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Meno figli, scuole sempre più vuote

Prevedibile e previsto, il calo della popolazione scolastica torna a far parlare di sé. Da anni si fanno meno figli e le scuole si stanno svuotando.
Sarebbe però miope concentrarsi solo sugli effetti scolastici del declino demografico. Occorre invece rendersi conto che va affrontato a monte il problema della prolungata denatalità italiana.
I paesi europei che sono riusciti a mantenere i livelli livelli soddisfacenti i loro trend demografici lo hanno fatto con un mix di tre leve: politiche fiscali più amichevoli nei confronti delle famiglie con figli; servizi per l’infanzia accessibili e di qualità; politiche dell’immigrazione più o meno selettive, attente ad attrarre e a coltivare le giovani generazioni istruite.
Andrea Gavosto
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Vedi anche GF96 Imparare ad imparare.

 

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Il secolo dei nonni

Quello in cui viviamo è il secolo dei nonni, associato invece al novecento che ha visto lo sviluppo, se non addirittura la nascita, della cultura dell’infanzia. Anche se i dati a disposizione non sono univoci, per i diversi metodi e procedure di raccolta e analisi impiegati, si può calcolare, con una certa attendibilità, che la qualifica di nonno possa oggi essere attribuita a circa dodici milioni di italiani di cui ben l’ottanta per cento si occupa abitualmente di sette milioni di bambini, con un risparmio, si calcola, per le famiglie, di ventiquattro miliardi di euro l’anno. Il parametro dell’ “occuparsi abitualmente” non si riferisce solo a nonni che esercitano a tempo pieno questo compito, ma anche a chi è a “part time”, con un impegno certo intenso e quasi quotidiano che permette, però, comunque, di mantenere un significativo spazio per altre attività e interessi personali. Ma l’importanza dei nonni oggi non è solo a livello quantitativo. I nonni dell’ottanta per cento (quasi dieci milioni), rispondono ad almeno tre funzioni, oggi particolarmente importanti. La prima è quella di aiuto nell’accudimento, in un contesto in cui i genitori lavorano di più e in situazioni più disagiate e, a volte, anche di sostegno economico. La seconda è quella di far vivere una affettività e relazionalità diversa e integrativa da quella dei genitori, ma anche esercitare un ruolo educativo nelle aree della conoscenza, della moralità e dei valori. La terza è quella di rappresentare la “radice” e la “memoria” della storia famigliare, della propria e precedente loro generazione.
Gruppo Abele, progetto genitori&figli