Archivi tag: morale

Progresso, sviluppo, innovazione


Da alcuni decenni a questa parte il desiderio di cambiamento si è cristallizzato nell’idea di crescita economica o di sviluppo tecnologico; due prospettive che non hanno alcuna parentela con l’ideale morale e politico che ha fondato il desiderio di emancipazione dell’umanità in età moderna.
Lo sviluppo fa riferimento a un incremento di carattere soprattutto economico e quantitativo, mentre l’innovazione riguarda in particolare i mutamenti tecnologici che caratterizzano le nostre società contemporanee.
In entrambi i casi, però, stiamo parlando di cambiamenti che non parlano della dimensione civile e politica della nostra esistenza, che è invece la caratteristica del progresso.
Di un’innovazione tecnologica è infatti impossibile dire se essa sarà al servizio di un miglioramento della condizione umana o se sarà utilizzata per un più intensivo sfruttamento della natura e dell’individuo. E mirare allo sviluppo del PIL non ci garantisce che quello stesso sviluppo sia equamente ripartito tra tutti i cittadini.
Per i filosofi dell’età moderna, invece, era impossibile pensare a un progresso scientifico e tecnologico senza un progresso morale e politico, e viceversa. Per i sostenitori del progresso la libertà di conoscenza faceva tutt’uno con la libertà politica: l’emancipazione dell’uomo riguardava sia la liberazione dai bisogni materiali (fame, malattie ecc.) sia l’affrancamento dai poteri autoritari, sia la costruzione di una società del benessere sia la realizzazione dei diritti politici e sociali.
Carlo Altini, Le maschere del progresso, Marietti 1820, Bologna 2018

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Amore: una parola sfigurata


La parola «amore» (o il verbo «amare») compaiono sempre più spesso nella cronaca.
«L’ho fatto per amore», dicono gli assassini di mogli, compagne, fidanzate. «Io la amo», dicono gli stalker. «Ho sottratto mio figlio a suo padre (o a sua madre) perché lo amo», dice il genitore che ha rapito il figlio portandolo all’estero. «Non faccio incontrare mio figlio con suo padre (o con sua madre) perché lo amo e, se lo incontra, sta male», spiega il genitore che non rispetta l’affido condiviso.
«Ho donato il mio utero per amore», dicono le donne che partoriscono il figlio biologico della sorella o della figlia o della amica. «È un gesto d’amore», dicono le donne che hanno affittato con regolare contratto il loro utero per partorire un figlio consegnato a sconosciuti, che hanno pagato loro tutte le spese e forse di più.
«L’ho fatto nascere per amore dell’altro mio figlio malato», dicono i genitori che concepiscono un secondo figlio, per poter disporre del suo patrimonio genetico.
La parola «amore» sta diventando un contenitore vuoto che ciascuno è autorizzato a riempire come gli fa più comodo, il suo significato è diventato opaco.
Il suo spettro di contenuto si è allargato in tutte le direzioni.
La parola «amore» è sempre meno una parola.
Sta diventando, io credo, uno strumento.
Lo strumento principale per garantirsi una giustificazione morale, capace di garantire la liceità di ogni comportamento.
Serve per controllare e per agire senza controlli. Impunemente.
Perché accettiamo che la parola, e dunque il concetto di «amore», vengano sottoposti a un simile abuso?
Penso, magari sbaglio, che la ragione abbia a che fare con la necessità umana di disporre di un apparato di riferimento morale. La cultura contemporanea, si dedica raramente a elaborare teorie morali, ma crea continuamente nuovi comportamenti. Agisce prima di teorizzare.
E l’evoluzione del progresso scientifico sta avendo una accelerazione imprevista e travolgente.
A posteriori, la parola «amore» diventa, nella società in cui ci troviamo a vivere, un passepartout suscettibile di essere applicato a qualunque comportamento. Poiché è in assoluto la più potente delle parole di cui disponiamo, la parola fondante della civiltà e delle religioni, ci ammutolisce. E ci toglie la capacità di distinguere. Nel preciso momento in cui la parola «amore» viene associata a un qualunque comportamento, noi accettiamo che venga azzerato il nostro giudizio.
Nessuna replica è possibile. Perché la parola «amore» è diventata l’epitome della Morale. È, lei stessa, «la Morale».
A me sembra che invece la parola «amore» sia diventata un bene di consumo. E un’arma. Per manipolarci.
Antonella Boralevi, La Stampa, 19 ottobre 2018
Per conoscere l’autrice: https://www.antonellaboralevi.it/

