Archivi tag: genitori

Film in TV da guardare


Woody Grant ha tanti anni, qualche debito e la certezza di aver vinto un milione di dollari alla lotteria. Ostinato a ritirare la vincita in un ufficio del Nebraska, Woody si avvia a piedi dalle strade del Montana. Fermato dalla polizia, viene ‘recuperato’ da David, figlio minore occupato in un negozio di elettrodomestici. Sensibile al desiderio paterno e dopo aver cercato senza successo di dissuaderlo, decide di accompagnarlo a Lincoln. Contro il parere della madre e del fratello Ross, David intraprende il viaggio col padre, assecondando i suoi capricci e tuffandosi nel suo passato. Nel percorso, interrotto da soste e intermezzi nella cittadina natale di Woody, David scoprirà i piccoli sogni del padre, le speranze svanite, gli amori mai dimenticati, i nemici mai battuti, che adesso chiedono il conto. Molte birre dopo arriveranno a destinazione più ‘ricchi’ di quando sono partiti.
Nebraska, su RAI5 domenica 24 marzo 2019 alle ore 23,05

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Genitori e figli: ci conosciamo davvero?


Alcune famiglie al completo, nonni compresi, sono sedute ciascuna attorno a una bella tavola natalizia. Una voce fuori campo pone delle domande ai singoli componenti. Chi risponde correttamente rimane, se sbaglia esce dal gioco. Quale famiglia vincerà? I primi giri di domande, mirate sull’età e gli interessi di ciascuno, vedono trionfare tutti: come si chiama l’eroe di Game of Thrones? Dove sono andati in vacanza Ferragni e Fedez per Natale? Quanti goal ha segnato Ronaldo in questo campionato? Dove si sposerà Lady Gaga?
Ma a un tratto le domande cambiano. Quale è il gruppo preferito di tuo figlio? Dove si sono conosciuti papà e mamma? Dove sono andati in viaggio di nozze? Dove lavora la mamma? Di che cosa si occupa esattamente papà? Che cosa faceva il nonno prima della pensione? Qual è la canzone preferita di tua figlia? Il libro preferito di tua sorella? Il sogno di tuo fratello? Perché papà e mamma ti hanno chiamato così?
A queste domande, apparentemente più semplici, i componenti della famiglia danno risposte sbagliate o non sanno rispondere. I tavoli si svuotano. Ho rielaborato una pubblicità che mostra, amaramente, che sappiamo tutto di persone lontane e niente di chi ci sta accanto. Preferiamo le infinite e immaginarie emozioni delle relazioni virtuali alla gioia faticosa di quelle reali. Perché passiamo, in media, 24 ore a settimana con il telefono in mano e gli occhi sullo schermo e non abbiamo il tempo per parlare faccia a faccia o mano nella mano?
Alessandro D’Avenia
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Letture per la buona notte


Dalle classifiche di vendita dei libri del 2018 risulta che il vero vincitore (morale) sono le Storie della buonanotte per bambine ribelli e non.
Un dato che testimonia sia l’ottima salute del libro per ragazzi (l’unico settore che tira davvero) sia la tenacia della tradizione orale: nonostante il (pre)dominio della comunicazione digitale e virtuale, il rito ancestrale della lettura ad alta voce per i pargoli accanto al letto continua ad essere amato e praticato dai genitori.
Tuttolibri, 12 gennaio 2109

 

Vino nuovo in otri nuovi

Pierluigi e Gabriella Proietti sono sposati dal 2000 e hanno entrambi alle spalle l’esperienza dolorosa di un fallimento matrimoniale e di una lunga e difficile causa per ottenerne il riconoscimento di nullità.
Pierluigi ha un figlio, Gabriella una figlia.
Hanno rispettivamente 61 e 63 anni e sono la coppia che collabora con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei.
Saranno loro a guidare i laboratori di consulenza al nuovo corso di alta formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale “La forza dell’amore: vino nuovo in otri nuovi”.
I quattro laboratori prevedono esercizi curiosi: sposogramma, geniogramma, viziogramma, dominiogramma.
In estrema sintesi, il primo laboratorio dedicato alla comunicazione nella coppia, “sposogramma” ha come riferimento biblico l’inno di Adamo in Genesi quando vede Eva e la definisce “Issha” che in ebraico significa sposa ma anche amica, sorella, amante (stessi significati di “Ish” al maschile). L’esercizio intende analizzarne lo status nella coppia per migliorare/integrare queste quattro dimensioni della vita matrimoniale.
In Genesi 3 si dice “lascerà suo padre e sua madre”: con “geniogramma” proponiamo una sorta di albero genealogico nel quale annotare aggettivi positivi e negativi di nonni, genitori, se stessi e coniuge per individuare con l’aiuto del conduttore del gruppo condizionamenti e ferite psico-affettive ricevute e prendere consapevolezza che tutti siamo stati in qualche modo feriti ma siamo anche tutti feritori.
“Viziogramma” parte dall’esame dei vizi capitali nella vita di coppia e di famiglia. Ne abbiamo individuato 11, ognuno con la mappa dei comportamenti quotidiani che ne derivano, e invitiamo gli sposi a prendere coscienza dei propri e di quelli del coniuge. Il passo successivo è imparare a farsi da specchio l’uno con l’altro e acquisire strumenti per sostenere l’impegno al cambiamento.
L’ultimo laboratorio è dedicato al problema del potere nella coppia all’interno della quale c’è spesso una lotta per il predominio, nemico della comunione. “Dominiogramma” aiuta a prenderne coscienza e ad imparare a confrontarsi in modo costruttivo con il coniuge come davanti a uno specchio.
Fonte: SIR, 31 maggio 2018

