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Guerra e famiglia

«Sembra che lo spirito della guerra si sia impadronito di noi – ha detto oggi papa Francesco – Si fanno atti per commemorare il centenario di quella Grande Guerra, tanti milioni di morti… E tutti scandalizzati! Ma oggi è lo stesso! Invece di una grande guerra, piccole guerre dappertutto, popoli divisi… E per conservare il proprio interesse si ammazzano, si uccidono fra di loro».
«Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?», ha ribadito il Papa. «Le guerre, l’odio, l’inimicizia non si comprano al mercato: sono qui, nel cuore».
Francesco ha poi avvertito che «questo spirito di guerra, che ci allontana da Dio, non è soltanto lontano da noi» è «anche a casa nostra»: «Quante famiglie distrutte perché il papà, la mamma non sono capaci di trovare la strada della pace e preferiscono la guerra, fare causa… La guerra distrugge!».
Domenico Agasso jr, La Stampa 25 febbraio 2014

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Lotta, croce e preghiera

Non c’è solo musica in piazza Maidan a Kiev, in Ucraina. Ci sono anche la croce e la preghiera. In pochi forse lo hanno notato. C’è una tenda adibita a cappella ecumenica dove ininterrottamente si prega per la pace e la giustizia in Ucraina. Dal giorno in cui sono iniziate le manifestazioni, le chiese greco-cattoliche sono rimaste aperte 24 ore su 24 per accogliere i manifestanti, offrire un rifugio e pasti caldi. Schierati in prima fila con la sola arma dell’amore al fratello e al Paese ci sono sacerdoti di varie confessioni cristiane che nonostante le minacce, hanno deciso di non abbandonare il loro Paese a un destino di violenza e sopraffazione. “Siamo, siamo stati e saremo sempre con il nostro popolo”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk al presidente Yanukovych. C’è una storia dell’umanità che percorre rivoli nascosti e sconosciuti. E il fiume dell’umanità scorre anche con la croce e la preghiera. Forse fanno meno rumore di un lancio di mortaio. Emergono sicuramente con difficoltà sulle cronache internazionali. Ma sono il segno indicativo di un popolo, di un agire silenzioso e presente, di un modo pacifico e misterioso di scrivere pagine di una storia nuova.
Agenzia SIR, 4 febbraio 2014
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Gesù e il nostro peccato

Gesù, nelle parole di Giovanni Battista, è debole come un agnello. Ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti. “Ma, Padre, Lei non sa la mia vita: io ne ho uno che…, non posso portarlo nemmeno con un camion…”. Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza, ne troviamo alcuni che sono grossi! Ma Lui li porta. Lui è venuto per questo: per perdonare, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore.
Forse ognuno di noi ha un tormento nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa… Lui è venuto a togliere tutto questo, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto. “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato”: toglie il peccato con la radice e tutto! Questa è la salvezza di Gesù, con il suo amore e con la sua mitezza. E sentendo ciò che dice Giovanni Battista, il quale dà testimonianza di Gesù come Salvatore, dobbiamo crescere nella fiducia in Gesù.
Papa Francesco
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Filastrocca di Natale

È Natale e pur sapendo che non sono più un bambino
Io mi fermo qui a pensare a quand’ero piccolino.
C’era il senso dell’attesa e la voglia di far festa
Poi la lettera a Gesù con la solita richiesta:
un parcheggio in miniatura, qualche libro ed un trenino.
Era bello il venticinque nel silenzio scender giù
e scartare i miei regali fino a non poterne più
Questo tempo ora è un ricordo, foto nella mia memoria
Il Natale per me adesso è davvero un’altra storia:
pranzo coi miei genitori diventati curvi e anziani
del futuro son la foto i miei bimbi accanto a loro
e commuove il loro canto quando intonano un bel coro.
In mia mamma e in mio papà c’è la storia da cui vengo
nei miei quattro figli c’è il futuro a cui appartengo
e mi vedo qui sospeso tra il mio ieri e il mio domani
la mia storia è tutta dentro ai loro volti, corpi e mani
Buon Natale a tutti quanti, vorrei darvi il tempo in dono
Lo possiate voi riempire con la forza del perdono.
Chi si trova a voi vicino, intrappolato nella rabbia
Possa aprire oggi il suo cuore ed uscire dalla gabbia.
Che rinchiude molte vite e le ripiega nel rancore
con litigi per sciocchezze che distruggono l’amore.
Siamo solo di passaggio, non abbiamo un tempo eterno
illuminiamo coi colori della pace questo inverno.
Alberto Pellai

Un’esperienza di digiuno

Ieri sera sono riuscito a trovare tutte le scuse per non assistere, anche se solo via video, alla veglia per la pace di piazza San Pietro.
Prima ho seguito la consegna dei “leoni ” a Venezia, poi la cerimonia del premio Campiello e alla fine mi sono arreso e mi sono sintonizzato su TV2000.
Ho seguito la trasmissione per oltre un’ora: com’è difficile fare “silenzio”, eppure è la sola via per pregare…
Mi ha colpito il ritornello che seguiva le invocazioni: “Kyrie Eleison, Signore pietà”. Questo mi ha fatto venire in mente una frase del Vangelo: “E tutte le folle accorse insieme per quello spettacolo [la crocifissione], avendo osservato l’accaduto, se ne ritornavano percuotendosi il petto” (Lc 23,48).
Questa è stata la mia esperienza. E la vostra? La volete condividere?
Franco Rosada

 

 

Un giorno di digiuno

Nell’Angelus domenicale Papa Francesco ha lanciato un appello universale per la pace e contro ogni iniziativa militare, perché la «guerra chiama guerra» e la «violenza chiama violenza».
Con fermezza – ha sottolineato il Pontefice – condanno l’uso delle armi chimiche. C’è un giudizio di Dio e della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire. Esorto la comunità internazionale a iniziative basate sul dialogo e sul negoziato. Non sia risparmiato alcuno sforzo per portare assistenza a chi è colpito da questo conflitto».
«Il mio cuore – ha proseguito Francesco – è profondamente ferito da quello che sta accadendo in particolare in Siria e angosciato da quello che si prospetta. Questo è un appello che nasce dall’intimo di me stesso. Quanta sofferenza e devastazione porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese, specialmente tra la popolazione civile e inerme. Pensiamo quanti bambini non potranno vedere la luce».
Per questo, ha concluso Francesco «ho deciso di indire per tutta la Chiesa il 7 settembre una giornata di digiuno per la pace in Siria e nel mondo. Dalle 19 alle 24 ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare questo dono di Dio. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace. Chiedo a tutte le comunità di organizzare qualche atto liturgico secondo questa intenzione. Vi aspetto. Vi aspetto il prossimo sabato alle 19».
Corsera, 1° settembre 2013