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La rivincita del padre

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L’importanza del rapporto del figlio con la madre dal concepimento e nei primi anni dopo la nascita è fondamentale per il suo buon equilibrio successivo.
Si tratta di una relazione di carattere fusionale, istitutiva di forti dipendenze nel figlio e nella stessa madre ma decisiva per il benessere del piccolo.
Perché il figlio “nasca” però, anche come soggetto autonomo, è necessario che il padre entri affettuosamente nella diade madre-figlio, portandovi  il “dono della libertà al figlio”.
Vale a dire una proposta  di emancipazione per entrambi, attraverso specifiche pratiche e iniziative. Ciò richiede nel padre, ad esempio, una grande attenzione nello scorgere e valorizzare nel figlio tutti quegli interessi e vocazioni personali che egli normalmente esprime già dalla prima infanzia, ma che non vengono spesso colte né dalla madre, troppo preoccupata a soddisfarne i bisogni per raccoglierne le spinte emancipanti.
Claudio Risé, Zenit 5 dicembre 2016
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Viva le mamme!

«Un mondo fondamentalmente maschile nel quale la donna non ha alcuna funzione è sempre più un mondo senza Dio, poiché senza madre Dio non può nascervi».
Sfogliando le pagine della letteratura è facile imbattersi nell’ironia e persino nel disprezzo che fluisce da penne di uomini convinti del loro primato arrogante, così come non mancano donne che si sono allineate a questo stile intriso di spavalderia e prevaricazione, imitando il maschio. E non è probabilmente un caso che la sessualità sbrigativa e consumistica delle attuali relazioni spenga la raffinatezza dei legami personali. Anche nei rapporti sociali più generali, d’altra parte, è la grossolanità a dominare: alla gentilezza si sostituisce la rozzezza e persino nella religiosità si è inclini a guardare con sospetto la devozione semplice e spontanea. Per fortuna, però, il mondo non è solo questo. È anche autenticamente – pur se per molti versi inconsapevolmente – femminile. E proprio per questo il mondo non è senza Dio.
Teniamocele strette, le madri, e festeggiamole per come meritano. A loro, come scriveva anche Enzo Biagi, dobbiamo tutto: «Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino».
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Quel legame nel “pancione”

Ogni figlio che viene al mondo – non v’è dubbio – è stato pensato e amato da Dio, e il suo nascere è una gioia. Ma quel che si trascura sempre più spesso è che la gestazione è un’esperienza necessaria e fondante, per la madre come per il figlio. Nei mesi in cui la gravidanza lentamente matura, entrambi vivono in perfetta simbiosi. Sono un unico corpo. Condividono cibo, sangue, malattie, paure, gioie. Sentono gli stessi rumori. La madre ha una voce, il figlio la impara. Se nella stanza irrompe una figura minacciosa, a voce alta, il figlio trema. La madre, per istinto, lo protegge poggiandovi una mano sul ventre, in direzione della testina del figlio, che riconosce quella mano.
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Una domanda alle mie amiche “scienziate”: da quanti decenni ormai si studiano le reazioni del feto nell’utero? Alla voce materna, ai suoi stati d’animo, alla musica? Mi interessa perché per me i risultati di queste ricerche sarebbero i primi a dover essere messi in evidenza quando si parla di maternità surrogata e invece mi pare che nessuno ne parli.
Paola Lazzarini Orru

Roma 30 gennaio 2016

La famiglia è fondata sul matrimonio, unione d’amore vissuta stabilmente tra donna e uomo, aperta alla gioia responsabile del dono dei figli. I figli devono beneficiare dell’amore operosamente efficace di un padre e di una madre. Gli adulti non possono e non devono trasformare desideri in diritti e imporre al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi. La famiglia è un dono costitutivo, architrave, di ogni civiltà, della vita della persona, della bella e buona espressione di tanti italiani. Lo attesta e conferma con saggezza e chiarezza la Costituzione della nostra Italia.
Per salvaguardare e promuovere questi valori fondamentali anche dal punto di vista legislativo, raccomandiamo anche noi calorosamente, unendoci alla sollecitazione del Cardinal Bagnasco, un’ampia partecipazione al Family day del prossimo 30 gennaio a Roma.
I vescovi del Piemonte

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La storia di Emma

Emma non ha mai voluto diventare madre, perché forse non ha mai smesso di essere figlia.
Emma ha aiutato altre donne ad abortire, e a farlo senza rimorsi o mettendoli a tacere.
Emma a un certo punto ha preso con se due figlie non sue, due bambine abbandonate e le ha cresciute per qualche anno riempiendole d’affetto e di attenzioni. Per accudire a loro, ha dovuto affrontare tutto ciò a che le madri lavoratrici devono far fronte e a un certo punto ha detto basta!
Ha allontanato da se le bambine con uno strazio infinito, trovando per loro una nuova dimensione, dando loro un presente e un futuro.
Emma così è rimasta sola con il suo lavoro e la sua vita frenetica, che ad un certo punto l’ha fatta ammalare.
Emma, prima d’ora, questa storia non l’aveva raccontata a nessuno.
Emma è la leader radicale Emma Bonino.
Marcello Sorgi, La Stampa, 29 novembre 2015
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Madri e famiglia

Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, – tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre – viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali.
Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata. Eppure al centro della vita della Chiesa c’è la Madre di Gesù. Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione.
Papa Francesco
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Altro che terzo genere

Chi è padre o madre sa cosa si prova ascoltando i propri figli giocare con gli amici, e sentirne alcuni dire «da grande, se troverò mai un lavoro…». Un gelo morde lo stomaco, un misto di rabbia e senso di colpa…».
È terribile guardare i ragazzi – perché mica siamo genitori solo dei nostri, ma un po’ di tutti quelli che girano intorno a loro – e capire che non pensano neanche di capovolgere il mondo, come è obbligatorio credere a sedici anni. Credo che per avere voglia di farlo sia necessario avere alla spalle una casa ferma e salda dalla quale partire – per contestarla, ovviamente, come fanno tutti i ragazzi da che mondo è mondo – e alla quale tornare dopo avere fatto un po’ di stupidaggini.
Perché si possa tornare evidentemente serve che la casa ci sia ancora, che i genitori siano rimasti, dimostrando con la loro vita che si può anche restare, costruire una cosa che ci supera nel tempo e forse persino nelle intenzioni.
A me sembra che la diffusa mancanza di speranza, e non solo per quanto riguarda il lavoro, sia la priorità in questa parte dell’Occidente stanco e vecchio e senza figli, che per ripartire deve mettere in cima alla lista la scuola, e prima ancora la famiglia
La famiglia è un posto veramente rivoluzionario, l’unico posto al mondo in cui il gioco non è a somma zero, quello in cui io vinco se tu perdi. È invece un posto dove o perdiamo o vinciamo tutti, e vinciamo insieme. È l’unico che ci capiterà di frequentare nella vita, che sia fatto così.
Un posto che funziona se maschi e femmine fanno le loro parti, diversissime e complementari e ugualmente dignitose. È però fin troppo chiaro che della famiglia non importa niente né alla politica né a chi detiene l’informazione.
Costanza Miriano
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