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Grazie, nonni!


Il 2 ottobre è la festa dei nonni: Auguri!
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I dati Istat 2013-2014 sulla condizione di vita dei pensionati in Italia confermano uno dei paradossi più drammatici del sistema Italia: secondo tali dati, infatti, la presenza di almeno un pensionato in famiglia riduce grandemente il rischio di povertà.
In pratica, pensioni nel complesso povere, ma almeno sicure, e che danno sicurezza economica alla famiglia, molto più di quanto non faccia il reddito da lavoro o le politiche familiari. Infatti, secondo l’Istat il rischio povertà tra i nuclei con pensionati è stato stimato al 16,2%, mentre per le altre famiglie senza pensionati il tale percentuale sale al 22,3%.
Anche all’interno dei nuclei familiari più vulnerabili, come quelli di genitori soli con figli, la presenza di un pensionato praticamente dimezza il rischio di povertà: un nucleo di genitore solo senza pensionati nel 35,3% è a rischio povertà (uno su tre), mentre se c’è un pensionato (o il genitore, o un altro membro), questa percentuale scende al 17,2% (uno su sei).
Davvero una triste riprova di quanto siano carenti le politiche dirette di sostegno alla famiglia e alla genitorialità nel nostro Paese, e la conferma di quanto si debba essere grati ai nonni.
Fonte: http://www.stpauls.it/newsletter/cisf/2016/gennaio/01/newscisf1_allegato2.pdf

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Nonni e nipoti

Dall’omelia di Papa Francesco nella concelebrazione eucaristica con i cardinali presenti in Roma, in occasione del XXV di ordinazione episcopale del Santo Padre (martedì 27 giugno 2017):
Qualcuno che non ci vuole bene dice di noi che siamo la gerontocrazia della Chiesa. E’ una beffa. Non capisce quello che dice. Noi non siamo geronti: siamo dei nonni, siamo dei nonni. E se non sentiamo questo, dobbiamo chiedere la grazia di sentirlo. Dei nonni ai quali i nostri nipotini guardano. Dei nonni che devono dare loro un senso della vita con la nostra esperienza. Nonni non chiusi nella malinconia della nostra storia, ma aperti per dare questo. E per noi, questo “alzati, guarda, spera”, si chiama “sognare”.
Noi siamo dei nonni chiamati a sognare e dare il nostro sogno alla gioventù di oggi: ne ha bisogno. Perché loro prenderanno dai nostri sogni la forza per profetizzare e portare avanti il loro compito.
Mi viene alla mente quel passo del Vangelo di Luca (2,21-38), Simeone e Anna: due nonni, ma quanta capacità di sognare avevano, questi due! E tutto questo sogno lo hanno detto, a San Giuseppe, alla Madonna, alla gente… E Anna andava chiacchierando qua e là e diceva: “E’ lui! E’ lui!”, e diceva il sogno della sua vita.
E questo è ciò che oggi il Signore chiede a noi: di essere nonni. Di avere la vitalità di dare ai giovani, perché i giovani lo aspettano da noi; di non chiuderci, di dare il nostro meglio: loro aspettano dalla nostra esperienza, dai nostri sogni positivi per portare avanti la profezia e il lavoro. Chiedo al Signore per tutti noi che ci dia questa grazia…

Il secolo dei nonni

Quello in cui viviamo è il secolo dei nonni, associato invece al novecento che ha visto lo sviluppo, se non addirittura la nascita, della cultura dell’infanzia. Anche se i dati a disposizione non sono univoci, per i diversi metodi e procedure di raccolta e analisi impiegati, si può calcolare, con una certa attendibilità, che la qualifica di nonno possa oggi essere attribuita a circa dodici milioni di italiani di cui ben l’ottanta per cento si occupa abitualmente di sette milioni di bambini, con un risparmio, si calcola, per le famiglie, di ventiquattro miliardi di euro l’anno. Il parametro dell’ “occuparsi abitualmente” non si riferisce solo a nonni che esercitano a tempo pieno questo compito, ma anche a chi è a “part time”, con un impegno certo intenso e quasi quotidiano che permette, però, comunque, di mantenere un significativo spazio per altre attività e interessi personali. Ma l’importanza dei nonni oggi non è solo a livello quantitativo. I nonni dell’ottanta per cento (quasi dieci milioni), rispondono ad almeno tre funzioni, oggi particolarmente importanti. La prima è quella di aiuto nell’accudimento, in un contesto in cui i genitori lavorano di più e in situazioni più disagiate e, a volte, anche di sostegno economico. La seconda è quella di far vivere una affettività e relazionalità diversa e integrativa da quella dei genitori, ma anche esercitare un ruolo educativo nelle aree della conoscenza, della moralità e dei valori. La terza è quella di rappresentare la “radice” e la “memoria” della storia famigliare, della propria e precedente loro generazione.
Gruppo Abele, progetto genitori&figli

