdono, così come è l’unico a poter prendere l’iniziativa dell’amore.
Poi va ricordato che il perdono e prima di tutto il frutto di una conversione del cuore, che può essere spontanea e immediata in certi casi, ma normalmente nasce, matura e si evolve durante un periodo di tempo più o meno lungo.
Per capire bene chi è il vero Dio del Perdono, si guardi a come Gesù si è comportato con i ‘peccatori’.
Egli non ostenta nei loro confronti un atteggiamento altero, moralistico o sprezzante, ma si fa semplice, umile e comprensivo.
Prende l’iniziativa di andare a trovare le persone che sono prigioniere delle proprie colpe.
Poi le valorizza mettendosi in condizione di poter ricevere qualcosa da loro, come per la samaritana, Zaccheo, Maria Maddalena.
Jean Monbourquette, L’arte di perdonare, Edizioni Paoline, Milano 2015.
(Un’anticipazione del numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia)

Quanto valgono due passeri?

Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri! (Mt 10,31)
Nemmeno un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.
Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere venduti a poco più di un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo. Ma allora, è Dio che fa cadere a terra? È Dio che infrange le ali dei corti voli che sono le nostre vite, che invia la morte ed essa viene? No. Abbiamo interpretato questo passo sull’eco di certi proverbi popolari come: non si muove foglia che Dio non voglia.
Ma il Vangelo non dice questo, assicura invece che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, che nessuno cadrà fuori dalle mani di Dio, lontano dalla sua presenza. Dio sarà lì.
Nulla accade senza il Padre, è la traduzione letterale, e non di certo senza che Dio lo voglia. Infatti molte cose, troppe accadono nel mondo contro il volere di Dio. Ogni odio, ogni guerra, ogni violenza accade contro la volontà del Padre, e tuttavia nulla avviene senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno muore senza che Lui non ne patisca l’agonia, nessuno è rifiutato senza che non lo sia anche lui (Matteo 25), nessuno è crocifisso senza che Cristo non sia ancora crocifisso.
Ermes Ronchi

Pregare in famiglia

Vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma, si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a Dio (Lc 18,9-14).
Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bontà, che venga a noi. Ma, in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera è sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano!
E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono.
E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile.
E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza!
E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.
Papa Franceso, omelia per la Giornata della famiglia