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Grazie, nonni!


Il 2 ottobre è la festa dei nonni: Auguri!
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I dati Istat 2013-2014 sulla condizione di vita dei pensionati in Italia confermano uno dei paradossi più drammatici del sistema Italia: secondo tali dati, infatti, la presenza di almeno un pensionato in famiglia riduce grandemente il rischio di povertà.
In pratica, pensioni nel complesso povere, ma almeno sicure, e che danno sicurezza economica alla famiglia, molto più di quanto non faccia il reddito da lavoro o le politiche familiari. Infatti, secondo l’Istat il rischio povertà tra i nuclei con pensionati è stato stimato al 16,2%, mentre per le altre famiglie senza pensionati il tale percentuale sale al 22,3%.
Anche all’interno dei nuclei familiari più vulnerabili, come quelli di genitori soli con figli, la presenza di un pensionato praticamente dimezza il rischio di povertà: un nucleo di genitore solo senza pensionati nel 35,3% è a rischio povertà (uno su tre), mentre se c’è un pensionato (o il genitore, o un altro membro), questa percentuale scende al 17,2% (uno su sei).
Davvero una triste riprova di quanto siano carenti le politiche dirette di sostegno alla famiglia e alla genitorialità nel nostro Paese, e la conferma di quanto si debba essere grati ai nonni.
Fonte: http://www.stpauls.it/newsletter/cisf/2016/gennaio/01/newscisf1_allegato2.pdf

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I bambini li porta la cicogna?

La bella pensata della campagna “Che fine ha fatto la cicogna”: chiedere direttamente ai bambini cosa sanno di come nasce un figlio e quali sono i problemi legati alla genitorialità.
Un video che fa ridere e pensare – anche se il video è commissionato (ed esplicitamente intestato) da Merck, azienda farmaceutica evidentemente interessata alla promozione di prodotti/interventi sull’argomento.
Però la freschezza dei bambini, interpellati con una modalità rispettosa e appropriata, è davvero sorprendente, e ci dice anche di quanto sia importante “saper parlare e informare” le nuove generazioni su temi così delicati.
Si merita 4 minuti di attenzione.
Francesco Belletti

Le rughe dell’amore

Nello stadio di Tuxtla Gutiérrez, nel Chiapas, papa Bergoglio rileva che “vivere in famiglia” è spesso “doloroso e faticoso”. Ma, usando un’espressione che ha spesso attribuito alla Chiesa, afferma di preferire “una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una società malata per la chiusura e la comodità della paura di amare”. E ancora: “Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità”.
Dopo essersi poi soffermato sul “danno” causato dalla crisi demografica legata a chi mette le sue comodità davanti alla genitorialità, aggiunge: “Preferisco una famiglia con volti stanchi per i sacrifici ai volti imbellettati che non conoscono tenerezza e compassione”. Di qui il suo riferimento ad Aniceto e Criselda, la coppia di anziani con cinque figli: “Preferisco una famiglia con il volto pieno di rughe per le lotte di ogni giorno, che dopo 50 anni continua a volersi bene”.
Zenit, 16 febbraio 2016
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Dinamiche familiari “forti”

 

Se, come giurista, dovessi indicare la riforma normativa più incisiva del 2013 non avrei esitazioni e farei subito riferimento alla legge che ha cancellato ogni differenza di “status” tra i figli, eliminando ogni distinzione tra figli legittimi e figli naturali.
Dobbiamo essere soddisfatti? Certamente sì. Eppure, il nuovo contesto legale che si è venuto a creare non è senza ombre.
Non hanno torto coloro che osservano che, dopo la nuova legge, la genitorialità viene drasticamente ridefinita dal legislatore: più che coloro che li procreano, la legge considera “genitori” coloro che riconoscono, accolgono, educano i “figli”, indipendentemente dal fatto che ne siano o no “genitori biologici”.
È l’amore che crea la genitorialità – così sembra che pensi la legge –, non la “natura”. Acquistano così una nuova evidenza e una nuova legittimazione tante nuove forme di relazione familiare, già ampiamente sperimentate in America…
Francesco D’Agostino
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