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Festa della trasfigurazione

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte…
Che cosa è probabilmente successo? Che Gesù si è preso una giornata di ritiro con i suoi amici più cari, se ne è andato sul monte e si è messo a leggere la Bibbia, cioè Mosé ed Elia. Gesù legge la Bibbia – questo significa parlare con Mosé ed Elia- , ed in questa riflessione sulla Scrittura Gesù prende coscienza piena di essere il Messia e, per intervento divino, questa consapevolezza viene capita anche dai tre ai discepoli che sono con lui.
Non vogliamo negare a Dio la possibilità di trasfigurarsi, di diventare bianco splendente con tutti i raggi intorno, ma è molto più vicino a noi pensare che quando riusciamo a trovare mezza giornata per ritirarci su un monte per leggere la Scrittura, in quei momenti Dio parla a noi e ci trasfigura, si rivela a noi, ci dice che siamo suoi figli, ci fa capire la nostra missione, ci dà coraggio per portare avanti la nostra vita.
Carlo Miglietta
P.S. La parola greca per trasfigurazione è metamorfosi (NdR)

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Lo Spirito Santo

Afferma padre Raniero Cantalamessa: “Quando la preghiera diventa fatica e lotta si scopre tutta l’importanza dello Spirito Santo per la nostra vita di preghiera. Lo Spirito diviene, allora, la forza della nostra preghiera ‘debole’, la luce della nostra preghiera spenta; in una parola, l’anima della nostra preghiera”. “Davvero – aggiunge a proposito dello Spirito – egli ‘irriga ciò che è arido’, come diciamo nella sequenza in suo onore”.
Egli afferma che “non basta perciò ricordare ogni tanto che c’è anche lo Spirito Santo; bisogna riconoscergli il ruolo di anello essenziale, sia nel cammino di uscita delle creature da Dio che in quello di ritorno delle creature a Dio”. Perché “il fossato esistente tra noi e il Gesù della storia è colmato dallo Spirito Santo. Senza di lui, tutto nella liturgia è soltanto memoria; con lui, tutto è anche presenza”.
Il frate poi ricorda che “una componente essenziale della preghiera liturgica è l’intercessione”.
La preghiera d’intercessione è “così accetta a Dio, perché è la più libera da egoismo, riflette più da vicino la gratuità divina e si accorda con la volontà di Dio, la quale vuole ‘che tutti gli uomini siano salvi’”. Laddove manca questo tipo di preghiera, il Signore “se ne lamenta”.
Di qui l’appello che il predicatore “osa dire” ai pastori e alle guide spirituali: “Quando, nella preghiera, sentite che Dio è adirato con il popolo che a voi affidato, non schieratevi subito con Dio, ma con il popolo! Così fece Mosè, fino a protestare di voler essere radiato lui stesso, con loro, dal libro della vita, e la Bibbia fa capire che questo era proprio ciò che Dio desiderava, perché egli ‘abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo’ ”.
Zenit, 19 febbraio 2016
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