La conversione di Gesù

Gesù non è soltanto l’Unigenito del Padre, è anche figlio di Israele.
L’idea che Israele coltiva è che JHWH porterà tutti gli uomini a convertirsi all’ebraismo (Is 56,6-7) perché solo in Israele c’è la salvezza.
Questa idea è condivisa da Gesù che, per questo, risponde in modo così duro alle suppliche della donna cananea (Mt 15,21-28). E’ solo la fede della donna che fa cambiare idea a Gesù, lo “converte” al disegno universale di salvezza del Padre.
Qual è la morale che possiamo trarre da questo episodio?
Non è l’obbedienza alla pratica religiosa che ci salva ma solo la fede.
Se trasmettiamo ai nostri figli solo l’obbedienza alle pratiche, la nostra religiosità, ma non testimoniamo la nostra fede non stupiamoci se i nostri figli sceglieranno altre strade, non stupiamoci se le nostre chiese saranno sempre più vuote.
Don Angelo Bianchi, commento alla XX domenica del tempo ordinario (anno A), sintesi della Redazione

La famiglia in Francia

La natalità è attorno al 2,01 figli per donna; gli investimenti sulla famiglia sono pari al 3,5% del Pil (erano al 4% fino al 2013); l’occupazione femminile è al 60%.
Benvenuti in Francia, paese che si può ben definire, a tutt’oggi, il “granaio demografico” europeo. Come ci sono arrivati? Attraverso un mix di aiuti economici alle famiglie (progressivi rispetto al numero di figli), di strutture di assistenza all’infanzia, di armonizzazione dei congedi tra padri e madri.
«La Francia è partita nel 2004 con un “pacchetto natalità” denominato PAJE-Prestation d’accueil du jeune enfant», spiega Pietro Boffi, del Cisf. «È un meccanismo a due livelli, composto da un sussidio di base e un sussidio di libera scelta. Il primo fa sì che al settimo mese di gravidanza si riceva un contributo fisso pari a 800 euro, il classico bonus nascita. Ma non c’è solo quello, perché quando si fa un intervento di politica per le nascite, il bonus da solo non serve a niente. C’è anche un contributo mensile pari a 160 euro, che dura dalla nascita fino al terzo anno, di carattere universalistico (erano esclusi solo i redditi superiori a 4.575 euro mensili, sostanzialmente viene erogato a quasi tutte le famiglie interessate)».
Il secondo sussidio, quello denominato “di libera scelta”, ha permesso alle famiglie di scegliere la modalità di accudimento preferita dei figli fino ai sei anni. È stato così possibile scegliere liberamente tra l’asilo nido e un’assistente all’infanzia qualificata, con contributi, a seconda della fascia di reddito, dai 400 ai 600 euro mensili.
«Infine, sono stati presi in considerazione anche quei genitori che dicono: “io preferisco stare a casa per curare mio figlio, almeno per un periodo”, prosegue Boffi. Di conseguenza, in caso di interruzione dell’attività professionale è stato previsto un sussidio di 340 euro per i 6 mesi successivi al congedo di maternità, cumulabile con i 160 mensili del sussidio di base. Chi intendesse ritornare al lavoro, ma scegliendo il part time, riceve lo stesso sussidio (denominato non a caso di libera scelta d’attività) in misura proporzionalmente ridotta».
La forza di questo intervento? «È stato lungimirante: nel 2004 la Francia aveva un tasso di 1,88 figli per donna, eppure è stato lanciato un allarme e realizzata una misura articolata e globale che ha consentito, negli anni successivi, di raggiungere e mantenere la “soglia di sostituzione” della popolazione, ovvero né una crescita abnorme, né un fardello enorme di anziani».
Nel gennaio 2014, infine, il governo francese ha approvato un’estensione del congedo parentale ai papà: viene riconosciuto un periodo aggiuntivo di sei mesi per un totale complessivo di un anno per i due genitori. Il periodo sale a tre anni (sei mesi al padre) dai due figli in su. E in Italia? Si continua a discutere su un giorno in più o in meno di congedo obbligatorio da concedere ai papà, come se davvero facesse la differenza.
Benedetta Verrini, Noi, famiglia & vita, 25 giugno 2017
Fonte: http://www.forumfamiglie.org/wp-content/uploads/2017/06/NFV.pdf

I genitori spazzaneve

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Negli anni 70, la partecipazione della famiglia alle attività scolastiche fu accolta come una conquista. La scuola finalmente si apriva al mondo, attribuendo ai genitori ruoli attivi…
Leggendo la cronaca recente, in realtà, il clima su cui si basa il rapporto scuola-famiglia, appare tutt’altro che sereno. La scuola si riduce ad un servizio e la sua utenza diventa semplice fruitrice.
La grande opportunità di cooperare per il benessere del bambino, sembra, dunque, un’occasione persa. La grande chanche di partecipazione fallita. L’attenzione dei genitori sembra essersi spostata sulla efficacia delle prestazioni cognitive, sulla difesa ad oltranza, sulla protesta ad ogni costo e sulla sfiducia.
Spazzaneve” è il termine coniato, ultimamente, in Inghilterra per definire gli atteggiamenti dei genitori dell’era digitale, sempre più iper-protettivi, ansiosi e pronti a immolarsi in battaglie più o meno giuste per proteggere i propri figli da “attacchi esterni”. I bambini, cresciuti all’ombra di una genitorialità ingombrante, vengono chiamati da Charmet, noto psicologo esperto di educazione, “cuccioli d’oro” e sono, in genere, incapaci di “probem solving”, timorosi di disattendere le aspettative…

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