Bambini low cost

È curioso come il prezzo delle creature viventi possa diventare così basso, e trattabile, proprio quando è altissimo il pericolo di sconvolgimenti irreparabili dello stato sociale e morale di un popolo.
Proprio le creature viventi, e tutto ciò che le garantisce in vita, mi sembra non abbiano più un valore percepito…
C’è qualcosa del concetto di utero in affitto che mi spaventa. E non ha nulla a che fare con l’omosessualità oppure l’eterosessualità; mi spaventa la logica del «lo facciamo perché è possibile»: un po’ com’è diventato facile attaccare tutto alla bolletta della luce.
Così, mi perdo in questi nuovi moti di provare dolore e manifestare gioia, spaventato dalla facilità con cui li modifichiamo.
Terrorizzato dal contesto di assoluta disinformazione da cui sentiamo provenire quelle parole. Incredulo e confuso: nessuno vorrà spiegare perché stiamo vivendo nel mondo del precotto low cost delle idee, dei riferimenti morali e della gioia.
Beppe Grillo, Corsera 1° marzo 2016
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Insegnanti e studenti

Un libro li definisce «sdraiati». I ragazzi di oggi. Una generazione che non sa tenere la schiena dritta, ma spalma sulla vita la propria spina dorsale liquida.
Gli sdraiati invece li vedo tendersi quando offri loro qualcosa di cui non possono fare a meno e che abbiamo sostituito con surrogati tecnologici, assenza di «no» e limiti, ma soprattutto di mete non autoreferenziali e narcisistiche.
Raddrizzano la schiena quando al moralismo sostituisci la morale: facendo loro toccare cosa è bene e cosa è male, non a parole; quando alla nostalgia del tempo andato sostituisci la nostalgia del futuro, sudando lo stesso loro sudore, non metaforico; quando al paternalismo sostituisci la paternità, difendendoli dalle paure ma sfidando le loro risorse migliori, dedicando loro tempo al di fuori di quello stabilito.
La spina dorsale cresce dritta a chi è teso verso la luce, come quelle piante a cui mia nonna metteva accanto un bastone fissato con uno spago…
Alessandro D’Avenia, La Stampa 6 dicembre 2013
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Papà, sei il mio eroe!

Per quanto scomodo possa essere per te padre pensare alla vita sessuale di tua figlia (e parlarne), lo devi comunque fare. Ha bisogno di conoscere il codice morale che tu hai per lei.
Molti genitori non ne parlano con le figlie perché si sentono in colpa. Spesso sento ripetere: “Come faccio a dire a mia figlia di non fare sesso durante gli anni del liceo, quando io invece ero sessualmente attivo alla sua età?”.
Ascolta: qualsiasi cosa tu abbia fatto, non ti impedisce di essere un bravo padre oggi. Tua figlia è a rischio. Devi proteggerla. E onestamente lei non vuole sapere nulla della tua vita sessuale.
È una questione difficile, ma devi farlo. Ogni giorno riceve dei messaggi forti, chiari e sbagliati. Tu devi parlargli ancora più forte e chiaro. La tua voce è l’unica che lei vuole sentire.
Ecco la buona notizia. Le tue conversazioni con lei non necessitano di alcun dettaglio riguardo descrizioni di malattie sessualmente trasmissibili, o l’uso di pillole per controllare le nascite, o di quanti colori possano essere i preservativi. Lei vuole conoscere le tue regole. Quando è giusto avere il primo rapporto è perché? Ecco tutto. Se è anche solo questo che trasmetti  a tua figlia, è già abbastanza. Non è necessario che tu sia un esperto in qualcosa, soprattutto quando si tratta di pillole o profilattici, o di tutto quello che fanno gli adolescenti. Cerca di essere soltanto suo padre.
Proteggi la sua sessualità non ancora del tutto sviluppata e difendi il suo diritto al pudore. Ripetile che il sesso non è solo una funzione corporale: è profondamente legato ai suoi sentimenti, ai suoi pensieri e al suo carattere. Dille che molto di cui vede e sente sul sesso è semplicemente sbagliato. Mantieniti schietto, affettuoso e rispettoso.
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Il metodo Billings

In merito alla castità la morale della Chiesa è assai prodiga di consigli e indicazioni; in tempi passati si insisteva molto su questo aspetto della vita della coppia, anche in maniera fin troppo tecnica e fastidiosa.
Da fidanzati eravamo sospettosi e diffidenti, soprattutto sull’argomento della contraccezione: pazienza la castità prima del matrimonio, ma almeno dopo, che nessuno mettesse il naso nella nostra camera da letto!
Abbiamo imparato il metodo Billings solo per curiosità e grazie alla pazienza di una nostra cara amica, che lo insegna in consultorio; abbiamo iniziato ad usarlo quasi per scommessa, per dimostrare che non avrebbe funzionato…
Dopo vent’anni di matrimonio possiamo garantire che il metodo funziona benissimo sul piano tecnico e, incredibile a dirsi, l’alternanza di giorno fecondi e infecondi ci ha regalato un corteggiamento reciproco perenne, un ritmo naturale di attesa e appagamento che ancora oggi ci coinvolge e ci salva dalla routine e dalla noia.
Elisabetta