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Dio non è un giudice che castiga


«La giustizia di Dio è la misericordia: Egli non vuole che tu paghi in quanto colpevole, ma vuole renderti giusto e liberarti dalla colpa, cosicché tu non debba pagare i tuoi debiti! È un completo rovesciamento di prospettiva, che circola ancora poco nelle nostre Chiese. Con la misericordia, Dio sconfigge il male che ti assedia, cioè ti rende giustizia. Noi abbiamo sempre l’idea di dover recuperare l’errore davanti a Dio; in realtà, quando cadiamo nella rete del male Dio si commuove e soffre per noi ed è Lui stesso che interviene a nostro favore facendo giustizia, cioè liberandoci dalle prigionie e dalle schiavitù. La sua giustizia non è quella della semplice applicazione della legge (il “se sbagli, paghi”), ma è la misericordia con cui ci trasforma rendendoci nuove creature».
Francesco Cosentino
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Vivere la quaresima

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La Quaresima è una via: ci conduce alla vittoria della misericordia su tutto ciò che cerca di schiacciarci o ridurci a qualunque cosa che non sia secondo la dignità di figli di Dio. La Quaresima è la strada dalla schiavitù alla libertà, dalla sofferenza alla gioia, dalla morte alla vita. Il gesto delle ceneri, con cui ci mettiamo in cammino, ci ricorda la nostra condizione originaria: siamo stati tratti dalla terra, siamo fatti di polvere.
Sì, ma polvere nelle mani amorose di Dio che soffiò il suo spirito di vita sopra ognuno di noi e vuole continuare a farlo; vuole continuare a darci quel soffio di vita che ci salva da altri tipi di soffio: l’asfissia soffocante provocata dai nostri egoismi, asfissia soffocante generata da meschine ambizioni e silenziose indifferenze; asfissia che soffoca lo spirito, restringe l’orizzonte e anestetizza il palpito del cuore. Il soffio della vita di Dio ci salva da questa asfissia che spegne la nostra fede, raffredda la nostra carità e cancella la nostra speranza.
Papa Francesco
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Amore e misericordia

L’amore è sempre rivoluzionario perché rompe i confini, perché non accetta il ‘si è sempre fatto così’, perché inventa modi sempre nuovi per rispondere a quello di cui c’è bisogno.
Non si può fare la madre con il manuale di pedagogia in mano, perché le domande sono sempre impreviste; e non si può dare a tutti la stessa cosa, perché quello che va bene per uno non va bene per l’altro, perché ciascuno ha bisogni diversi.
L’amore ha proprio questa capacità di leggere la realtà viva, questa concretezza. È una via generativa quella che ci propone Francesco…
Misericordia è parola generativa. Sembra appartenere a un lessico un po’ pio e di parte, ma in realtà, nella sua sostanza, è l’unica alternativa alla cultura della indifferenza o del dominio. È nome di un movimento antropologico originario: lasciarsi toccare il cuore (miserere cordis).
Chi ha il cuore indurito non è miscredente, è semplicemente disumano. Misericordia è la risposta generativa che Papa Francesco ha offerto al mondo per affrontare la questione delle disuguaglianze.
Noi abbiamo l’ossessione delle relazioni simmetriche, ma la simmetria non può esistere nelle relazioni umane: esiste solo nella matematica, che è una scienza astratta, formale…
Chiara Giaccardi
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Il Giubileo continua!

“La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa”, perché l’incontro tra Gesù e l’ adultera è l’”icona” non solo dell’Anno Santo straordinario che si è appena concluso, ma dello stile del cristiano.
Il Giubileo finisce, il Giubileo continua: nella Lettera apostolica “Misericordia et misera”, diffusa oggi, Papa Francesco afferma che “questo è il tempo della misericordia”, e auspica una “conversione pastorale” che metta al centro i poveri e l’ascolto della gente.
“Le nostre comunità si aprano a raggiungere quanti vivono nel loro territorio perché a tutti giunga la carezza di Dio attraverso la testimonianza dei credenti”, l’invito di Francesco: la tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera “nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e di condivisione”.
Tra le novità del documento, la facoltà per tutti i sacerdoti, “in forza del loro ministero”, di concedere l’assoluzione dal “procurato peccato di aborto” [non di assolvere sempre e comunque!]; l’estensione dell’assoluzione dai peccati anche ai lefevbriani “fino a nuove disposizioni”; la proroga del servizio dei “Missionari della misericordia”; la proposta di dedicare una domenica alla promozione della Bibbia nelle diocesi e di istituire una Giornata mondiale dei poveri, nella XXXIII domenica del tempo ordinario.
Fonte: SIR, 21 novembre 2016
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Salve Regina!

