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Meno figli, scuole sempre più vuote

Prevedibile e previsto, il calo della popolazione scolastica torna a far parlare di sé. Da anni si fanno meno figli e le scuole si stanno svuotando.
Sarebbe però miope concentrarsi solo sugli effetti scolastici del declino demografico. Occorre invece rendersi conto che va affrontato a monte il problema della prolungata denatalità italiana.
I paesi europei che sono riusciti a mantenere i livelli livelli soddisfacenti i loro trend demografici lo hanno fatto con un mix di tre leve: politiche fiscali più amichevoli nei confronti delle famiglie con figli; servizi per l’infanzia accessibili e di qualità; politiche dell’immigrazione più o meno selettive, attente ad attrarre e a coltivare le giovani generazioni istruite.
Andrea Gavosto
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Vedi anche GF96 Imparare ad imparare.

 

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L’immaginario e il reale


Provate a pensare a quanta parte della discussione pubblica, in questi mesi, si sia incentrata sul tema dell’immigrazione, dei profughi e della sicurezza, piuttosto che sulle pensioni o sul reddito di cittadinanza. Tutto ciò favorisce un circuito perverso che oggi vede il perno sulla comunicazione via social ripresa e amplificata dai quotidiani, dalle televisioni, da internet e dai talk show: in un processo che si autoalimenta, costruendo così una sorta di realtà parallela rispetto ai problemi reali della vita quotidiana. Generando una bipolarità fra immaginario e realtà.
Ma le priorità indicate dalla comunicazione (politica e mediatica) sono le medesime della popolazione? Una conferma all’esistenza della bipolarità si riscontra quando si domanda agli italiani quale sia il problema più importante là dove vive. La lista proposta va dagli immigrati, alla viabilità, dal costo della vita all’inquinamento e altri temi ancora. La questione che per tutti risulta essere in assoluto la più importante nella propria realtà è il lavoro (38,1%), seguito a distanza da altri problemi posti quasi sul medesimo piano: inquinamento (15,0%), viabilità (10,9%), costo della vita (10,9%) e qualità dei servizi socio-sanitari (10,1%). L’immigrazione (5,9%) e la criminalità (4,8%) sono collocati in fondo alla classifica, nettamente distanziati.
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Immigrazione e sicurezza


Immigrazione e sicurezza sono due ambiti complementari? Così parrebbe esaminando il decreto del Governo su sicurezza e immigrazione. Questo è un modo di inquadrare il problema ma non è l’unico.
Il tema dell’immigrazione, anche se indubbiamente pone questioni di sicurezza, può essere visto anche dalla prospettiva dell’integrazione di chi si è in grado di accogliere: dall’organizzazione delle città per fare sì che questa integrazione si realizzi veramente, al potenziamento delle strutture con compiti di integrazione e formazione; nella tutela degli individui rispetto alle comunità di appartenenza quando questi portano valori per noi lesivi della dignità della persona; nella tutela degli immigrati rispetto a forme di sfruttamento e della repressione di quello sfruttamento.
La scelta del Governo è stata invece quella di inviare il messaggio che l’emigrazione va tenuta sotto controllo per i danni che provoca ai cittadini italiani.
Prima gli italiani: questo è il grande spot. Ma questo è marketing, non è governare.
Sofia Ventura
Sintesi da la Stampa, 25 settembre 2018
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Perché non volete che diventi italiana?

Mi chiamo Vydia, ho 16 anni e sono nata a Roma, originaria dell’India. Ma del mio Paese, della mia piccola città nel Kerala, non ricordo niente perché non ci torno da tanti anni. Capisco l’indiano ma lo so scrivere male e quando sogno lo faccio nella vostra lingua. Mi addolora scrivere «vostra» perché io la sento anche mia. Frequento il liceo scientifico, ma la mia materia preferita è proprio l’italiano. Quando faccio arrabbiare mia madre lei mi dice «sei diventata italiana» e io le rispondo che sono italiana. Anche se formalmente non mi permettete di esserlo. Ci avevo sperato nella legge sullo Ius soli, mi sembrava il più bel regalo di Natale possibile, per me e per i ragazzi che anche se non sono nati in Italia, qui sono cresciuti e qui vogliono vivere. Io chiederò la cittadinanza appena compiuti 18 anni e non credo che avrò difficoltà ad averla, ma una legge avrebbe reso tutto più facile e accogliente. Perché non mi volete?
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Jus soli

