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Corpus Domini

A cosa serve il pane nella vita quotidiana? La risposta è facile: è un alimento.
Dunque non è da guardare, ma da mangiare.
Cristo è restato non per essere adorato, ma soprattutto per essere ricevuto.
Nella normale alimentazione, l’uomo è più forte del cibo. Nell’Eucaristia, il nutrimento, vale a dire Cristo, è più forte ed è più di noi, così che possiamo uscire da noi stessi, giungere oltre noi e divenire come Cristo.
Il senso primario della Comunione non è l’incontro del singolo con il suo Dio – per questo ci sarebbero anche altre vie – ma proprio la fusione dei singoli tra loro per mezzo di Cristo.
la Chiesa non è un partito e non è un apparato politico, ma è comunità nel Corpo del Signore.
Joseph Ratzinger, Avvenire 29 maggio 2016.
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Una misericordia “scandalosa”

Va detto con chiarezza: ciò che scandalizza [in papa Francesco] è la misericordia! Sembrerebbe impossibile, ma non possiamo dimenticare che Gesù non è stato condannato e messo a morte perché si era macchiato di qualche crimine secondo il diritto romano, né perché aveva smentito la parola di Dio contenuta nelle leggi e nei profeti, bensì per il suo comportamento troppo misericordioso: annunciava infatti il perdono, senza far ricorso a una giustizia retributiva e punitiva, amava frequentare prostitute e peccatori noti come tali e stare alla loro tavola.
Il suo modo di comportarsi ha rivelato che la misericordia non è un correttivo per mitigare la giustizia, non è neppure un soccorso per chi non conosce la verità: la giustizia di Dio è sempre misericordia anzi, è la misericordia che stabilisce la giustizia e rende splendente e non abbagliante la verità.
I nemici di Gesù erano esperti della santa Scrittura (scribi) e uomini “religiosi” che confidavano in se stessi e nel loro comportamento scrupolosamente osservante. È dunque rivelativo che un’ opposizione analoga emerga anche contro papa Francesco e il cammino che tenta di tracciare per la chiesa, l’esodo verso le periferie esistenziali di un’ umanità sofferente e mendicante amore, tenerezza, compassione in un mondo sempre più incapace di prossimità e di fraternità.
Enzo Bianchi, La Repubblica, 14 ottobre 2015
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Fare misericordia

Chi ha sperimentato la misericordia di Dio nei propri confronti deve «fare» misericordia verso l’altro a qualunque popolo, cultura, religione, condizione sociale appartenga. Chi è cristiano dovrebbe sentirsi per così dire «obbligato» a questo atteggiamento perché ha conosciuto nella propria carne la misericordia usatagli da Dio, ma anche chi non è cristiano può in ogni caso sapere che l’essere umano che sta di fronte a lui ha gli stessi suoi diritti, chiede lo stesso rispetto della propria dignità: così nasce la responsabilità di aiutare l’altro, di riconoscerlo, di fargli del bene, di liberarlo dalla condizione di sofferenza in cui giace.
Ecco perché papa Francesco afferma che «migranti e rifugiati ci interpellano»: sono nostri fratelli e sorelle in umanità, vittime della guerra, della violenza, del potere tirannico o della fame e della precarietà delle loro vite. Oggi sono in molti quelli che, anche se non cristiani, comprendono e denunciano come sia venuta meno nella nostra cultura e nel tessuto della nostra vita sociale la «fraternità», questa virtù senza la quale anche l’uguaglianza e la libertà restano parole vuote. Se non c’è la ricerca laboriosa e a volte faticosa della fraternità, allora l’altro, gli altri risultano soltanto realtà cosificate, valutate solo in base ai nostri interessi, alla loro utilità per noi, alla loro incidenza positiva o negativa sul nostro benessere individuale, al loro essere ostacoli sulla via della nostra felicità.
Enzo Bianchi, La Stampa, 23 agosto 2015
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