Narrare la fede

Il nucleo della nostra fede è narrativo. Gli ebrei raccontano: ‘Eravamo schiavi e Dio ci ha liberati…’. Per noi cristiani ‘il Signore Gesù alla vigilia della sua morte prese il pane…’, oppure: ‘Il Signore Gesù ci ha liberati dalla morte…’. Storie del passato, ma strettamente legate alla vita di oggi. Tocca a noi continuare a renderle vive. Il Salmo 78 ci invita: ‘Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli…’. E i bambini sono affascinati dal passato, soprattutto se è possibile riviverlo per il presente.
Io sono un prete, non ho figli, ma ho 18 nipoti e seguo tante famiglie. La mia esperienza mi dice che bisogna sfruttare il sacro momento in cui il bambino si corica, non ha più la tv e i videogiochi. C’è il libricino illustrato e la voce della mamma, del papà, dei nonni. Perché in quel momento non raccontare storie bibliche? Ce n’è una per ogni situazione. Ma si può raccontare anche in vacanza, durante una gita, camminando insieme.
Jean Pierre Sonnet
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Genitore 1 e 2

Oggi, in un Paese vicino al nostro, giusto per svecchiare la lingua e i concetti, il papà e la mamma si è deciso di rinominarli «genitore 1» e «genitore 2». Resta da definire se il maschio indosserà la maglietta numero 1, o se invece verrà attribuita alla femmina; ancora più complessa è la vicenda di quando i genitori saranno entrambi maschi o entrambi femmine: forse si deciderà ai rigori o, più democraticamente, 6 mesi a testa, come per la presidenza Ue.
Abolite, perché sorpassate, la festa della mamma e del papàal loro posto verranno istituite la «festa del genitore 1», che verrà celebrata il 2 novembre al posto dei morti che fa un po’ tristezza, e la «festa del genitore 2» il 25 aprile, al posto dell’inutile «festa della liberazione». I primi anni potrà capitare che i bambini sbaglieranno e regaleranno una cravatta al genitore femmina e un paio di orecchini al genitore maschio, ma dopo qualche decennio di assestamento i bambini, per non sbagliare, regaleranno in entrambe le occasioni una trousse di trucchi.
E i nonni, se non verranno aboliti, come li chiameremo? «Colei che vizia 1» e «Colui che porta sempre i regali 2»? Io, che non ho studiato le lingue, continuerò a parlare la lingua delle caverne e a onorare gli unici mamma e papà che conosco.
Giacomo Poretti, tratto dalla rivista Popoli, gennaio 2014

Nonni e nipoti

I nonni, a differenza delle nonne, generalmente scoprono di essere capaci di una semplicità e di un affetto impensati per loro stessi; offrono ai nipoti appoggio, forza e vera sicurezza.
Essi però hanno spesso il bisogno di presentarsi nei confronti dei nipoti avendo un ruolo preciso e riconosciuto (anche abilità manuali, cose da fare, oppure conoscenze tecniche o scientifiche).
Un impegno sociale e un volontariato che dia loro anche un’immagine sociale fa migliore la loro presenza con i nipoti.
È mia convinzione che tutti, nonni e nonne, non debbano, come regola, essere impegnati soltanto nel compito di nonni; un impegno di volontariato nell’ambito religioso o sociale è apertura al mondo e fonte di equilibrio anche per loro e li fa nonni “migliori”.
Giuseppe Anfossi, tratto da: Settimna, n. 40 2013

Pregare in famiglia

Vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma, si fa come il pubblicano, è chiaro: umilmente, davanti a Dio (Lc 18,9-14).
Ognuno con umiltà si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bontà, che venga a noi. Ma, in famiglia, come si fa? Perché sembra che la preghiera è sia una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia … Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano!
E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono.
E ci vuole semplicità: per pregare in famiglia, ci vuole semplicità! Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria: è facile.
E pregare insieme il Rosario, in famiglia, è molto bello, dà tanta forza!
E anche pregare l’uno per l’altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni … Pregare l’uno per l’altro. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.
Papa Franceso, omelia per la Giornata della famiglia