Lo jus soli non è, come qualcuno continua a dire, un “regalo” ingiustificato e immeritato. Basta leggere il disposto di legge, per rendersene conto.
Ma …leggere e informarsi costa!
Più che politiche di contrasto, il fenomeno dell’immigrazione chiede politiche di inclusione sociale e di dialogo che aiutino a non far leggere l’incontro e il rapporto con persone e popoli nuovi ingenuamente e semplicemente con “orgoglio e rabbia”, ma con attenzione alla verità dei fatti.
Mi sento di fare un appello a tutti i cittadini. Riappropriamoci del diritto di informarci, di giudicare e decidere sulla base di informazioni veritiere. Sottraiamoci al tifo da stadio che continuano a inculcarci presunte rubriche di informazione, soprattutto televisiva.
Non lasciamoci rubare il diritto e scippare la gioia di impegnarci e di decidere per il “bene comune”.
Il “bene comune” è molto di più dell’interesse dei singoli che, guarda caso, è il tornaconto dei soliti noti, anche se sotto etichette differenti!
Sì! La gioia e la fatica di lasciarci guidare dalla consapevolezza di spenderci per il “bene comune”, che è il bene anche di chi proprio non ce la fa!
+ Nunzio Galantino
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Tutti italiani, non ancora cittadini

Come in tanti altri ambiti della vita del nostro Paese, ma forse in questo in maniera particolare, si avverte sempre più forte l’incidenza sulla società italiana di campagne di disinformazione e di tentativi di manipolazione della realtà che per ragioni ideologiche – o, peggio, per scopi tristemente strumentali – sfruttano la paura e il senso di smarrimento che è legittimo provare di fronte ai grandi cambiamenti della nostra epoca. E così diventa facile confondere le acque, mischiando notizie di cronaca nera e numeri sugli sbarchi, appelli all’identità nazionale e accuse di buonismo perbenista, eruditi discorsi sul concetto di cittadinanza e primordiali affermazioni sul diritto all’egoismo.
Quando invece, anche se sembra paradossale dirlo, per poter capire cosa c’è in ballo quando parliamo di ius culturae e di ius soli temperato basterebbe che ci aiutassimo tutti insieme a fare una cosa semplice: guardare la realtà che abbiamo attorno, cercando di leggerla con semplicità, profondità e sincerità. Sono tre caratteristiche, queste ultime, che come tutti sappiamo appartengono in maniera esemplare ai bambini, e che troppo spesso perdiamo diventando adulti.
Matteo Truffelli, Avvenire, martedì 19 settembre 2017
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Leggi anche: Perché anche tanti cattolici contro lo ius soli?

Ero straniero…

Controcorrente e al di fuori di ogni convenienza politica, la campagna “Ero straniero” è una proposta di legge popolare per cambiare, in senso inclusivo, le politiche dell’immigrazione in Italia.
L’obiettivo è quello di raggiungere 50 mila firme entro 6 mesi dal 1° maggio da parte dei promotori: Centro Astalli, Radicali italiani, Casa della carità Milano, Acli, Arci, Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienza), A buon diritto, Cild (Coalizione italiana libertà e diritti civili).
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno pubblico di papa Francesco oltre a molti sindaci e organizzazioni come Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
L’obiettivo politico esplicito è quello di superare la legge Bossi Fini sull’immigrazione.
Abbiamo chiesto a Donatella Parisi del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, una presentazione della proposta rimandando per approfondimenti ai siti web dei promotori e alla pagina Facebook della campagna.
«Promuovere questa campagna è l’occasione per ribadire che accompagnare i rifugiati non significa solo essere testimoni della vita di tante persone che incontriamo e del loro carico di sofferenza e speranza, ma vuol dire soprattutto essere promotori di una nuova umanità, quell’umanità che fa bene e fa il bene. È per noi la declinazione di un impegno quotidiano nel creare percorsi di inclusione e coesione sociale a vantaggio di tutti. Questa proposta è frutto di un cammino che stanno compiendo insieme personalità e organizzazioni molto diverse tra loro, accomunate dalla necessità di un ribaltamento culturale. La paura del diverso va affrontata, il racconto dell’immigrazione va cambiato, le buone prassi che ci sono vanno fatte conoscere, affinché si diffondano e diventino strutturali. Riteniamo sia importante che il cambiamento culturale vada a stimolare anche un cambiamento legislativo. Ecco perché mettersi insieme per un’iniziativa di legge popolare».
La proposta di legge dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, si compone di 8 articoli che prevedono:
• l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari;
• la reintroduzione del sistema dello sponsor;
• la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”;
• nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure per l’inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo;
• il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati;
• l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri;
• l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo;
• l’abolizione del reato di clandestinità».
Fonte: Città Nuova, agosto 2017