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I poveri che non vediamo


La povertà è intorno a noi, ci circonda ma non la vediamo. Non abitiamo nei posti “giusti” e non abbiamo nessuna viglia di andarla a cercare.
Poi andiamo al cinema, a vedere un film libanese, e ci ritroviamo immersi fino al collo in questa povertà.
Ci possiamo illudere che sia così solo in Libano ma sappiamo che non è vero.
La storia che ci propone Nadine Labaki è universale: si è poveri perché profughi, perché immigrati clandestini, perché nati in una famiglia povera, perché semplicemente si è disgraziati (per colpa nostra o di altri).
Andate a vedere Cafarnao al cinema, e poi ne riparliamo.
Franco Rosada

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Immigrati. La famiglia, valore comune

 Il numero di marzo 2018 della rivista è disponibile in rete.
Lo potete leggere cliccando qui!
Di seguito un piccolo “assaggio”.

…Da questo breve confronto tra il nostro modello di famiglia e quello degli immigrati può nascere un senso di rimpianto nei confronti della famiglia tradizionale.
Questo modello di famiglia e la scala di valori che lo sostiene non è molto diverso da quello che era presente anche in Italia nell’anteguerra.
Le differenze più forti rispetto a questo modello si riscontrano là dove i matrimoni sono ancora combinati, o è presente la poligamia, o la struttura della società è basata sul concetto di clan.
Per il resto, il tipo di famiglia vissuto dai nostri nonni non era molto diversa dal quella degli immigrati.
Commenta Joany, peruviana: “La nostra società è basata su tante cose buone, tra cui l’affetto e il rispetto per la famiglia, per i più grandi. Adesso che sono in Italia a mia figlia dico che non deve imparare dalle sue amiche.
Gli italiani apprezzano i nostri valori. Infatti molti mi fanno i complimenti per come si comporta mia figlia. Perché non fa chiasso ed è rispettosa verso tutti”.
Quando le viene chiesto cosa potrebbe nascere se la cultura italiana e quella peruviana si incontrassero a metà strada risponde senza esitazione: “La famiglia perfetta!”. E continua: “ci sarebbe l’equilibrio del rapporto uomo-donna che c’è qui, e noi potremmo portare l’educazione dei figli. Verrebbe davvero fuori una bella famiglia”.

Famiglie e benessere perduto

Nonostante i buoni risultati economici di questi ultimi anni, in Italia una famiglia su due non riesce ad accedere a un livello di benessere sufficiente per non essere costretta a rinunce nelle cure mediche, nello studio, nel numero di figli. Viceversa, solo una minoranza (il 30% del totale) ha una situazione economica così solida da potersi pagare i servizi che ormai sono in larga parte privatizzati, accantonando anche qualche risparmio.
Il problema è che abbiamo accumulato un grave ritardo e che, nonostante le tante eccellenze di cui il Paese per fortuna ancora dispone, non siamo ancora riusciti a invertire il declino ben visibile se si guardano le ultime 3 generazioni: quella del dopoguerra che era riuscita a creare ricchezza; quella del baby boom che l’ha consumata; e infine quella dei Millennials che rischiano di essere sacrificati per le colpe dei padri.
Mauro Magatti, Corsera 11 novembre 2017
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Noi e gli altri

Siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati […] Tutti siamo testimoni del carico di sofferenza, di disagio e di aspirazioni che accompagna i flussi migratori […]
I lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d’origine grazie alle rimesse finanziarie.
Questi lavoratori […] non devono essere trattati come qualsiasi altro fattore di produzione. Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione.
Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 62
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Guerra, profughi e immigrazione

Parlare di immigrati ormai è diventato difficilissimo, nessuno ha più pazienza d’ascoltare, i più moderati restano in silenzio, gli altri o invitano a rispedire ogni barca a destinazione o a girare la testa dall’altra parte quando fanno naufragio.
Poi leggi il racconto di quella madre che è riuscita a tenere a galla per un’ora il figlio di otto anni, prima di morire all’arrivo dei soccorsi, e senti che qualcosa non funziona più, dentro e fuori di noi.
Scopri che su una barca alla deriva ci sono 133 bambini, che ieri sera sono stati salvati dalla Marina Militare italiana. Sono siriani, in fuga dalla guerra con i loro genitori.
Il nostro sport nazionale è ripetere ad alta voce che l’Italia fa schifo.
E se il nostro riscatto stesse nel riscoprire che siamo capaci di umanità?
Mi attirerò una bella dose di critiche, ma ho voglia di dire che sono orgoglioso di appartenere a una nazione che manda i militari a salvare le famiglie e non a sparargli addosso.
Mario Calabresi
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Storie di seconda generazione

In una scuola di Milano a una ragazzina, figlia di un’egiziana e di un italiano, è stato proposto di seguire un corso di arabo a scuola. Al che replicato un po’ stizzita: “Non sono mica un’extra-comunitaria!”.
In una scuola materna del quartiere San Salvario (Torino), frequentata da molti bambini maghrebini, le maestre hanno deciso di preparare il couscous. Hanno cercato la ricetta “originale” per cucinarlo secondo la tradizione. I bambini erano contenti. Poi una maestra ha chiesto ad un piccolo di origini marocchine: “Ti piace?” “Si”. “È come quello che fa tua mamma?” e la risposta del bambino è stata: “Quello di mia mamma è più buono perché mette uno strato di couscous e uno di tortellini, uno di couscous…””.
Viviana Premazzi
Per Leggere il Dossier da cui sono state estratte le due citazioni: www.rivistamissioniconsolata.it numero 5, maggio 2012, p.36-45