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Ricordati di tua moglie!

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Come già vi ho accennato, sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema i 10 comandamenti. Eccovi allora un’altra anticipazione.

Nell’enumerazione di tutti quelli che non devono lavorare di sabato manca qualcuno: la donna, la moglie. Se non prendiamo il testo alla lettera scopriremo che la dialettica uomo/donna attraversa tutto il testo.
Secondo la tradizione rabbinica ogni giorno è “sposato” con un altro, solo il sabato è solo. Ma il Midrash afferma: “Il sabato è sposato con Israele”, cioè da una comunità di uomini che accettano una legge che consente loro di andare al di là di se stessi.
Tra il tempo e l’uomo c’è come un’alleanza, un matrimonio, nel quale la donna rappresenta il sabato. Il tempo diventa donna e la donna il futuro.
La liturgia del sabato mette in gioco il matrimonio tra l’uomo e la santità del tempo trasformato in moglie, meglio in sposa.
Qual è la differenza tra moglie e sposa? Succede che con il passare del tempo l’uomo dimentica, spesso, che ha ancora l’obbligo di sedurre sua moglie. Se la coppia diventa una cosa scontata, senza più seduzione, il rischio che essa non abbia futuro è notevole: è la vecchia idea che il matrimonio uccide l’amore: Ma chi uccide l’amore non è il matrimonio ma lo sguardo abitudinario, incapace di rinnovamento. E dal momento che il sabato esprime anche la trasformazione del tempo in donna, bisognerebbe affermare “Ricordati di tua moglie!”. Fà in modo che la donna che ti vive accanto resti sempre tua sposa, da riconquistare come nei primi momenti d’amore.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

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Monsieur Batignole

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Questa è la storia di un bambino ebreo, nascosto da una famiglia belga, grazie a una rete di resistenza. La famiglia è cristiana, ignora la vera identità dei genitori di questo bambino, questi ultimi ignorano dove il bambino sia nascosto.
La rete di resistenza ha organizzato una sorta di sorveglianza o ispezione delle famiglie presso cui sono nascosti i bambini. Un giorno la famiglia di cui stiamo parlando prende contatto con la rete di resistenza. Accusa il bambino, che ha sei o sette anni, di aver rubato. Una donna viene incaricata di andare a vedere cosa sia successo. Apprende che il bambino è un ladro e che la famiglia che lo ospita non ne vuole più sapere di lui. Atterrita, la delegata chiede di poter riferire il tutto al capo della rete, che si assume il rischio di andare personalmente a trovare la famiglia adottiva e dunque di svelarsi come superiore della donna. Del resto, aveva rimproverato quest’ultima, chiedendole come aveva potuto lasciar dire che un bambino di sette anni era un ladro…
Arriva nella famiglia e la cosa gli viene confermata: il bambino è un ladro, non è più ben accetto.
Il capo della resistenza chiede allora di parlare al bambino a quattr’occhi. Gli fa la predica, parlandogli come a un adulto e gli spiega:
– Non va bene il modo in cui ti comporti. Questa gente rischia la vita per salvare la tua e tu non trovi nulla di meglio da fare che rubare.
E non soltanto ha rubato, ma mente, anche, poiché nega di averlo fatto. E seguita con ostinazione a negare di fronte al capo della rete.
Improvvisamente, questi ha un’illuminazione, di quelle che purtroppo non vengono abbastanza spesso alla mente quando si parla con un bambino:
– Ma dimmi, cosa sei accusato di aver rubato?
Fino a quel momento, nessuno aveva parlato dell’oggetto rubato che aveva provocato l’accusa.
Il bambino risponde:
– Dicono che ho rubato il piccolo Gesù nella culla.
II capo della rete chiede:
– E non è vero?
Il bambino risponde:
– No, non è vero!
– Ma allora, che hai fatto?
– Non l’ho rubato. L’ho soltanto nascosto.
– E perché l’hai nascosto?
– Perché è ebreo!
Tratto da: Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001
27 gennaio 2017, giornata della memoria
P.S. Il titolo e l’immagine sono solo in parte fuorvianti

Furto o rapina?

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Tra il titolo dell’articolo e la foto che lo accompagna quale legame c’è?
Se preferite: quale legame c’è tra il 6° e il 7° comandamento?
Forse avrete capito che sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema proprio i 10 comandamenti.
E allora vi voglio fornire un’anticipazione. Si tratta di una storiella ebraica che ho trovato divertente e dalla quale spero comprenderete il titolo di questo articolo.

Un anziano maestro raccontava: “Un giorno un uomo andò a trovare un rabbino e gli disse: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino rispose: “È semplice. Andrai in sinagoga il sabato in cui si leggono i dieci comandamenti e, al momento in cui si arriverà a “tu no ruberai”, guarderai ciascuno dei presenti dritto negli occhi. Quello che arrossirà sarà certamente il ladro del tuo orologio.
L’uomo si recò alla sinagoga il giorno indicato, poi tornò a trovare il rabbino per dirgli che aveva finalmente ritrovato il suo orologio. Quest’ultimo si rallegrò nel vedere che i suoi consigli avevano avuto un buon risultato. Ma l’uomo gli disse: No, non si tratta di questo. Il fatto è che nel momento in cui si leggeva “Tu non commetterai adulterio”, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora Coen”.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001