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Genitori e figli: ci conosciamo davvero?


Alcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: come si chiama l’eroe di Game of Thrones? Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti goal ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga?
Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamente papà? Che cosa faceva il nonno prima della pensione? Qual è la canzone preferita di tua figlia? Il libro preferito di tua sorella? Il sogno di tuo fratello? Perché papà e mamma ti hanno chiamato così?
A queste domande, apparentemente più semplici, i componenti della famiglia danno risposte sbagliate o non sanno rispondere. I tavoli si svuotano. Ho rielaborato una pubblicità che mostra, amaramente, che sappiamo tutto di persone lontane e niente di chi ci sta accanto. Preferiamo le infinite e immaginarie emozioni delle relazioni virtuali alla gioia faticosa di quelle reali. Perché passiamo, in media, 24 ore a settimana con il telefono in mano e gli occhi sullo schermo e non abbiamo il tempo per parlare faccia a faccia o mano nella mano?
Alessandro D’Avenia
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Reale e virtuale

“L’ibridazione uomo-macchina sta già avvenendo tanto da domandarci: Cosa rende umano un essere umano? Cosa resta dell’umanità? Esiste un limite invalicabile?”.
Sono i quesiti posti questa mattina da Tonino Cantelmi, professore di Cyberpsicologia all’Università Europea di Roma, nel suo intervento al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”…
Per cui, “oggi ci poniamo questa domanda fondamentale: Che cos’è reale e cos’è virtuale?”. Secondo Cantelmi, “per i nostri bambini la distinzione tra reale e virtuale è fittizia, non ha più senso”.
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Volersi bene

Avevo fornito ad alcuni giovani un questionario, che mi sarebbe servito per preparare l’incontro con loro. Domande precise sul loro rapporto con i genitori. Una delle domande che ponevo loro era questa: “Descrivi qualcosa di quello che dicono o fanno i tuoi genitori che ti è utile”.
Le risposte alla domanda erano state tutto sommato prevedibili.
Una risposta però mi ha colpito particolarmente, forse perché era la prima volta che la leggevo da quando – e sono molti mesi – faccio fare questo genere di questionario. L’aveva scritta una ragazza ed era questa: volersi bene, scherzare, essere affettuosi l’uno con l’altro.
Volersi bene. E’ la cosa più importante, forse l’unica, che un padre e una madre possano fare perchè i loro figli siano felici. E perchè guardino alla vita con quel realismo che, se manca, li può condurre a fuggire da una realtà troppo dura e a chiudersi in un mondo virtuale dove è più facile illudersi di realizzare i propri sogni.
Volersi bene. Cari genitori, non è poi così difficile rendere felici i vostri figli, che vi osservano in continuazione. E che imparano molto più da quello che vi vedono fare, prima ancora che dalle parole che dite loro.
Tratto dal sito: www.lasfidaeducativa.it