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Se siete innamorati non sposatevi!

“Mai sposarsi da innamorati. Se siete innamorati non sposatevi perché nell’innamoramento non c’è senso del reale. Solo quando avrai realizzato che accanto a te c’è un disgraziato, un bambino oppure una nevrastenica, un’isterica, solo quando i suoi difetti non saranno più buffi, ma odiosi, allora lo/la amerai davvero (…)
Bisogna saper litigare, saper avere idee diverse e invece molti vivono tirando a campare, ingoiando rospi.
Il benessere relazionale non può decidere su tutto, perché se no il rischio è che si proceda per ipocrisia… ossia andare avanti reprimendo quelle che sono le proprie verità.
Infatti molti vivono cercando di evitare i difetti dell’altro: so che ci sono delle cose che non posso dire per cui dinnanzi ad un difetto dell’altro sto in apnea aspettando che passi e che riemerga un suo pregio (…)
L’amore vero è quello che non conosce condizioni, è quello che parte dall’attrazione, passa per l’affinità e arriva all’intuizione che c’è qualcosa di indissolubile tra voi.
Quest’intuizione ce l’abbiamo tutti ed è necessario averla tutti e due.
Non si arriva al matrimonio per avere un rapporto indissolubile, ma per mettere un sigillo a quello che provate tra voi come indissolubile”.
Don Fabio Rosini

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L’AMORE E’ CALMO E SUSSURRA

Un giorno Meher-Baba fece ai suoi questa domanda: “Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”.
Ci pensarono un istante e poi risposero: “Perché perdono la calma – disse uno di loro -. Per questo gridano!”.
“Ma perché gridare quando l’altra persona ti sta accanto, vicino?” – chiese Meher-Baba. “Non le puoi parlare a voce bassa? Non ti sente forse lo stesso?”.
I discepoli diedero altre risposte, ma nessuna di esse risulto soddisfacente al Maestro.
Alla fine Meher-Baba spiegò: “Quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire la distanza dei cuori si mettono ad urlare per potersi sentire più vicini. E più sono arrabbiate e più gridano, per superare la loro distanza”.
Poi il Maestro Meher-Baba chiese: “E che cosa succede quando due persone si innamorano? Non gridano, parlano dolcemente. I loro cuori infatti sono molto vicini. La distanza tra loro e ridottissima. E quanto più si amano teneramente tanto più non parlano, ma sussurrano e si guardano negli occhi. Alla fine non avranno neppure bisogno di tanti discorsi. Il loro stesso cuore parla. Avviene questo quando due persone si amano”.
Concluse Meher-Baba: “Quando discutete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che aumentino la distanza; cosi facendo infatti potreste divenire alla fine incapaci a riavvicinarvi. Abbracciatevi, invece, con affetto, guardatevi negli occhi e state vicini, tenendovi per mano e stringendole forte”.
(Anonimo)
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Non fondare l’amore sulla sabbia

Alle coppie di fidanzati presenti oggi in piazza san Pietro è stato donato un cuscinetto: “È la carezza del Papa – ha detto monsignor Vincenzo Paglia – che vuole accompagnarvi nel giorno del matrimonio”.
Tre coppie di fidanzati, in rappresentanza degli innamorati, hanno rivolto a Papa Francesco tre domande.
“Loro mi hanno inviato le domande in anticipo – ha scherzato il Papa -, così ho potuto pensare una risposta un po’ più solida. È possibile amarsi per sempre – ha sintetizzato il Papa -. Molti hanno paura di scelte definitive, è una paura generale proprio della nostra cultura.
Questa mentalità porta a dire che si sta insieme finché dura l’amore. Ma l’amore, se ha basi solide, cresce come una casa, che si costruisce assieme, non da soli”.
E ha insistito: “Non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio – ha aggiunto Bergoglio -. La paura del ‘per sempre’ si cura giorno per giorno. Per sempre non è solo una questione di durata, ma è importante la qualità. Un matrimonio non riesce solo se dura”. Poi ha invitato i fidanzati a pregare: “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”.
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Unire le fragilità

La pagina della Genesi che racconta con linguaggio poetico la creazione della coppia umana ci rivela, a leggerla bene, un aspetto inquietante.
La retorica cattolica ha esaltato il racconto della creazione della donna.
Non è così: il testo rivela uno degli errori più comuni fra gli innamorati.
L’umano è infelice: non gli basta conoscere la realtà (questo il significato del dare il nome agli animali). Dio ammette il proprio sbaglio (splendido!) e decide di ricorrere ai ripari: farà all’umano un altro da sé, che lo contrapponga (nel termine ebraico è sottesa una vena di conflittualità). L’umano dorme, Dio crea la donna, non dalla costola, come erroneamente tradotto, ma dividendolo a metà.
Il termine usato indica lo stipite della porta: l’umano ermafrodita è scisso in due parti, in due stipiti che sorreggono l’architrave.
E che fanno entrare nella dimensione di Dio, aggiungo io.
Ma l’uomo, destatosi, non ammette la diversità: non ammette che la donna arriva da Dio, pensa di conoscerla, la chiama “questa qui” e dice che è un pezzo di sé, una proiezione del suo ego. Terribile.
Non è forse il dipinto dell’amore di fusione così decantato dai media e inseguito dalle nostre fragili generazioni di adolescenti? Credere che l’altro sia il mio specchio? Esaltare l’intesa che, alla fine dei conti, è una sottomissione mascherata? Eliminare la diversità del maschile e del femminile?
La soluzione al pasticcio la offre il redattore del testo: perciò l’uomo lascerà la sua famiglia e diventeranno una carne sola.
Per costruire veramente una relazione occorre abbandonare la propria idea di famiglia e unire la carne. Nulla a che vedere col sesso: la “carne”, nell’antropologia biblica, indica la parte debole.
Solo unendo le fragilità possiamo diventare coppia, cercando non in noi ma in un Altro il senso della nostra vita. Siamo compagni di viaggio.
Paolo Curtaz www.tiraccontolaparola.it

 

Un volto radioso

Ieri, in metropolitana, ho avuto la possibilità di osservare, per tutta la durata del viaggio, una coppia di innamorati. Le vedo spesso, sulle panchine del giardino vicino a casa mia ma di solito sono impegnate a scambiarsi effusioni.
In questo caso no, visto anche il luogo. Vedevo bene il volto della ragazza, non so dirvi se era bella, quello che so è che era radiosa.
Sono stato felice per loro, sono stato felice per me perché un volto sorridente è bellissimo. C’è, in un volto così, tutto quello che vale nella vita.
Ho ripensato al tempo del fidanzamento: ma quel volto radioso della nostra “lei” l’abbiamo saputo apprezzare?
Franco Rosada