Archivi tag: madre

Erotica o materna?


Nelle diverse e complesse vicissitudini della vita, ogni donna è alla ricerca del proprio femminile, e in lei le due anime dell’erotico e del materno cercano voce per esprimersi e per equilibrarsi. Ma è una sfida davvero difficile, anche perché il contesto culturale spinge il femminile nell’una o nell’altra direzione, senza comprendere il valore imprescindibile di entrambe. Essere madre in
modo soddisfacente e realizzarsi in modo pieno nella professione continuano ad apparire troppo spesso progetti contrapposti e inconciliabili, oppure vengono giustapposti con molta fatica e senza equilibrio: noi tutte ci chiediamo come fare, e sacrifichiamo ora l’una ora l’altra parte di noi senza trovare davvero pace.
Mariolina Ceriotti Migliarese, Avvenire 11 aprile 2019
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Una nuova generazione di donne


Le donne sono, nel contesto attuale, protagoniste del cambiamento sociale: il modello casalinga-moglie-madre è in declino a tutte le età e in tutte le zone d’Italia e i percorsi femminili si caratterizzano sempre più per la scelta del lavoro retribuito come prospettiva di vita. Le trasformazioni sociali sono molteplici: il livello di preparazione scolastica sempre più alto raggiunto dalle donne è uno stimolo ad una maggiore libertà di scelta della professione; si è alzata la partecipazione al lavoro remunerato; l’economia si diversifica e offre nuove opportunità di lavoro; all’indipendenza economica mirano sempre più donne per crearsi sicurezze, anche in risposta a rapporti di coppia instabili; la famiglia non è più un’istituzione solida e non sempre i giovani aspirano a formarne una; la maternità è, in genere, programmata e vista come costo/opportunità. Tuttavia, mentre per gli uomini il lavoro rappresenta un obiettivo generalizzato e ‘normale’, le donne si trovano di fronte ad un percorso di doppia presenza, in casa, dove sono dedite alla cura dei propri familiari e all’esterno, con una occupazione formale, doppia presenza che richiede una sorta di arte dell’equilibrio nel gestire tempi e modi di impegno, segnata da stati di stress anche molto pesanti.
L’esigenza di autonomia finanziaria, di conciliazione famiglia-carriera-tempo libero contraddistingue frequentemente le donne più istruite e più giovani, tuttavia, a tutt’oggi un numero abbastanza elevato di donne, consapevole dell’importanza attribuita al ruolo familiare ricoperto e della necessità di regolare in base ad esso le scelte lavorative, si orienta verso forme di lavoro ridotte nel tempo, preferisce occupazioni saltuarie, utilizza le varie possibilità di assenza dal posto di lavoro. Inoltre, la duplice presenza femminile, in passato subita più che scelta, viene oggi interpretata come una sorta di ampliamento delle proprie potenzialità, come possibilità cui accedere responsabilmente ed attivamente. Tra le aspirazioni prioritarie risultano, sia tra casalinghe che tra donne occupate, l’essere una buona madre, il tenere unita la famiglia, l’avere una famiglia felice ed un’intesa con il partner.
Guido Lazzarini
Fonte: http://www.gruppifamiglia.it/anno2004/Lazzarini49.rtf

 

 

Denaro, sangue o con-passione?


Ci sono passi dell’Antico Testamento che ignoriamo completamente e, quando qualcuno ce li fa scoprire, rimaniamo colpiti dalla loro profondità.
E’ quanto mi è accaduto leggendo un articolo di Luigino Bruni su Avvenire del 4 agosto 2018. La pericope è quella di 2 Samuele 21,1-14.
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Davide, dopo tre anni di carestia, interroga il Signore e scopre che gli abitanti i Gabaon hanno un conto in sospeso con Israele. Saul, suo predecessore, ha usato violenza contro di loro ed è rimasto un debito da saldare, un debito di sangue.
Il sangue può essere solo quello dei figli di Saul.
Così Davide li consegna loro e vengono impalati sulla spianata del tempio di YHWH in Gabaon. Due di essi erano figli di Rizpà, una concubina di Saul.
La donna non abbandona i suoi figli e ne difende le spoglie fino alla stagione delle piogge.
Davide viene a conoscenza del gesto della donna e, dopo aver placato i Gabaoniti, si riconcilia anche con Saul, andandone a riprendere le ossa  e dandone degna sepoltura, insieme ai suoi sette figli sacrificati.
Il Signore allora si placa.
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Questo testo ci offre alcuni spunti.
Il più immediato e pragmatico è legato a “conti” da sistemare.  Saul è morto ma ci sono dei figli che possono insidiare il trono di Davide. Sistemando i rapporti con i Gabaoniti il re elimina anche alcuni suoi potenziali rivali interni e poi, con gesto di magnanimità, fa la “pace” con il clan di Saul, dando al suo predecessore giusta sepoltura.
Il più intrigante è legato all’aspetto “morale”.
Ai Gabaoniti non interessa denaro o oro, vogliono il sangue, vogliono la vendetta. E Davide è ben  lieto di soddisfarla, tanto non paga di tasca propria.
Il conto lo pagano i figli di Rizpà, a cui nessuno a chiesto il permesso per ucciderle i figli. Li uccidono e basta. E il suo grido di dolore è la veglia che fa a quei corpi, fino a che anche Dio non si commuove e ne condivide la sofferenza, piangendo insieme a lei con lacrime di pioggia.
Franco Rosada
Fonte: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/luigino-bruni-piu-grandi-della-colpa-29

