Archivi tag: la famiglia

Noi la volevamo bianca!

Lascia perplessi la storia di Jennifer Cramblett e Amanda Zinkon, la coppia che ha fatto causa alla Midwest Sperm Bank dopo la nascita di una bellissima bambina «nera».
Le due donne, bianche, si erano rivolte alla banca del seme chiedendo il materiale biologico di un uomo caucasico, biondo e con gli occhi azzurri, e si aspettavano, dunque, una figlia che gli somigliasse.
Invece, per un errore umano (un numero trascritto male: donatore 380 afroamericano anziché 330 caucasico), Jennifer è stata fecondata con lo sperma sbagliato e tre anni fa è nata Peyton. Un arrivo comunque meraviglioso che, hanno detto le due mamme, ha cambiato in bene le loro vite. Jennifer non scambierebbe la sua piccolina per niente al mondo.
Tuttavia questa nascita è stata, ed è, fonte di molto stress. Pare che i capelli di Peyton siano indomabili e per tagliarli adeguatamente la bambina debba essere portata da un parrucchiere di colore, nel quartiere nero di una cittadina piuttosto razzista. Inoltre, la famiglia di origine di Jennifer è «inconsciamente insensibile», già poco disponibile ad accettare l’omosessualità della figlia, figuriamoci la pelle caffellatte della nipote.
Di qui, la decisione presa l’anno scorso di fare causa alla banca del seme chiedendo 50 mila dollari di danni per «nascita erronea». Ronald Sutter, il giudice della DuPage County, Illinois, ha appena deciso che la rivendicazione non si può applicare al caso specifico, perché la bambina è nata sana, solo del colore sbagliato. Jennifer e Amanda non si arrendono e torneranno in tribunale a dicembre, puntando, questa volta, sulla negligenza della banca (che nel frattempo ha risarcito la coppia con metà delle spese affrontate per l’inseminazione). Le due mamme hanno spiegato di voler giustizia per evitare che quanto successo a loro possa capitare ad altri.
Eppure resta un dubbio: come è possibile che una coppia gay, immaginiamo abituata a vivere in prima persona la discriminazione, possa in qualche modo inciampare sul colore della pelle della propria bimba?
Elvira Serra, Corsera 7 settembre 2015

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La famiglia è famiglia!

«La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! La famiglia ha una forza in sé» lo ha spiegato Papa Francesco ai partecipanti al Colloquio sulla complementarietà tra uomo e donna organizzato dalla congregazione per la Dottrina della fede.
Per questo, ha proseguito «la famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva».
La complementarietà tra uomo e donna «sta alla base del matrimonio e della famiglia, ma non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. Ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma è anche bellezza».
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Papa Francesco e la famiglia

Accompagnamento e misericordia costituiscono l’atteggiamento che Papa Francesco chiede di avere verso le famiglie. Verso quanti vivono in situazioni irregolari dal punto di vita morale e canonico. L’insistenza è «sulla misericordia divina e la tenerezza nei confronti delle persone ferite, nelle periferie geografiche ed esistenziali».
Certamente, vivere in pienezza il Vangelo della famiglia non è facile, né scontato, e spesso le condizioni concrete dell’esistenza tendono a minare anche gli sforzi migliori: si pensi alla fragilità psicologica e affettiva possibile nelle relazioni familiari o all’impoverimento della qualità dei rapporti, dovuto allo stress originato dalle abitudini e dai ritmi imposti dall’organizzazione sociale, dai tempi di lavoro, dalle esigenze della mobilità.
Inoltre, la cultura di massa influenza e corrode talvolta le relazioni familiari, invadendo la famiglia con messaggi che banalizzano il rapporto coniugale.
Diventa allora più che mai vitale coniugare l’impegno quotidiano in famiglia a condizioni che la sostengano tanto nell’ambito della società civile, quanto nella comunità ecclesiale, motivando concretamente la bellezza e la fecondità del matrimonio e il potere terapeutico della fedeltà coniugale.
Bruno Forte
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Chiesa e famiglia