Qual è il valore e il significato della preghiera Salve Regina per il nostro tempo? Per il linguaggio e l’atteggiamento cultuale, per l’ambiente sociale che riflette e la concezione teologica cui si riferisce, la Salve Regina è un’espressione tipica del Medioevo. Di quel periodo esprime valori religiosi perenni: la coscienza del bisogno di misericordia; la consapevolezza di essere in terra di esilio; il vivere in un mondo quale luogo di edificazione del Regno; l’anelito a contemplare il volto di Cristo; il ricorso fiducioso alla Madre della Misericordia, cui Dio ha affidato una particolare missione di grazia e di intercessione in favore del suo popolo.
Sollecitati da Papa Francesco, soprattutto in quest’Anno straordinario della Misericordia, poniamoci allora una semplice domanda: cosa significa per noi essere misericordiosi? Letteralmente vuol dire avere un cuore sensibile alle miserie altrui, essere pronti a soccorrere.
Consapevoli che nel cammino di conformazione a Cristo siamo soggetti a cadute ed errori, imploriamo aiuto da colei che – come nessun altro – ha sperimentato la misericordia di Dio: si è sentita guardata con amore e amata da lui (Lc 1,48), proclamando nel Magnificat che la sua misericordia si «estende di generazione in generazione» (Lc 1,50).
Maria Marcellina Pedico, Settimana News, 1° maggio 2016
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PERDONARE L’ABORTO

Mandorlo

In occasione del Giubileo della Misericordia, papa Francesco ha deciso di concedere a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere dal “peccato di aborto”.
È qualcosa di forte ed importante, che può ridare gioia a molte persone.
Lo sappiamo bene noi del Mandorlo, un équipe di psicologhe che dal 2012 si occupa di brevi corsi di elaborazione del lutto per le donne che hanno abortito, sia spontaneamente che volontariamente.
Abbiamo in mente i volti, le parole, le emozioni di molte donne (e uomini), che ci parlano di come hanno vissuto l’aborto. Spesso torna il discorso del perdono sacramentale, a volte visto quasi come un miraggio, e di quello psicologico.
I due aspetti si intersecano, come per esempio per Marta, che racconta come lei si sia confessata, sentendosi però non realmente perdonata.
È stato solo dopo un riconoscimento della propria fatica a perdonarsi, che ha avuto nuovamente voglia di chiedere la confessione, perché i due aspetti viaggiano insieme.
Oppure pensiamo alla storia di Erica, che mai avrebbe pensato alla possibilità di chiedere perdono davanti a Dio per un gesto che la faceva sì soffrire tanto, ma di cui non si dichiarava pentita. Elaborare insieme la sofferenza per i suoi due bambini, mai nati per volontà sua, vedere che in qualche modo li aveva amati e che forse oggi non avrebbe rifatto quelle scelte – riconoscendo la solitudine e la disperazione che l’hanno accompagnata nel momento della decisione – l’ha portata ad accogliere, con i suoi tempi, l’idea di confessarsi.
Abbiamo in mente tanti volti, tante storie e tanta sofferenza sul tema dell’aborto e siamo contente che papa Francesco si sia rivolto a loro con un occhio di riguardo, non per condannare ma per accogliere, per riconoscere il loro dolore e per dare speranza per una nuova vita.
L’esperienza dell’aborto porta infatti con sé cicatrici enormi, che, se non curate, diventano croniche e “invadono” gran parte della vita di una persona, anche dopo lunghi anni dall’esperienza. Occorre quindi “prendersi cura” di questo dolore: riconoscerlo, farlo emergere, curarlo e poi lasciarlo andare, perché ogni uomo ed ogni donna ha comunque il diritto di ricominciare a vivere e di sperimentare ancora l’amore, la gioia, il perdono… la vita!
Info: www.post-aborto.it

Lassismo o misericordia?

In una lettera a Magister, un ecclesiastico scrive tra l’altro: “Un signore di mezza età, al quale ho chiesto, con discrezione e delicatezza, se era pentito di una ripetuta serie di peccati gravi contro il settimo comandamento “non rubare”, dei quali si era accusato con una certa leggerezza e quasi scherzando sulle circostanze non certo attenuanti che li avevano accompagnati, mi ha risposto riprendendo una frase di papa Francesco: “La misericordia non conosce limiti” e mostrandosi sorpreso che ricordassi a lui la necessità del pentimento e del proposito di evitare in futuro di ricadere nello stesso peccato: “Quel che ho fatto ho fatto. Quel che farò lo deciderò quando uscirò da qui. Come la penso su ciò che ho compiuto è questione tra me e Dio. Sono qui solo per avere quello che spetta a tutti almeno a Natale: poter fare la comunione a mezzanotte!” E ha concluso parafrasando l’ormai celeberrima espressione di papa Francesco: “Chi è lei per giudicarmi?”. [vedi http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351203].
La critica nei confronti di papa Francesco è evidente.
Ma Francesco, di fronte ad un caso simile, saprebbe come rispondere, distinguendo tra peccatore e corrotto. Ciò non riguarda innanzitutto la quantità o la gravità delle azioni commesse, ma il fatto che il primo umilmente riconosce di essere tale e continuamente chiede perdono per potersi rialzare, mentre per il secondo «viene elevato a sistema, diventa un abito mentale, un modo di vivere» [vedi http://www.lastampa.it/2016/01/10/vaticaninsider/e-il-papa-mi-disse-dio-perdona-non-con-Jo4Ry8ZjQzAfSnUxB4HGkJ/pagina.html%5D.
Franco Rosada