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L’investimento per il futuro


La priorità alla quale dovremmo dedicare il massimo degli sforzi e delle risorse sono i bambini, i giovani e le loro famiglie, il loro benessere la loro educazione, la formazione delle loro capacità di viaggiare il mondo e la storia. Sono loro la nostra infrastruttura più importante.
Uno studio appena pubblicato dall’Università di Harvard emerge è che le politiche più efficaci risultano essere quelle rivolte ai beneficiari più giovani: i bambini, i ragazzi e le famiglie con figli piccoli. Gli interventi per combattere il disagio, l’isolamento sociale, la ghettizzazione, la mancanza di occasioni di socializzazione e la povertà educativa dei giovani e delle loro famiglie hanno un effetto diretto sul cosiddetto capitale umano non-cognitivo.
Mentre il capitale umano cognitivo è dato dalle competenze e dalle conoscenze che si possono acquisire durante un percorso scolastico, il capitale non-cognitivo ha a che fare con il “carattere”, con la perseveranza, la capacità di pianificazione, la determinazione a resistere alle gratificazioni immediate e con la capacità di auto-controllo. Questi sono quei fattori che ci servono ad imparare. A parità di percorso scolastico, infatti, una dotazione più elevata di capitale umano non-cognitivo, porta a risultati migliori.
La questione cruciale diventa, allora, come e soprattutto quando si acquisisce tale capitale. Si acquisisce attraverso la socializzazione, la possibilità di esercitare autocontrollo e di “formarsi il carattere”, si sarebbe detto un tempo. Ma la vera questione è il quando. Tutti gli studi concordano nel sostenere che buona parte di queste capacità si sviluppano molto precocemente, nei primi anni di età, prima di entrare a scuola. Questo significa che, in presenza di dotazioni differenti di capitale umano non-cognitivo, la scuola non fa altro che esacerbare le differenze rispetto alle condizioni di partenza: i fortunati diventano sempre più bravi, gli sfortunati, quelli che si portano dietro la zavorra dello svantaggio iniziale, invece perdono sempre più terreno.
Vittorio Pelligra
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Per approfondire: Educare da 0 a sei anni

NEET


Nel nostro Paese la presenza di giovani etichettabili come ‘Neet’ (Not in education, employment or training), vale a dire che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione, vede al primo posto la Sicilia, con un’incidenza del 38,6% della popolazione. A seguire la Calabria (36,2%) e la Campania (35,9%).
E’ uno dei dati più significativi contenuti nella ricerca di Unicef Italia ‘Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio’, realizzata sugli ultimi dati Istat del 2018, e lanciata oggi nell’ambito del progetto ‘Neet Equity’,selezionato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile.
La fotografia dei giovani Neet italiani evidenzia una composizione particolare quanto intuibile sotto il profilo dell’età: nel 47% dei casi tra i 25 e i 29 anni, nel 38% tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta 15-19 anni. Interessante inoltre il fatto che la maggior parte di questa tipologia di giovani ha anche conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49%), a fronte di un 40% con un livello di istruzione più basso e addirittura di un 11% di laureati.
Per saperne di più: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/neet-italia-record-europeo-al-top-sicilia-31b1f71e-1562-49a6-80d7-6ff7ca5732ec.html

La vocazione cristiana


Loreto, 25 marzo 2019
La chiamata alla fede, ha detto papa Francesco,  e a un «coerente cammino di vita cristiana o di speciale consacrazione è un irrompere discreto ma forte di Dio nella vita di un giovane, per offrirgli in dono il suo amore». Bisogna essere «pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio, che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione. Il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo a un livello più profondo, dove agiscono le forze morali e spirituali». È lì che «Maria invita i giovani a scendere e a sintonizzarsi con l’azione di Dio».
Il secondo passaggio tipico «di ogni vocazione è il discernimento, espresso nelle parole di Maria: “Come avverrà questo?”. Maria non dubita; la sua domanda non è una mancanza di fede, anzi, esprime proprio il suo desiderio di scoprire le “sorprese” di Dio». È il comportamento proprio «del discepolo: ogni collaborazione umana all’iniziativa gratuita di Dio si deve ispirare a un approfondimento delle proprie capacità e attitudini, coniugato con la consapevolezza che è sempre Dio a donare, ad agire».
La decisione è il terzo «step» che «caratterizza ogni vocazione cristiana, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: “Avvenga per me secondo la tua parola”. Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio».
Donmenico Agasso jr
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Il sinodo sui giovani


Tre parti, 12 capitoli, 167 paragrafi, 60 pagine: così si presenta il Documento finale della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il testo è stato approvato nel pomeriggio del 27 ottobre nell’Aula del Sinodo. Il Documento è stato consegnato nelle mani del Papa che ne ha, poi, autorizzato la pubblicazione.
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Il sinodo sui giovani


Papa Francesco ha aperto il Sinodo con un versetto del Vangelo di Giovanni: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»: «All’inizio di questo momento di grazia per tutta la Chiesa, in sintonia con la Parola di Dio, chiediamo con insistenza al Paraclito che ci aiuti a fare memoria e ravvivare le parole del Signore che facevano ardere il nostro cuore», ha detto il Papa, «perché sappiamo che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore». Che lo Spirito, è l’invocazione del Papa, «ci dia la grazia di essere memoria operosa, viva, efficace, che di generazione in generazione non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati, ma è capace di trovare spazi per infiammare il cuore e discernere le vie dello Spirito. È con questo atteggiamento di docile ascolto della voce dello Spirito che siamo convenuti da tutte le parti del mondo».
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I nostri giovani


I due tredicenni pistoiesi che hanno confessato di essere stati gli autori degli insulti e degli spari (a salve) esplosi contro il giovane gambiano giovedì scorso nei pressi della parrocchia di Vicofaro, raccontano molto di noi: ci spiegano dove stiamo sbagliando e tutto ciò che non dovremmo mai fare.
Questi discoli, chiamiamoli così, in quanto non ancora quattordicenni, sono stati riconsegnati alle rispettive famiglie, ma noi ci dovremmo mettere in testa che la non punibilità giuridica dei piccoli monelli ci riguarda nel profondo, assai più di quanto sarebbe se i responsabili fossero adulti già in galera. Penso alle reazioni che, dopo certi fatti accaduti negli ultimi tempi, abbiamo registrato.
Ci siamo invischiati in surreali discussioni su razzismo sì o razzismo no, come se tali distinzioni aggiungessero elementi essenziali al dibattito, senza renderci conto del mostro che stiamo allevando: un coacervo di individualismo, indifferenza, ipocrisia, egoismo, stupidità camuffato, nemmeno troppo bene, da vitalismo euforico e consumistico.
Ecco perché il Sinodo dei giovani è così importante…
Eraldo Affinati, Avvenire 10 agosto 2018
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Sognare in “grande”


I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità.
Certo, i sogni vanno fatti crescere, vanno purificati, messi alla prova e vanno anche condivisi. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono i vostri sogni? Sono sogni grandi oppure sogni piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile? I sogni della comodità, i sogni del solo benessere: “No, no, io sto bene così, non vado più avanti”. Ma questi sogni ti faranno morire, nella vita! Faranno che la tua vita non sia una cosa grande!
Papa Francesco, 11 agosto 2018
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I sogni sono parenti delle utopie; ne parliamo nel numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia, in corso di spedizione