Tra i “luoghi” in cui la presenza della Chiesa mi sembra maggiormente necessaria e significativa – e rispetto ai quali un eccesso di prudenza condannerebbe all’irrilevanza – c’è innanzitutto la famiglia.
Oggi la comunità domestica è fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio.
Fatevi voce convinta di quella che è la prima cellula di ogni società. Testimoniatene la centralità e la bellezza. Promuovete la vita del concepito come quella dell’anziano.
Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo.
E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita.
Papa Francesco
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10 buoni motivi per non sposarsi

Precisiamo subito. Riteniamo la famiglia un’asse portante per la stabilità sociale e per la felicità personale. Senza se e senza ma. Il nostro suggerimento alle giovani generazioni non sarebbe diverso da quello che è stato suggerito anche a noi: create una famiglia.
Peraltro, anche sul piano schiettamente sociale, fare famiglia garantisce una serie di vantaggi che alla società, generalmente rappresentata dalla Repubblica, non possono sfuggire. La Costituzione riconosce che la famiglia educa, istruisce e mantiene.
Ma in Italia, patria della logica familiare non è così.
Per questo abbiamo provocatoriamente intitolato questo documento “10 buoni motivi per non sposarsi” Noi vorremmo che tutti coloro che hanno la vocazione al matrimonio potessero sposarsi, e che la politica ci aiutasse a togliere quel NON.
ACLI Bresciane.
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La famiglia cristiana

Credo che la famiglia naturale, creaturale – al di là della debolezza personale e del peccato presente in ogni stato di vita e capace di trasformare rovinosamente un sincero desiderio di comunione in una situazione dolorosa di crisi e di distacco – sarà certamente un punto di riferimento e di contraddizione per il futuro.
Non dimentichiamo che il cristianesimo è partito con l’alta riappropriazione del valore della persona e della famiglia, con una grande capacità di entrare in stili e forme decadenti per annunciare che la persona umana è abitata da Cristo, e quindi assume una valenza unica.
Penso che il futuro porterà a riflessioni molto forti su questo.
C’è l’esigenza di creare nelle comunità cristiane dei riferimenti certi sulla famiglia. Mi piace pensare a J. Maritain, che parla di “minoranze di choc”.
Certamente la comunità cristiana è minoritaria nell’attuale contesto sociale, ma conserva la sua vocazione di “provocare”e di “choccare” con uno stile alternativo di vita, in quanto portatrice del progetto salvifico di Dio sulla persona, sulla famiglia e sul bene comune.
Enrico Solmi, Tratto da Settimana, n.13 2014

Per la libertà d’espessione

Il disegno di legge “Scalfarotto” (n. 1052) sull’incriminazione dell’omofobia, è presentato all’opinione pubblica come atto necessario per fermare le discriminazioni contro le persone con tendenze omosessuali.
Introduce, tuttavia, norme penali non necessarie perché il nostro ordinamento già punisce qualunque atto di violenza o di aggressione nei confronti di qualsiasi persona, a prescindere dal suo orientamento sessuale. Non solo: gli atti compiuti contro le persone con tendenze omosessuali sono già puniti con maggior severità di quelli compiuti contro le persone eterosessuali, perché integrano l’aggravante dei motivi abbietti (art. 61, n. 1 c.p.), applicabile ad ogni reato.
Il DDL, ora in discussione al Senato, ha invece conseguenze gravissime sulla libertà di espressione e di educazione, previsti nella Costituzione italiana.
Con il DDL Scalfarotto può, infatti, essere considerato “omofobo” e, quindi, autore di un delitto:
• chiunque affermi pubblicamente che la famiglia naturale è fondata sull’unione tra uomo e donna;
• chiunque si esprima pubblicamente come contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso;
• chiunque sia contrario all’adozione di un bambino da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.
Manifestiamo in silenzio oggi affinché non ci venga tolta la libertà di parola domani.
Veglia per la libertà d’espressione
Torino, 29 marzo 2014, Piazza Carignano, ore 16-17
Se vuoi partecipare manda una mail a mariachiara@martina.to.it che collabora all’organizzazione di questa veglia.