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Perché?


Ci sono “perché?” che non hanno risposta. Per esempio: perché soffrono i bambini? Perché un bambino rimane orfano? Chi può rispondere a questo? Nessuno. Molti perché non hanno una risposta umana, ma solo divina.
Cosa ho fatto di male per avere questa sorte? Non lo sappiamo. Ma sappiamo il “perché” nel senso del fine che Dio vuole dare alla tua sorte, e il fine è la guarigione – il Signore guarisce sempre – la guarigione e la vita.
Lo dice Gesù nel Vangelo quando incontra un uomo cieco dalla nascita. E questo si domandava sicuramente: “Ma perché io sono nato cieco?”. I discepoli chiedono a Gesù: “Perché è così? Per colpa sua o dei suoi genitori?”. E Gesù risponde: “No, non è colpa sua né dei suoi genitori, ma è così perché si manifestino il lui le opere di Dio” (cfr Gv 9,1-3).
Vuol dire che Dio, davanti a tante situazioni brutte in cui noi possiamo trovarci fin da piccoli, vuole guarirle, risanarle, vuole portare vita dove c’è morte. Questo fa Gesù, e questo fanno anche i cristiani che sono veramente uniti a Gesù. Il “perché” è un incontro che guarisce dal dolore, dalla malattia, dalla sofferenza, e dà l’abbraccio della guarigione.
Ma è un “perché” per il dopo, all’inizio non si può sapere.
Io non so il “perché”, non posso neppure pensarlo; so che quei “perché?” non hanno risposta. Ma se voi avete sperimentato l’incontro con il Signore, con Gesù che guarisce, che guarisce con un abbraccio, con le carezze, con l’amore, allora, dopo tutto il male che potete aver vissuto, alla fine avete trovato questo. Ecco “perché”.
Papa Francesco, 19 febbraio 2018

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I “segni” del cristiano

Gesù risorto è riconosciuto nell’opera dei suoi discepoli attraverso dei segni. Segni concreti, certo, ma anche e soprattutto segni da leggere in chiave spirituale.
Nel mio nome scacceranno demòni, dice il Signore, il diavolo è colui che divide, che crea schizofrenia, che ci separa da Dio e dagli altri, dal nostro vero “io”. Il Vangelo riporta unità nell’uomo, propone un modello di umanità che risolve le proprie contraddizioni e diventa modello della novità del credente. Quante volte ho visto persone divise in loro stesse ritrovare pace in Cristo!
Parleranno lingue nuove, non il linguaggio della violenza, del profitto a tutti i costi, dello scoraggiamento. Lingue nuove che mettono d’accordo i popoli, che attraversano e superano le ideologie e i confini culturali. Quante volte ho visto le parole nuove del Vangelo convertire le situazioni di degrado e sofferenza!
Prenderanno in mano serpenti, non abbiamo paura degli altri, non vediamo nemici ovunque, sappiamo che dentro ogni persona abita la scintilla di Dio. Il cristiano non vede nemici accanto a sé ma dentro di sé e questi combatte, dialogando con quelli. Quante volte ho visto uomini di pace dimorare in mezzo alla violenza più feroce portando una voce di speranza!
Se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, chi crede può stare in mezzo all’ambiente avvelenato del nostro mondo conservando un cuore integro, orientato a Cristo. La vita della comunità, la preghiera quotidiana, un pensiero sano, ci aiutano a vivere senza perdere la fede, senza acquistare una mentalità mondana negativa. Quante volte ho visto cristiani dimorare nei luoghi abbandonati dai grandi del mondo, nelle discariche della storia!
Imporranno le mani ai malati e questi guariranno, lo Spirito, primo dono ai credenti, guarisce ogni nostra malattia interiore, ci rende liberi, ci salva. Quante persone ho visto recuperare la vita che pensavano di avere perso dopo avere incontrato e accolto il vangelo!
Paolo Curtaz
Per conoscere meglio l’autore visita il sito: www.tiraccontolaparola.it