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Perché celebrare in casa?


Non è soltanto per l’emergenza, non è per sminuire il valore del seguire le liturgie attraverso i mass media, non è soltanto un’alternativa al non poter andare in chiesa ma è l’essere provocati da questa circostanza a scoprire il dono che è l’essere Chiesa domestica.
Là dove c’è una coppia di sposi che ha il sacramento del matrimonio è garantita la presenza di Gesù (AL 315).
Non solo, ma gli sposi in forza del dono ricevuto “sono il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce…di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni altro sacramento, è memoriale, attualizzazione e profezia” (FC 13).
Papa Francesco conferma ed approfondisce questo contenuto(AL 161) “la famiglia è un segno cristologico perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell’essere umano unendosi adesso nell’incarnazione, nella croce e nella resurrezione, è un segno cristologico della Pasqua perché manifesta la Pasqua di Cristo”. Da qui la gioia di poter esprimere anche in casa il mistero grande partecipato ad ogni coppia.
Nelle case dove non c’è la presenza del sacramento del matrimonio, si può e si deve egualmente poter celebrare una liturgia insieme, in forza del battesimo, e nella certezza che Gesù è presente in mezzo a loro “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Chi si trovasse solo in casa sa che c’è sempre la Comunione dei Santi, per la quale apparteniamo tutti allo stesso corpo mistico di Gesù e lui è con noi.
È solo questo che dà significato al pregare nelle case, ricordando però che la famiglia non è il punto di arrivo ma soltanto il punto di partenza per costruire attorno all’Eucarestia la famiglia grande, la comunità, il corpo di Cristo che è la Chiesa.
Progetto Mistero Grande

Pregare con lo smartphone

Anche in Italia, il panorama delle app legate alla preghiera e alla liturgia in generale si sta ampliando sempre di più. Il fenomeno è decisamente in crescita: ci sono applicazioni di tutti i tipi, a seconda delle esigenze e delle sensibilità. C’è il rosario, l’ufficio delle ore, il catalogo delle preghiere cristiane più note, le letture della messa quotidiana…
Inutile girarci attorno: il fatto è che i dispositivi smart che utilizziamo diventano sempre più multitasking e pervasivi in tanti frangenti della nostra vita.
Lasciamo per un attimo da parte le considerazioni antropologiche e sociologiche di questo fenomeno, trascuriamo un secondo le entusiastiche fanfare del “futuro-che-è-già-qui” e pure le tristi elegie del passato “che-le-cose-le-potevi-toccare-con-mano”. Semplicemente, le applicazioni di cui parliamo sono state create per agevolare la preghiera e per poter pregare in qualunque momento: comodità e utilità, al tempo stesso, a servizio di una dimensione centrale della fede cristiana.
Condividiamo quindi una piccolissima ricerca (decisamente non esaustiva) che abbiamo fatto nel mondo delle Catholic Apps. Ne vediamo alcune, seguendo due criteri fondamentali. Il primo è quella della gratuità: tutte le app riportate sono completamente free, dal download all’assenza di acquisti in-app. Il secondo è quello della lingua italiana.
Marco Mazzotti, Settimana news
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La messa in italiano

“Si inaugura, oggi, la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo. È un grande avvenimento, che si dovrà ricordare come principio di rigogliosa vita spirituale, come un impegno nuovo nel corrispondere al grande dialogo tra Dio e l’uomo”. Era il 7 marzo 1965 e il beato Paolo VI nella parrocchia di Ognissanti sull’Appia Nuova a Roma celebrava la prima Messa in lingua italiana.
In quella importante occasione il Papa pronunciava due parole fondamentali: “ordinario” e “straordinario” riferendole alla liturgia che si celebrava per la prima volta. “Consueto e ordinario” era il divino Sacrificio che si stava celebrando, quello che da sempre la Chiesa offre per mandato di Cristo Signore. Non era mutata la fede in ciò che si stava compiendo sull’altare: la Santa Messa era sempre la stessa. Consueto e ordinario, seppure sempre grande e unico!
E quel giorno, c’era qualcosa che faceva giustamente pensare alla novità. Così il Papa continuava: “Straordinaria è l’odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa […]. Norma fondamentale è, d’ora in avanti, quella di pregare comprendendo le singole frasi e parole, di completarle con i nostri sentimenti personali, e di uniformare questi all’anima della comunità, che fa coro con noi”.
Marco Doldi, SIR 2 marzo 2015
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