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Furto o rapina?

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Tra il titolo dell’articolo e la foto che lo accompagna quale legame c’è?
Se preferite: quale legame c’è tra il 6° e il 7° comandamento?
Forse avrete capito che sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema proprio i 10 comandamenti.
E allora vi voglio fornire un’anticipazione. Si tratta di una storiella ebraica che ho trovato divertente e dalla quale spero comprenderete il titolo di questo articolo.

Un anziano maestro raccontava: “Un giorno un uomo andò a trovare un rabbino e gli disse: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino rispose: “È semplice. Andrai in sinagoga il sabato in cui si leggono i dieci comandamenti e, al momento in cui si arriverà a “tu no ruberai”, guarderai ciascuno dei presenti dritto negli occhi. Quello che arrossirà sarà certamente il ladro del tuo orologio.
L’uomo si recò alla sinagoga il giorno indicato, poi tornò a trovare il rabbino per dirgli che aveva finalmente ritrovato il suo orologio. Quest’ultimo si rallegrò nel vedere che i suoi consigli avevano avuto un buon risultato. Ma l’uomo gli disse: No, non si tratta di questo. Il fatto è che nel momento in cui si leggeva “Tu non commetterai adulterio”, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora Coen”.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

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Le dieci parole

10-comandamenti

Perché il prossimo numero della rivista sarà dedicato ai 10 comandamenti?
Non li sappiamo a memoria? Non li viviamo quasi come un costrizione rispetto alla libertà del Vangelo, rispetto al comandamento dell’amore proclamato da Gesù Cristo?
Infatti, come scrive frere John di Taizé nel suo bel libro: “Verso una terra di libertà”, “quando immaginiamo di conoscere una realtà che abbiamo già visitato e della quale pensiamo di non aver più nulla da ricavare, questa realtà, in un certo senso, non esiste più”. Eppure, se si ha pratica della Lectio divina, un brano del Vangelo, anche se pregato più volte ogni volta rivela qualcosa di nuovo, perché ogni volta la Parola di Dio può condurci “la dove non siamo mai stati, verso una vita insperata”.
Non per niente la parola comandamento non è presente nella Bibbia, che parla invece di 10 parole. Questo sarà il titolo del prossimo numero.
Franco Rosada

I dieci comandamenti

Benigni ha ricordato che nel «dono della Legge» (come i commentatori rabbinici definivano l’episodio narrato nel libro dell’Esodo in cui Mosè riceve le due tavole di pietra) «per la prima volta ci vengono date delle regole, regole così attuali da impressionare. Diventano legge i sentimenti, l’amore, la fedeltà, il futuro, il tempo». Sì, l’essere umano ha bisogno di regole, di punti e riferimenti etici saldi, anche – e forse soprattutto – in stagioni come la nostra in cui l’etica sembra scomparsa dalla vita pubblica e dalla convivenza quotidiana. Queste regole solo apparentemente provengono dall’esterno: in realtà sono ridestate a partire dal nostro intimo, da quello che la coscienza ci fa percepire come bene e male. In questo senso Dio non ci impone una legge estranea e ostile, ma ci conferma che quanto di nobile abita il cuore umano è degno di divenire la norma di comportamento, la via regale alla felicità, la risposta agli aneliti più profondi…
A questo punto si impone una domanda: perché uomini religiosi che hanno per funzione e servizio quello di spiegare la legge di Dio e far riconoscere in essa la libertà, risultano invece così noiosi, pedanti, esperti nel caricare pesi sulle spalle degli altri e così incapaci di farsi ascoltare? La loro è un’afasia orale oppure è un’afasia spirituale che nasce da mancanza di passione e di convinzione?
Enzo Bianchi, La stampa, 17 dicembre 2014