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Prepariamoci al Natale 1

ascolta

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
In ogni casa non manchi l’occasione, nel periodo d’Avvento, per rileggere alcuni brani del Vangelo di Luca che ci permettono di accompagnare il cammino delle feste natalizie. Farlo insieme, genitori e figli, è un modo per ascoltare il Signore, ma anche per ascoltarci reciprocamente e, forse, riprendere un dialogo interrotto dalle troppe attività e servizi e poco attento ai problemi ed esigenze interiori di ciascuno. Occorre riappropriarsi del tempo che si passa in casa, per non disperdere la ricchezza dell’incontro interiore e profondo tra le persone. Altrimenti il vortice delle attività e la voce forte e suadente dei mass-media diventano un’impellente necessità a cui non si riesce alla lunga a rinunciare. La lettura della Bibbia e del vangelo, insieme alla preghiera familiare, sono uno spazio di libertà per se stessi e per imparare ad ascoltare e rispondere, in famiglia, alle necessità e richieste e attese più vere di chi ci sta accanto.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Tutti a tavola! E la preghiera?

Oggi siamo abituati ai 4 salti in padella, per dire: “non perdete tempo a cucinare, dimezzate i minuti, ottimizzate i tempi, fate in fretta”.
Non di rado si assiste che in quella mezz’ora dedicata alla cena la Tv sia l’unica parola, che l’attenzione sia tutta rivolta a lei, che qualcuno si alzi prima che il pasto sia concluso per ritirarsi in camera ad ascoltare musica, che il telefono squilli tra una portata e l’altra e che il cellulare di tutti regni incontrastato sulla tavola e lampeggi continuamente.
Invece la cena dovrebbe essere un momento d’incontro, di scambio, d’ascolto. Potrebbe diventare un momento in cui anche il nostro cuore, i nostri rapporti, possano ricevere nutrimento. Radunarsi intorno all’altare domestico insieme, senza quella fretta che caratterizza ormai le nostre giornate, sarebbe fondamentale e potrebbe diventare una preziosa opportunità per pregare insieme.
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Famiglia e comunicazione

«Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”» (vv. 41-42).
Anzitutto, questo episodio ci mostra la comunicazione come un dialogo che si intreccia con il linguaggio del corpo. La prima risposta al saluto di Maria la dà infatti il bambino, sussultando gioiosamente nel grembo di Elisabetta. Esultare per la gioia dell’incontro è in un certo senso l’archetipo e il simbolo di ogni altra comunicazione, che impariamo ancora prima di venire al mondo.
Il grembo che ci ospita è la prima “scuola” di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Questo incontro tra due esseri insieme così intimi e ancora così estranei l’uno all’altra, un incontro pieno di promesse, è la nostra prima esperienza di comunicazione. Ed è un’esperienza che ci accomuna tutti, perché ciascuno di noi è nato da una madre.
Anche dopo essere venuti al mondo restiamo in un certo senso in un “grembo”, che è la famiglia. Un grembo fatto di persone diverse, in relazione: la famiglia è il «luogo dove si impara a convivere nella differenza» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 66). Differenze di generi e di generazioni, che comunicano prima di tutto perché si accolgono a vicenda, perché tra loro esiste un vincolo. E più largo è il ventaglio di queste relazioni, più sono diverse le età, e più ricco è il nostro ambiente di vita. È il legame che sta a fondamento della parola, che a sua volta rinsalda il legame.
Le parole non le inventiamo: le possiamo usare perché le abbiamo ricevute. E’ in famiglia che si impara a parlare nella “lingua materna”, cioè la lingua dei nostri antenati (cfr 2 Mac 7,25.27). In famiglia si percepisce che altri ci hanno preceduto, ci hanno messo nella condizione di esistere e di potere a nostra volta generare vita e fare qualcosa di buono e di bello. Possiamo dare perché abbiamo ricevuto, e questo circuito virtuoso sta al cuore della capacità della famiglia di comunicarsi e di comunicare; e, più in generale, è il paradigma di ogni comunicazione.
Papa Francesco
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La cultura dell’incontro

Il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2014 sarà: “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”.

La comunicazione, di per sé, coinvolge la persona umana nei suoi rapporti con gli uomini e le donne che lo circondano nel suo cammino esistenziale. La vera comunicazione, infatti, non è solo informativa, ma apre ampi spazi alla conoscenza e alla relazione, questo vale per i tradizionali mezzi di comunicazione, vale a dire stampa, radio, televisione e cinema. Ma queste due dimensioni, conoscitiva e relazionale, emergono ancora di più quando parliamo di nuove tecnologie. Le caratteristiche proprie delle attuali tecnologie comunicative – basti pensare al superamento di spazio e tempo e dell’interattività – dimostrano come oggi in campo comunicativo, ci si apre all’incontro con il mondo in cui viviamo e con gli uomini e le donne del nostro tempo. In questa prospettiva si comprende come la comunicazione tocca il cuore del rapporto interpersonale e la comunicazione sarà tanto più vera quanto più emerge questa dimensione umana.
Monsignor Claudio Maria Celli, SIR, 17 ottobre 2013

Ascoltarsi e conoscersi

Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso.
Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni.
Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri.
Il mondo è percorso da strade che avvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene. 
Papa Francesco, La Repubblica, martedì 1° ottobre 2013
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