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Quando la convivenza non basta


Il fenomeno consolidato delle convivenze va affrontato a livello pastorale partendo dall’accoglienza. Oggi penso sia un fatto sdoganato che l’incontro con l’altro è sempre un epifania, uno svelarsi, un’opportunità. Questi fratelli e sorelle ci aiutano a fare un esame di coscienza.
Quale narrazione abbiamo fatto del matrimonio? È vero, questo è un tempo liquido, forse gassoso, ma noi come abbiamo raccontato l’amore a questi “giovani”? Perché sembra non essere più bello dirsi “per sempre”? Che cosa li spaventa?
Forse perché dell’amore abbiamo messo in luce solo la fatica e non la gioia, forse non siamo riusciti ad affascinarli dei legami, a far loro scoprire che si è veramente liberi solo quando si appartiene “per sempre” a Qualcuno.
C’è poi il grande miracolo di molte coppie di conviventi che chiedono di sposarsi. Allora diventa interessante mettersi in ascolto di che cosa cercano nel matrimonio! Perché apparentemente hanno tutto. Potrebbero continuare nella convivenza, ma arriva un momento che non basta.
Arrivano con una domanda non banale, che va ascoltata ed evangelizzata e che può a sua volta diventare evangelizzante: abbiamo scoperto che nell’amore c’è “di più”! Io vedo in questo una grande opportunità, un “segno dei tempi”.
Fra Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei
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Benigni e Francesco

In attesa del numero di marzo della rivista Gruppi Famiglia, che avrà come tema “Vivere con gioia e nella gioia”, voglio condividere con voi questa bella chicca che mi ha segnalato Marzia.
Franco Rosada
La gioia è il gigantesco segreto del cristianesimo. Il cristianesimo si è costituito con la gioia, dobbiamo aprirla e farla uscire perché la gioia è così, è l’elemento costitutivo del cristianesimo…
Francesco cammina cammina e a volte sembra veramente affaticato e lo è, perché? Perché sta tirando tutta la Chiesa con sé, la sta traghettando verso un luogo del quale ci eravamo quasi dimenticati, non ci pensavamo più: la sta tirando verso il cristianesimo, verso Gesù Cristo, verso il Vangelo!
http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-1478021.html

 

La tristezza rende umani

«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.
Non così nella vita vera, dove la tristezza è stata espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato. Trattata come un segnale di debolezza, una forma di sabotaggio. Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nell’allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita. Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero pervasi da un entusiasmo ilare e beota.
Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è antieconomica e dannosa. Occorreva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa. Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio. È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.
Massimo Gramellini, La Stampa 16 settembre 2015

Educare non è facile

Educare non è facile, ma è esaltante. Nessuno stipendio milionario potrà compensare la gioia di un lavoro che, giorno dopo giorno, fa sì che chi nasce uomo diventi umano!
E poi, quando mai fu facile educare? Se avessimo più senso storico, piagnucoleremmo di meno! Pensate: già nel quinto secolo avanti Cristo il grande filosofo greco, Socrate (469-399) si lamentava: “I nostri ragazzi amano il lusso, ridono dell’autorità, non si alzano in piedi davanti ad un anziano…”.
Andiamo più indietro ancora: su un coccio babilonese, datato 2000 anni avanti Cristo, qualcuno ha scritto: “Questi giovani sono marci nel cuore, sono malvagi e pigri: dove arriveremo?”.
Siamo arrivati al 2000 dopo Cristo e non fu, certo, tutto male!
Dunque buttiamo nel cestino della carta straccia i pensieri vestiti a lutto: “A scuola è un disastro!”. “Non mangia!”. “È allergico ai compiti”. “È sempre così distratto!”…
Aveva ragione il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) a ricordarci che: «Niente è più opprimente che incontrare genitori che si lamentano in continuazione e non si accorgono delle meravigliose opportunità che hanno a portata di mano». Assolutamente vero! L’acqua dei piagnistei non fa muovere la nave!
Pino Pellegrino
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Il segreto del perdono

Che la Chiesa abbia dedicato un periodo così lungo (40 giorni) per prepararsi alla Pasqua, evento centrale per la nostra vita, ci sorprende oggi: perché pensare alla penitenza, alla rinuncia, alle atmosfere cupe che ci rimandano in definitiva alla morte? Non ci basta già la vita che è così ricca di momenti bui? Perché complicarcela ancora?
Un giorno un prete nostro amico in confessionale mi mandò via senza penitenza, dicendomi che ci avrebbe pensato la vita a farmela fare. Aveva ragione perché la gioia e il segreto della felicità ci sono dati dal perdono incondizionato di Dio, non dalla nostra capacità di meritarcelo.
Riconoscere la grande forza e il grande bisogno di perdono nella nostra vita di coppie e di famiglie, questa è la Grazia. Il Perdono ha la forza di cambiare il mondo radicalmente a cominciare da casa nostra.
È altrettanto curioso che nel Vangelo questo perdono parta da chi sente di aver subito il torto, l’offesa: la sua forza è irresistibile, è quella dell’amore che nasce dalla Pasqua, punto che attira i nostri occhi e il nostro cuore.
Tanto è importante che la Chiesa continuamente ci invita a viverlo come dimensione feriale, quotidiana attraverso il sacramento che si rovescia sulla vita, come la tazza con il latte della colazione di mio figlio Tobia sulla tovaglia appena stesa. Buona Quaresima!
Renato Durante

La gioia del Vangelo

Tutti fuori. In un vitale dinamismo di “uscita”. Fuori, sulle strade aperte della via pulchritudinis, la via del Vangelo. Perché solo uscendo si può rimanere fedeli a Cristo e alla natura propria della Chiesa. È la sollecitudine di un padre quella che definisce l’Evangelii gaudium, la prima esortazione apostolica di Francesco, che invita «a uno stato permanente di missione» e nasce dal «generoso», «improrogabile» bisogno di «rinnovamento», per «avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno».
Stefania Falasca, Avvenire.it
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Dio e famiglia

Care famiglie, voi lo sapete bene: la gioia vera che si gusta nella famiglia non è qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… La gioia vera viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base di questo sentimento di gioia profonda c’è la presenza di Dio, la presenza di Dio nella famiglia, c’è il suo amore accogliente, misericordioso, rispettoso verso tutti. E soprattutto, un amore paziente: la pazienza è una virtù di Dio e ci insegna, in famiglia, ad avere questo amore paziente, l’uno con l’altro. Avere pazienza tra di noi.
Papa Francesco
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