La madre


Quello che avete appena visto è un cortometraggio della RAI: siamo nel 1969 e si intitola “La la madre di Torino” ed è un episodio di cronaca accaduto nella città di Torino in quegli anni tra Corso Peschiera e Corso Francia. Un bambino gioca sul terrazzo di casa, la madre è occupata nelle sue faccende domestiche, Ad un certo punto il bambino si trova catapultato nel vuoto e sono le mani della madre che lo mantengono nella vita, che impediscono che il corpo del bambino precipiti nel vuoto.
Direi di cominciare da qui perché in fondo il primo volto della madre sono le sue mani.
Questa è una riflessione che troviamo anche in Freud che definisce la madre come il primo soccorritore, l’altro materno e l’altro che risponde al grido di aiuto del bambino, al grido della vita inerme della vita che rischia di cadere.
Non è solo una rappresentazione plastica della madre: è qualcosa di più.
Se ci pensate stiamo separando la figura della madre dalla figura biologica della genitrice. Mettere in risalto le mani della madre significa mettere in risalto la sua funzione simbolica e non tanto il suo corpo biologico…
Massimo Recalcati, RAI3, Lessico famigliare
Per vedere l’intera puntata clicca qui!
Su questo blog sono presenti altri tre interventi di Recalcati: usate la funzione”cerca” per leggerli.

 

Cancellare la madre

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La maternità surrogata altro non è che il più recente colpo grosso del neoliberismo. Ma soprattutto è una nuova forma di patriarcato, l’ultima offensiva contro la donna e il suo corpo, diretta a ciò che rende unica la donna: la maternità e la relazione con il figlio.
A sostenerlo è una firma illustre del giornalismo e del femminismo, Marina Terragni, in un brillante pamphlet che non risparmia colpi nemmeno all’universo Lgbt e non nasconde la frattura in corso tra Arcilesbica, (quasi) compatta contro il mercato degli uteri, e le donne Arcobaleno, in larga parte schierate con gli uomini e il loro “diritto” al figlio.
È interessante la prospettiva decisamente non cattolica che, pur muovendo da altre premesse, finisce per convergere su tantissimi punti proprio con i cattolici.
I toni di Marina Terragni sono senza mezze misure: il piano che si nasconde dietro la Gpa, voluta e organizzata soprattutto da maschi, è «far sparire la madre» per «una nuova forma, moderna, di patriarcato». La surrogazione è l’estremo acting out dell’invidia dell’utero.
La celebre frase femminista: «il corpo è mio», viene manipolato e ridotto al «mio» di una proprietà privata di cui si può e si deve fare commercio: «Il corpo è del mercato». La conclusione ha toni drammatici, perfino apocalittici: «Se lasciamo entrare il mercato nella relazione tra madre e figlio, se gli lasciamo slegare anche questo legame, il mondo muore».
Umberto Folena, Avvenire 9 giugno 2016
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Grazie a tutte le donne

Grazie a te, DONNA MADRE,
che ti fai grembo dell’essere umano
nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica,
che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce.
Grazie a te, DONNA SPOSA,
che unisci il tuo destino a quello di un uomo,
in un rapporto di reciproco dono,
a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, DONNA FIGLIA e DONNA SORELLA,
che porti nel nucleo familiare e nella vita sociale
le ricchezze della tua sensibilità e della tua intuizione,
della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, DONNA LAVORATRICE,
impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale,
per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura
capace di coniugare ragione e sentimento,
per edificare un mondo più ricco di umanità.
Grazie a te, DONNA CONSACRATA,
che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo,
ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio,
aiutando la Chiesa a vivere una risposta d’amore.
Grazie a te, DONNA, per il fatto stesso che sei donna!
Con la percezione che è propria della tua femminilità
tu arricchisci la comprensione del mondo
e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.
Giovanni Paolo II, Lettera alle donne
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