Archivi tag: Mauro Magatti

Famiglie e benessere perduto

Nonostante i buoni risultati economici di questi ultimi anni, in Italia una famiglia su due non riesce ad accedere a un livello di benessere sufficiente per non essere costretta a rinunce nelle cure mediche, nello studio, nel numero di figli. Viceversa, solo una minoranza (il 30% del totale) ha una situazione economica così solida da potersi pagare i servizi che ormai sono in larga parte privatizzati, accantonando anche qualche risparmio.
Il problema è che abbiamo accumulato un grave ritardo e che, nonostante le tante eccellenze di cui il Paese per fortuna ancora dispone, non siamo ancora riusciti a invertire il declino ben visibile se si guardano le ultime 3 generazioni: quella del dopoguerra che era riuscita a creare ricchezza; quella del baby boom che l’ha consumata; e infine quella dei Millennials che rischiano di essere sacrificati per le colpe dei padri.
Mauro Magatti, Corsera 11 novembre 2017
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Cattolici e lavoro

La generazione del dopoguerra, quella di mio padre, ha lavorato con speranza e passione, creando una grande ricchezza diffusa per sé e i propri figli.
Poi è arrivata la generazione del baby boom, quella di cui io faccio parte: nata insieme all’individualismo e al consumismo, è cresciuta col benessere, venendo poi investita dal vento forte della globalizzazione neoliberista.
A conti fatti, questa generazione lascia in eredità molti debiti e pochi figli.
E così si arriva alla terza generazione, quella dei miei figli – i Millennials – che oggi hanno l’età per affacciarsi alla vita adulta, ma che sono spesso costretti alla scelta tra emigrare o stare in panchina.
È nel quadro di questo percorso storico – nel quale è cambiato anche il modo di essere presenti nella società e nella politica dei Cattolici – che la questione del lavoro in Italia oggi deve essere posta.
Mauro Magatti
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Non è mai stato il lavoro a generare le grandi ricchezze. Queste sono quasi sempre prodotte dalle rendite, cioè da redditi che nascono da qualche forma di privilegio, di sopruso, di vantaggio. E le rendite generano parassiti, consumo improduttivo, da cui non nasce né lavoro né felicità per nessuno. La ‘sindrome parassitaria’ appare puntuale nei tempi di decadenza morale, quando imprenditori, lavoratori, intere categorie sociali smettono di generare oggi lavoro e flussi di reddito nuovo e investono energie per proteggere i guadagni e i privilegi di ieri.
Luigino Bruni
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Una potenza “impotente”

In questo tempo, in cui gli scenari di guerra sono improvvisamente diventati palpabili, in cui il terrorismo continua a colpire a caso cittadini innocenti e in cui le tragedie umanitarie sono diventate così numerose da creare un sottile strato di indifferenza, papa Francesco è tornato a sollecitare con forza la Chiesa – e con essa l’intera cristianità – a recuperare la consapevolezza della propria originalità. Il genio del cristianesimo è stato quello di aver tracciato una relazione originalissima tra azione, potenza e impotenza. A partire da due assunti teologici che, per quanto spesso contraddetti, qualificano strutturalmente la religione cristiana.
Il primo è quello dell’incarnazione, cioè del Dio che sceglie di farsi uomo. Il secondo è quello della croce come via e condizione di salvezza. Certo, Cristo è poi vittorioso attraverso la resurrezione. Che rimane tuttavia un fatto nascosto, svuotato di ogni trionfalismo e affidato alla flebile voce del discepolo-testimone. Il messaggio di salvezza, per quanto inaudito (la resurrezione) si trasmette solo perché sussurrato da un orecchio all’altro. In questo modo, il cristianesimo ha introdotto, nell’intera vicenda occidentale, un elemento anomalo rispetto al ruolo delle religioni nel mondo sociale…
Mauro Magatti, Avvenire 18 aprile 2017
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Individualismo e convivenze

Se tutti pretendono di essere assolutamente liberi, come si fa a stare insieme, a fare famiglia? Questo è il dramma dei ragazzi d’oggi. Non si sposano perché sono cattivi, ma perché se uno non si può fidare nemmeno di se stesso, perché sa bene che non si lascerà scappare nessuna opportunità che gli si presenti, come si può fidare dell’altro? Di conseguenza, si applica la strategia di riduzione del danno: procediamo lentamente nella nostra relazione affettiva, ci metteremo forse 25 anni, ma allora, invece di fare le nozze d’argento, ci sposeremo.
Questo perché il concetto di patto per la vita è estraneo alla cultura individualista, alla cultura del capitalismo tecno-nichilista. Così i ragazzi, che hanno un mucchio di problemi legati all’instabilità del lavoro ma sono persone intelligenti, cercano di adottare la strategia di riduzione del danno.
Il fidanzamento (che contiene la parola fiducia, fede, ecc.), cioè la costruzione di una fiducia reciproca, si protrae per 10, 15 anni. Si deve prima convivere, fare tutta una serie di verifiche per essere ragionevolmente sicuri che si sta bene insieme. Poi ci si separa lo stesso, ma almeno uno ci ha provato.
Mauro Magatti

Tra mancanza e desiderio

Se prestiamo ascolto non a ciò che è gridato, ma a ciò che è sussurrato, possiamo capire: ciò che ancora manca all’umanesimo del nostro tempo è ammettere che la misura dell’uomo non sta in nessuna misura. La sua misura non si può colmare con nessuna potenza. Non sta in nessun consumo. In nessuna tecnologia. In nessun potere. In nessuna procedura. Il granello che può mettere in discussione – e di fatto già riapre – la deriva di astrazione della contemporaneità è il fatto che, al di là di tutta la sua efficienza tecno-economica, l’uomo contemporaneo rimane quello che è sempre stato: mancanza (a essere) e desiderio (d’altri).
Mauro Magatti, Firenze 2015
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