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La crisi della fiducia


La crisi della fiducia è paradossale. Sempre più, noi affidiamo il nostro benessere e la nostra sicurezza a istituzioni, tecnologie e persone a noi estranee ma, allo stesso tempo, affermiamo un sentimento di sfiducia o di perdita di fiducia in queste stesse istituzioni, tecnologie e individui. Oggi, facciamo conto sulla tecnologia digitale per procurarci molti beni e servizi: banca, trasporti, sanità e, in maniera crescente, addirittura scuola ed educazione.
Dipendiamo dal governo, dai media e dalle corporation per quanto riguarda la messa in sicuro dei nostri interessi, l’informazione su eventi importanti e l’accesso a informazioni accurate, e per poter svolgere attività commerciali in maniera trasparente e giusta.
Ma nonostante la crescita del bisogno di avere fiducia negli altri e nelle istituzioni, a causa della complessità della vita moderna, è molto difficile far nascere e dare forma duratura a questa medesima fiducia. Non abbiamo più quelle garanzie che gli altri siano degni di fiducia, né quelle vie nel caso che la nostra fiducia venga tradita, su cui potevamo contare quando avevamo molte più occasioni di rapporti volto a volto con le altre persone.
Warren von Eschenbach, Settimana news, 3 marzo 2019

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Il populismo al potere


Abbiamo finalmente un governo! Tiriamo un sospiro di sollievo ma chiediamoci: che tipo di governo sarà? Nell’articolo che segue troverete tutti gli elementi per verificare in corso d’opera se sarà un governo populista. Mi auguro che non sia così.
Franco Rosada
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Si potrebbe pensare che il populismo al potere si condanna con le proprie mani perché mentre la forza della propaganda anti-establishment funziona quando sta all’opposizione, diventa controproducente una volta entrata nella stanza dei bottoni.
Ma questa visione rosea non tiene conto di questo fatto: i movimenti populisti si alimentano solo per mezzo dell’audience, non hanno altra risorsa che la propaganda. Ciò significa che il populismo al potere impiegherà risorse ingenti nel cercare di dimostrare che, nonostante sia al potere, non è establishment, non è casta.
E ciò spiega le due possibili strategie che sceglie di seguire: una campagna elettorale permanente con l’intento di “provare” che sta facendo un lavoro sovrumano per resistere alle forze avverse che lo vorrebbe­ro trasformare in establishment, oppure, e addirittura, la tentazione di cambiare la Costituzione.
Nadia Urbinati, la Repubblica, 26 maggio 2018

Famiglia, scuola, lavoro

Sette richieste al Governo
1) L’attenzione alla famiglia e al suo valore pubblico sia priorità assoluta dell’azione di Governo al servizio dei cittadini, quale che sia il loro credo religioso o la loro opzione politica, nell’interesse di tutti, nessuno escluso;
2) Impegnarsi a garantire le condizioni necessarie alla formazione delle nuove famiglie e al sereno sviluppo della vita familiare, a cominciare da quelle connesse alle urgenze abitative e al lavoro;
3) Favorire la natalità incoraggiando le famiglie a fare figli, così come avviene in altre importanti democrazie europee. Si riconosca nella denatalità un rischio grave per il futuro del Paese;
4) Promuovere a tutti i livelli la cultura della vita: la via dell’aborto è una sconfitta per tutti, credenti e non credenti;
5) Accompagnare le famiglie numerose con provvedimenti legislativi a loro favore, proporzionati al numero dei figli e alle necessità connesse alle condizioni lavorative dei genitori
6) Investire le più ampie energie possibili, economiche e di capitale umano, nell’ambito dell’educazione dei ragazzi e dei giovani mediante politiche a favore della scuola;
7) Attivare politiche di avviamento al lavoro dei giovani non occupati, che spesso perdono la fiducia di potersi inserire adeguatamente nel mondo del lavoro.
Bruno Forte, arcivescovo di Chieti – Vasto
Tratto da: Il sole – 24 ore dell’8 febbraio 2015
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