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Anniversari di “matrimonio”

Domenica 8 ottobre è la festa della nostra parrocchia. In quell’occasione la nostra comunità festeggerà, tra l’altro, gli anniversari di matrimonio.
Il parroco ha invitato le coppie lo desiderano a “iscriversi”, non importa se vogliono festeggiare 2, 5, 7, 21, 52 anni di matrimonio, che può essere religioso, civile o semplice convivenza.
Per prevenire obiezioni ha invitato i fedeli a leggersi Amoris laetitia.
Proprio oggi, 17 settembre, è uscito il supplemento mensile di Avvenire: Noi, famiglia e vita, dedicato a “Famiglia e coscienza, teologi a confronto”.
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Il matrimonio come punto d’arrivo

Oggi il matrimonio sembra visto come un punto di arrivo anziché come un punto di partenza. Non a caso l’età media degli uomini che contraggono matrimonio è salita a 34 anni e quella delle donne è a 31 anni. Questo ha poi delle ricadute sulla decisione di avere figli e quindi genera altre implicazioni demografiche come il calo della natalità…
Per quanto riguarda i matrimoni civili sono molto più diffusi al nord, nonostante un ‘recupero’ delle regioni meridionali.
Si è più volte affermato che il nord del Paese è più secolarizzato. Io osserverei, piuttosto, che al sud sono ancora discretamente presenti forme tradizionali di socialità e di ritualità che nelle regioni settentrionali stanno progressivamente venendo meno. Per quel che so, il matrimonio al Sud è ancora una grande festa che coinvolge la famiglia allargata, gli amici e la comunità locale, e ha come perno la celebrazione religiosa”.
Sulla diffusione dei matrimoni civili, si può dare una doppia lettura.
Anzitutto si può pensare a una certa perdita di rilevanza sociale della religione. Ma ritengo che si debba inoltre sottolineare un elemento di maturazione soggettiva, che va apprezzato. Nel senso che c’è anche chi decide, controcorrente, di sposarsi, e sposarsi in chiesa e sempre più una scelta ponderata e voluta. Il matrimonio appare sempre meno come una scelta ‘trascinata’, indotta dall’ambiente, dal contesto socio-culturale in cui si vive. C’è, se vogliamo, una nuova consapevolezza: decido, un po’ fuori dal coro, di sposarmi, lo faccio con convinzione. A maggior ragione quando si tratta di un matrimonio religioso tra giovani istruiti residenti al nord.
Maurizio Ambrosini, sociologo, docente all’Università degli Studi di Milano
Tratto dall’agenzia SIR

Matrimoni in crisi

“Il matrimonio religioso è in crisi epocale, ma non è che i matrimoni civili stiano meglio. Le coppie di fatto, però, pur in aumento non sono un elemento determinante: tra coppie unite in matrimonio, religiose e civili, e coppie di fatto non si raggiunge minimamente il livello di intensità di coppie che si aveva nei precedenti decenni.
Il tasso di responsabilità dei legami diventa sempre più basso. In Italia le unioni di fatto – 1.200.000, su 14 milioni di coppie – sono una su 11, vale a dire che per ogni coppia di fatto ce ne sono 10 unite in matrimonio.
Oggi la forma di ‘non famiglia’ che risulta in crescita è quella delle coppie di fatto non conviventi, dunque a bassissimo tasso di responsabilità. In Italia cinque milioni di persone, tra i 25 e i 50 anni, vivono da sole: è chiaro che gran parte, o almeno una buona parte di queste, non può non vivere in coppie di fatto non conviventi.
Vivere in due case diverse lascia infatti un margine di manovra assoluta ai due membri della coppia, che però corrisponde benissimo alle necessità dell’individualismo imperante”.
Agenzia SIR, 27 ottobre 2014
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Su questo tema vedi anche l’articolo di Chiara Saraceno.

Il vero matrimonio

Per me l’unico vero matrimonio è quello cattolico, quello davanti a Dio. Il matrimonio civile mi pare utile solo ai fini burocratici. Quarantotto anni fa davanti a quell’altare eravamo giovani e quel “sempre” aveva qualcosa di eroico, di inebriante. Poi la vita a due ha avuto tutte le sue difficoltà, ma la fede, per me tutte le volte faticosamente riconquistata, è stata un sigillo di garanzia.
Pupi Avati
(tratto da Avvenire, 1° novembre 2012)