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Le memorie di papa Benedetto

Benedetto XVI Ultime conversazioni

Benedetto XVI
Ultime conversazioni

Serviva un libro, pubblicato alla soglia dei 90 anni, per conoscere il vero volto di Joseph Ratzinger, colui che per otto anni ha regnato sul trono di Pietro col nome di Benedetto XVI e che oggi vive “nascosto al mondo” in un monastero dei Giardini vaticani con l’appellativo di Papa emerito.
Un Pontefice incompreso, indubbiamente, forse anche a causa di quella riservatezza scambiata per austerità, del quale permane tuttavia l’ampiezza e profondità di pensiero, anche se troppe volte anch’esse sminuite da superficiali letture giornalistiche (vedi il caso Ratisbona). Sono pochi quelli che conoscono i veri tratti caratteristici di questo Papa, come la sottile ironia o la sagace schiettezza.
Aspetti che emergono chiaramente nel libro Ultime conversazioni che verrà pubblicato domani in tutto il mondo (in Italia per Garzanti), di cui ilCorriere della Sera e L’Osservatore Romano anticipano oggi ampi stralci. Il volume, scritto con l’amico giornalista tedesco Peter Seewald, è già stato ribattezzato il “testamento spirituale” di Papa Benedetto.
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Corpus Domini

A cosa serve il pane nella vita quotidiana? La risposta è facile: è un alimento.
Dunque non è da guardare, ma da mangiare.
Cristo è restato non per essere adorato, ma soprattutto per essere ricevuto.
Nella normale alimentazione, l’uomo è più forte del cibo. Nell’Eucaristia, il nutrimento, vale a dire Cristo, è più forte ed è più di noi, così che possiamo uscire da noi stessi, giungere oltre noi e divenire come Cristo.
Il senso primario della Comunione non è l’incontro del singolo con il suo Dio – per questo ci sarebbero anche altre vie – ma proprio la fusione dei singoli tra loro per mezzo di Cristo.
la Chiesa non è un partito e non è un apparato politico, ma è comunità nel Corpo del Signore.
Joseph Ratzinger, Avvenire 29 maggio 2016.
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Dio è morto?

Gesù in croce ha veramente preso parte alla sofferenza dei condannati, mentre in genere noi, la maggior parte di noi, siamo solo spettatori più o meno partecipi delle atrocità di questo secolo. A questo si collega un’osservazione di un certo peso.
È curioso infatti che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: «Se accadono cose così, allora Dio non c’è».
Per coloro che invece in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio. Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci ardenti degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore.
Non è un caso che proprio quel popolo che nella storia più è stato condannato alla sofferenza, che più è stato colpito e ridotto in miseria – e non solo negli anni 1940-1945, ad «Auschwitz» -, sia divenuto il popolo della Rivelazione, il popolo che ha riconosciuto Dio e lo ha manifestato al mondo.
E non è un caso che l’uomo più colpito, che l’uomo che più ha sofferto – Gesù di Nazaret – sia il Rivelatore, anzi: era ed è la Rivelazione. Non è un caso che la fede in Dio parta da un capo ricoperto di sangue e ferite, da un Crocifisso; e che invece l’ateismo abbia per padre Epicuro, il mondo dello spettatore sazio.
Joseph Ratzinger, Corsera 2 marzo 2015
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Humanae vitae

«Chi legge serenamente l’enciclica troverà che essa non è affatto impregnata di naturalismo o biologismo, ma è preoccupata di un autentico amore umano, di un amore, che è spirituale e fisico in quella inseparabilità di spirito e corpo, che caratterizza l’essere umano.
A Paolo VI sta a cuore difendere la dignità umana dell’amore umano e coniugale. Perciò la libertà — che nella sua essenza è libertà moralmente ordinata — è al centro delle sue riflessioni. Il Papa ritiene la persona umana capace di una grande cosa: capace di fedeltà e capace di rinuncia. Per questo motivo egli non vuole che il problema della fecondità responsabile — il controllo delle nascite — sia regolato in modo meccanico, ma che venga risolto in modo umano, cioè morale, a partire dallo spirito dell’amore e della sua libertà stessa…
Del resto se si volesse fare un rimprovero al Papa, non potrebbe essere quello del naturalismo, ma al massimo quello che egli ha un’idea troppo grande dell’essere umano, della capacità della sua libertà nell’ambito del rapporto spirito-corpo».
Joseph Ratzinger
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