Archivi tag: ideologia

Dubbi


Ho molti dubbi sulle soluzioni proposte per salvare il pianeta.
Si parla di energia pulita e si costruiscono enormi wind farm, come quella che occupa 162 km2 nei pressi del Lago Turkana in Kenya, o le grandi dighe per produrre energia pulita sul rio delle Amazzoni o sul fiume Omo in Etiopia, senza tenere conto delle popolazioni che lì vivevano da millenni, costrette a lasciare le loro terre. Pulita per chi allora?
Si parla di case a impatto zero, per le quali il legno gioca una parte fondamentale. Ma gran parte di quel legname viene dal disboscamento abusivo di foreste equatoriali.
Si vogliono le automobili elettriche, e tutte le industrie del settore si lanciano a produrle. Ma qual è il costo ambientale e umano del coltan e di altri minerali usati per le nuove batterie?
Si promuove lo stile di vita vegetariano e vegano. Ci si domanda chi paga il prezzo dell’espansione di monocolture (per lo più in paesi del Sud del mondo) per la produzione dei prodotti di base per quelle diete?
Si attaccano gli allevatori intensivi di bovini o maiali, ma quanto si fa per ridurre davvero il consumo di carne sulle nostre tavole? Siamo disposti a pagare di più per avere carne da allevamenti che trattino meglio gli animali?
E i biocarburanti? Sicuri che la loro produzione che esige grandi monocolture sia davvero amica dell’ambiente?
Non parliamo poi del nostro rapporto con le automobili. Se la produzione diminuisce e calano le vendite si parla subito di crisi nazionale. Ma anche, dall’altra parte, vedi la promozione dell’uso della bici.
«Bici è bello», vero. Ma certe politiche di fare piste ciclabili a tutti i costi, anche a quello di causare lunghissime code su strade dove prima il traffico passava sciolto, sono scelte che davvero rispettano l’ambiente? O forzature ideologiche?
Gigi Anatoli, direttore della rivista “Missioni Consolata”
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Asili nido a tempo pieno?

Ho avuto l’opportunità di partecipare ad un interessante convegno internazionale sulla famiglia, tre giorni pieni di incontri e discussioni, una grande occasione di confronto. Quello che però mi ha colpito, in negativo, è stata una forte tendenza, da parte dei ricercatori, ad applicare uno schema ideologico sulla realtà, che catalogava le opinioni espresse come “progressive” o “traditionalist”, giudicandole così buone o cattive non tenendo conto delle scelte delle persone interpellate.
Tipico è il caso della “freedom of choice”, della libertà di scelta, davanti al modo in cui conciliare famiglia e lavoro per le giovani coppie (e le giovani donne). In molti contesti nazionali emergeva che molte famiglie vogliono stare più tempo con i propri bambini piccoli, e i genitori preferiscono congedi, o un uso forte del part-time, proprio per poter fare meglio i genitori, anziché più servizi per tornare al lavoro prima possibile.
Ma questa “libertà di scelta” veniva stigmatizzata, dai ricercatori, come espressione di un modello liberista, mentre invece sarebbe stato più “giusto” (parole dei ricercatori, sia chiaro…) che subito i bambini (tutti i bambini) venissero inseriti in asili nido a tempo pieno. Ad esempio in Finlandia si parlava anche di asili nido con pernottamento. Ma proprio la Finlandia, tra gli altri Paesi del welfare scandinavo, è la nazione dove ci sono meno famiglie che mandano i figli al nido, perché preferiscono stare con i propri figli più a lungo.
Francesco Belletti
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Chiesa e gender senza pregiudizi

