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I Rohingya e Myanmar

Noi siamo coi Rohingya, così come con qualsiasi minoranza perseguitata nel mondo.
Nel levarci in solidarietà a questa popolazione, colpita da una violenza genocida condannata dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale, lo facciamo mano nella mano con le principali autorità buddhiste del mondo – da Thich Nhat Hanh al Dalai Lama – che hanno lanciato un appello internazionale per denunciare tali persecuzioni, e per invitare la popolazione buddhista del Mynamar ad astenersi dalle violenze e ad operare per la loro cessazione, nel nome dello stesso Dharma buddhista e dei suoi nobili insegnamenti.
Tale appello è stato sottoscritto dall’Unione Buddhista Italiana, e successivamente diffuso e valorizzato da esponenti delle stesse comunità islamiche italiane, solitamente invitate a loro volta a dissociarsi da episodi di violenza legati all’Islam. Esso si iscrive in un più ampio orizzonte di autorevoli pronunciamenti, che da Papa Francesco all’Imam di al-Azhar hanno visto in prima fila proprio le autorità delle principali tradizioni spirituali: se il male del settarismo e del fanatismo integralista costituisce un pericolo per ognuna di esse, è proprio al loro interno che possiamo rintracciare oggi i primi e migliori antidoti a tali malattie.
Nell’auspicare un’immediata cessazione delle violenze e una pronta riconciliazione delle nobile popolazione birmana in tutti suoi elementi, uniamo dunque la nostra voce a questi autorevoli appelli, chiedendo alle nostre istituzioni di non tacere e di agire concretamente rispetto a quanto sta accadendo. Nella comune lotta civile e spirituale all’ignoranza, all’odio e ad una distruttiva avidità, i valori condivisi della conoscenza e della compassione costituiscono per noi la solida base del dialogo e della riconciliazione, tanto in Myanmar quanto nelle nostre città e nel mondo intero.
Ibrahim Gabriele Iungo, musulmano
Vedi anche Ai fratelli e alle sorelle buddhiste del Myanmar

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L’Islam è il nemico?

“Mi fece riflettere il fatto che gli stessi musulmani, spesso guardati con diffidenza dai cristiani, vedevano questi ultimi come sodali degli occupatori europei dei loro paesi. Nei periodi storici di crisi, le persone tendono a sfogare la rabbia contro nemici identificati con religioni diverse dalla propria, ad essi opposta. Quel che dopo il 1929 condusse all’Olocausto degli ebrei si sta ripetendo oggi con l’avanzata dell’Isis. Ma l’Islam non è questo. Io collaboro con l’AECNA (Amicizia Ebriaico-Cristiana di Napoli) per dimostrare che ciò che sta succedendo al di là delle nostre coste può succedere anche qui. Se l’uomo diventa aggressivo e avido ci sarà la guerra, mentre noi dobbiamo cercare la pace”.
Nasser Hidouri, imam di San Marcellino (CE)
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