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L’azzardo Libia

La politica italiana nel Nord Africa è stata estremamente efficace nel ridurre il numero di migranti in arrivo sulle coste italiane, i risultati sono stati eccezionali già nei mesi di luglio e agosto. Ma a che prezzo?
Gli accordi di Bengasi nel 2008 e l’accordo EU-Turchia dell’anno scorso hanno dimostrato che – con una grande quantità di soldi per delegare il controllo dei nostri confini ai nostri vicini – i flussi migratori sono nel breve periodo contenibili. Ma la storia ci ha insegnato che il prezzo da pagare è di portata enormemente maggiore rispetto al suo beneficio nel lungo periodo.
In primo luogo questo approccio non fa che rafforzare gli stessi attori che causano violenza e instabilità: pensare che arricchirli possa portare a risultati duraturi non è solo sbagliato ma anche estremamente pericoloso. Dare armi e soldi a miliziani e delinquenti è sempre stato un gioco molto rischioso. Una maggiore liquidità e una posizione di forza non fanno che aumentare la pericolosità di certi personaggi, perché pensare che non accadrà lo stesso con il clan Al-Dabashi e le altre fazioni libiche?
Emanuele Nannini, Emergency, n.84 – settembre 2017
Vedi: https://www.emergency.it/wp-content/uploads/2017/11/EMERGENCY-84.pdf  pag. 10-12

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I lager libici

Pecore da ricondurre nel recinto a scudisciate, docili in fila, uno dietro l’altro. Poi al centro del cortile seminudi, in ginocchio, mani alla nuca e sguardo basso. Il ragazzo che riprende le immagini, nascosto da una colonna, ha vent’anni ed è siriano. Di frustate non ne ha avute, racconta, perché la sua famiglia ha pagato bene. Quegli uomini, invece, valgono poco: «Li costringono a lavorare come schiavi, li picchiano per alzare il prezzo e non perdere tempo a trattare». I cinque, seicento dollari che hanno in tasca non bastano per raggiungere l’Italia, continua. Rinchiusi nel piccolo lager libico, i migranti devono, allora, fornire il numero di un parente, un amico, un conoscente, e farsene mandare ancora. Quando si arrendono, «il cellulare glielo offrono i trafficanti».
Alessandra Coppola
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