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Cancellare la madre

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La maternità surrogata altro non è che il più recente colpo grosso del neoliberismo. Ma soprattutto è una nuova forma di patriarcato, l’ultima offensiva contro la donna e il suo corpo, diretta a ciò che rende unica la donna: la maternità e la relazione con il figlio.
A sostenerlo è una firma illustre del giornalismo e del femminismo, Marina Terragni, in un brillante pamphlet che non risparmia colpi nemmeno all’universo Lgbt e non nasconde la frattura in corso tra Arcilesbica, (quasi) compatta contro il mercato degli uteri, e le donne Arcobaleno, in larga parte schierate con gli uomini e il loro “diritto” al figlio.
È interessante la prospettiva decisamente non cattolica che, pur muovendo da altre premesse, finisce per convergere su tantissimi punti proprio con i cattolici.
I toni di Marina Terragni sono senza mezze misure: il piano che si nasconde dietro la Gpa, voluta e organizzata soprattutto da maschi, è «far sparire la madre» per «una nuova forma, moderna, di patriarcato». La surrogazione è l’estremo acting out dell’invidia dell’utero.
La celebre frase femminista: «il corpo è mio», viene manipolato e ridotto al «mio» di una proprietà privata di cui si può e si deve fare commercio: «Il corpo è del mercato». La conclusione ha toni drammatici, perfino apocalittici: «Se lasciamo entrare il mercato nella relazione tra madre e figlio, se gli lasciamo slegare anche questo legame, il mondo muore».
Umberto Folena, Avvenire 9 giugno 2016
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Quel legame nel “pancione”

Ogni figlio che viene al mondo – non v’è dubbio – è stato pensato e amato da Dio, e il suo nascere è una gioia. Ma quel che si trascura sempre più spesso è che la gestazione è un’esperienza necessaria e fondante, per la madre come per il figlio. Nei mesi in cui la gravidanza lentamente matura, entrambi vivono in perfetta simbiosi. Sono un unico corpo. Condividono cibo, sangue, malattie, paure, gioie. Sentono gli stessi rumori. La madre ha una voce, il figlio la impara. Se nella stanza irrompe una figura minacciosa, a voce alta, il figlio trema. La madre, per istinto, lo protegge poggiandovi una mano sul ventre, in direzione della testina del figlio, che riconosce quella mano.
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Una domanda alle mie amiche “scienziate”: da quanti decenni ormai si studiano le reazioni del feto nell’utero? Alla voce materna, ai suoi stati d’animo, alla musica? Mi interessa perché per me i risultati di queste ricerche sarebbero i primi a dover essere messi in evidenza quando si parla di maternità surrogata e invece mi pare che nessuno ne parli.
Paola Lazzarini Orru

Utero in affitto

Un appello contro la pratica dell’utero in affitto. La richiesta all’Europa di metterla al bando. Il desiderio di rompere quello che viene definito «un silenzio conformista su qualcosa che ci riguarda da vicino». A promuoverlo sono le donne di Senonoraquando libere. A firmare, un mondo vasto che va dal cinema alla letteratura, dal campo universitario a quello delle associazioni per i diritti…
Sotto un testo che recita: «Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: “committenti” italiani possono trovare in altri Paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione»…
Dice la regista Cristina Comencini: «Una madre non è un forno. Abbiamo sempre detto che il rapporto tra il bambino e la mamma è una relazione che si crea. Concepire che il diritto di avere un figlio possa portarti all’uso del corpo di donne che spesso non hanno i mezzi, che per questo vendono i loro bambini, riconduce la donna e la maternità a un rapporto non culturale, non profondo».
Repubblica, 4 dicembre 2015
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La tecnorapina delle “uova”

Già dieci anni fa Mary Daly, una teologa femminista radicale, denunciava la “tecnorapina delle uova”. Per definire le donne che diventano madri con fecondazione assistita, la Daly usava la definizione “madri maschili”.
Riteneva che queste donne in qualche modo avessero rinunciato alla loro potenza materna per affidarsi alla scienza maschile «che persegue», avverte Marina Terragni, giornalista del Corriere della Sera e esponente della direzione del Pd, «il sogno dell’utero artificiale come una sorta di Santo Graal».
Di questo mortale pericolo ne sono coscienti le donne del Coordinamento europeo di associazioni femministe, tra cui diverse sigle che rappresentano collettivi lesbici, che ha elaborato per la Conferenza dell’Aia sui diritti umani un contributo molto dettagliato e altrettanto critico sulla maternità surrogata. Pratica contraria, denunciano, agli obiettivi della Convenzione internazionale sull’adozione e a numerose altre norme internazionali.
Da qui la richiesta alle Nazioni Unite, di una convenzione internazionale per «l’abolizione dell’utero in affitto sul modello del lavoro in schiavitù e pratiche analoghe alla schiavitù».
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