Le tendenze ecclesiali [sul tema del gender] oscillano tra due impostazioni.
Da un lato, si configura un rifiuto radicale e fortemente critico soprattutto delle teorizzazioni ideologiche riguardo al gender, considerate come una «strategia abilmente orchestrata tramite la manipolazione del linguaggio e la forte pressione di potenti lobbies negli organismi politici internazionali», destinate a camuffare un’antropologia “s-corporata”, affidata all’assoluta libertà individuale e tesa a screditare sessualità, matrimonio e famiglia nella loro tipologia strutturale classica. D’altro lato, c’è però anche il tentativo di vagliare criticamente la prospettiva di genere così da produrre una più compiuta versione antropologica che, lungi dal dissociare e screditare il sesso biologico rispetto al genere socio-culturale, riconosca il corpo sessuato nella duplice forma maschile e femminile come elemento base sul quale si innesta e si sviluppa l’identità soggettiva.
Gianfranco Ravasi, Il Sole-24 ore, 18 ottobre 2015
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Islam, un testo da leggere

«Mi rivolgo agli studiosi della religione e alle autorità religiose.
Dobbiamo rivolgere uno sguardo attento e lucido alla situazione attuale.È inconcepibile che l’ideologia che noi santifichiamo faccia della nostra intera nazione una fonte di preoccupazione, pericolo, morte e distruzione nel mondo intero.
Non mi riferisco alla «religione» bensì alla «ideologia», il corpo di idee e di testi che abbiamo santificato nel corso di secoli, al punto che rimetterli in discussione diventa difficile (…).
È concepibile che 1,6 miliardi di musulmani uccidano il resto della popolazione mondiale, per vivere da soli?
È inconcepibile. Io dico queste cose qui, ad Al-Azhar, davanti ad autorità religiose e studiosi. Che Allah possa testimoniare nel Giorno del Giudizio della sincerità delle vostre intenzioni, rispetto a quello che vi dico oggi (…).
Dovete opporvi a questa ideologia con determinazione. Abbiamo bisogno di rivoluzionare la nostra religione (…).
Onorevole Imàn, voi siete responsabile davanti ad Allah. Il mondo intero aspetta le vostre parole, perché la nazione islamica è lacerata, distrutta, avviata alla rovina. Noi stessi la stiamo conducendo alla rovina».
Dal discorso del presidente egiziano Al Sisi all’Università Al-Azhar del Cairo, 1° gennaio 2015. Traduzione di don Tino Negri

La famiglia è famiglia!

«La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! La famiglia ha una forza in sé» lo ha spiegato Papa Francesco ai partecipanti al Colloquio sulla complementarietà tra uomo e donna organizzato dalla congregazione per la Dottrina della fede.
Per questo, ha proseguito «la famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva».
La complementarietà tra uomo e donna «sta alla base del matrimonio e della famiglia, ma non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. Ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma è anche bellezza».
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La perdita del Maligno

«Oggi, forse anche per colpa dei preti, la comunicazione giornalistica è spesso di basso profilo, ripete non di rado i soliti due o tre argomenti.
Questi sono la pedofilia, gli intrighi di Curia, un cristianesimo presentato solo come dottrina morale sessuale o moralismo, mentre il vero messaggio cristiano è sul significato della vita, del bello, della trascendenza verso l’altra vita».
Non sarà, cardinale Ravasi, che questo è accaduto anche perché negli ultimi anni una parte dei valori del cattolicesimo sono diventati occasione di scontro, bandiere alzate da schieramenti politici che hanno fatto mediocri guerre di religione?
«Anche questo è vero. Le figure laiche, religiose e non, fino a qualche anno fa erano di ben altra qualità.
Penso in ambito cattolico a La Pira e Dossetti, o per stare al mondo “laico” piemontese, a uomini come Bobbio e Galante Garrone; a un confronto che si nutriva di conoscenze di antropologia e sociologia, oltre che di cultura classica.
Purtroppo negli ultimi anni il dibattito si è immiserito. Ho nostalgia del tempo in cui c’erano certamente le ideologie, ma c’era anche il pensiero. Adesso le ideologie sono morte, ma è morto anche il pensiero.
Anche per quanto riguarda l’etica si è registrato un declino morale.
Mi viene in mente il Faust di Goethe: “Abbiamo perso il grande Maligno, e abbiamo solo tanti piccoli colpevoli”».
Dall’intervista di Marcello Sorgi al cardinal Ravasi
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