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Famiglia: un fatto sociale


Le istituzioni pubbliche non possono fare finta che la famiglia sia solo un fatto privato: ciò che avviene tra i coniugi e con i figli è un fatto sociale; e ogni essere umano che viene ferito negli affetti familiari, in un modo o nell’altro, diventerà un problema per tutti. Non si resti, quindi, sordi alle domande di sostegno in campo educativo, formativo e relazionale, che salgono dalle famiglie. Il cuore di ciascuna di esse è l’amore delle persone che la compongono e che, in virtù di questo amore, stringono alleanza davanti agli uomini e – per noi credenti – nel Signore.
Se non vogliamo rassegnarci al declino demografico, ripartiamo da un’attenzione reale alla natalità; prendiamoci cura delle mamme lavoratrici, imparando a riconoscere la loro funzione sociale; confrontiamoci con quanto già esiste negli altri Paesi del Continente per assumere in maniera convinta opportune misure economiche e fiscali per quei coniugi che accolgono la vita. Vanno in questa direzione diverse proposte avanzate anche dal Forum delle Associazioni Familiari.
La famiglia è il termometro più sensibile dei cambiamenti sociali: senza venir meno ai principi – visto che la famiglia non è un menù da cui scegliere ciò che si vuole – aiutiamoci a mettere a punto un pensiero sulla famiglia per questo tempo. Chi fosse sinceramente disponibile a questo passo – che è condizione per una società migliore – ci troverà sempre al suo fianco, forti come siamo di una ricca tradizione di cultura della famiglia.
Gualtiero Bassetti, presidente della CEI
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Fattore Famiglia

In Lombardia è diventato legge a metà marzo, in Campania è in discussione una proposta specifica, in Valle d’Aosta è in fase di avvio un gruppo di lavoro interistituzionale per studiarne le modalità e i tempi di adozione.
In tanti Comuni italiani ne viene già riconosciuta la validità e l’applicabilità, attraverso la sottoscrizione di protocolli d’intesa con il Forum Famiglie: il Fattore Famiglia sembra sempre più crescere “dal basso”, rispondendo alle esigenze immediate delle comunità nei vari territori, in attesa dell’adozione a livello nazionale.
Le amministrazioni locali riconoscono, evidentemente, la necessità di adottare una logica “a misura di famiglia «su cui rimodulare, ciascuna con un proprio approccio, la tariffazione e l’accesso ai servizi comunali (nidi, scuole dell’infanzia, servizi socio-assistenziali ecc.) e i sistemi contributivi di sostegno».
A fare politicamente da “apripista” è la Lombardia, che ora rappresenta la prima regione italiana ad adottare questa misura (grazie anche al grande impegno del Forum Famiglie nazionale e lombardo) e a proporsi come modello per l’intero Paese.
Come funziona? Il Fattore Famiglia lombardo introduce un nuovo indicatore reddituale che va ad integrare l’Isee, e aggiunge ai tradizionali criteri patrimoniali e reddituali anche la presenza, all’interno di un nucleo famigliare, di figli (considerandone il numero), di anziani, disabili, persone non autosufficienti, donne in stato di gravidanza.
Per due anni e mezzo, la Regione stanzierà 7 milioni e mezzo di euro, di cui 1,5 milioni nel 2017 e gli altri 6 nei due anni successivi. Nella prima fase, il “Fattore famiglia” verrà applicato alle misure del Buono scuola e buono libri della Dote scuola, ai progetti di inserimento lavorativo, ai contratti di locazione a canone concordato e al trasporto pubblico locale.
Benedetta Verrini, Noi: famiglia & vita, 25 giugno 2017

CONVIENE SEPARARSI

Oggi in Italia se ti separi hai più vantaggi: casa, asilo nido, refezione scolastica, meno tasse sulla prima casa, assegni di mantenimento… Come ci possiamo stupire se aumentano i divorzi, diminuiscono i matrimoni e crescono le convivenze?
E dal Censis arriva una nuova conferma. I dati parlano chiaro: 1,2 milioni di libere unioni (+108%), con un decollo verticale di quelle tra celibi e nubili (+155,3%) e delle famiglie ricostituite non coniugate (+66,1%), mentre nello stesso arco di tempo diminuiscono le coppie coniugate (-3,2%) e più ancora quelle coniugate con figli (-7,9%).
Ma è così difficile comprendere che se diminuiscono i matrimoni diminuisce la coesione sociale del Paese e di conseguenza la fiducia delle coppie che non se la sentono di mettere al mondo un figlio in una situazione di precarietà? Dobbiamo avere il coraggio di dire che, oggi, in Italia chi si sposa e mette al mondo un figlio viene abbandonato dalle istituzioni.
Eppure dalla ricerca emerge chiaramente che se migliorassero gli interventi pubblici su vari fronti (sussidi, asili nido, sgravi fiscali, orari di lavoro più flessibili, permessi per le esigenze parentali), la scelta di sposarsi e di avere un figlio sarebbe più facile. Ogni giorno al Forum riceviamo mail e messaggi di coppie sposate che ci chiedono come fronteggiare le difficoltà economiche senza dover ricorrere alla finta separazione.
Gigi De Palo, presidente del Forum famiglie

La famiglia è simpatica

Il Forum delle Famiglie dovrà mettere al centro la parola concretezza, non avere paura di niente, giocarsela all’attacco, non avere argomenti tabù e impegnarsi su tutti i temi dell’umano cercando di mettere bocca su tutto: immigrazione, fisco, educazione, lavoro, maternità, conciliazione, demografia e giovani. È importante declinare questi punti per dare l’opportunità alle persone di realizzare i loro sogni. Quelli delle donne che vogliono fare figli ma devono conciliarli con il lavoro, dei giovani che vogliono mettere su famiglia e non hanno le possibilità economiche, delle famiglie che vorrebbero arrivare al terzo figlio ma poi rischiano di diventare povere.
Gianluigi De Palo, nuovo presidente del Forum delle Famiglie
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Parto in anonimato

La tutela del parto in anonimato, al fine di contemperare il diritto alla privatezza e al rispetto per la donna con il diritto alla vita del nascituro, è da considerarsi diritto e valore irrinunciabile.
E’ in tal senso un importante elemento pro life: quante donne non vedendo più tutelata la propria privacy potrebbero rinunciare al parto in anonimato, scegliendo di abortire o di partorire e poi abbandonare i propri figli fuori dalle strutture ospedaliere?
Ci troviamo dunque nella situazione di dover ulteriormente contemperare il diritto della madre a mantenere l’anonimato col diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche.
Il semplice venir meno del diritto al parto in anonimato potrebbe dunque avere effetti estremamente negativi, incrementando il numero degli aborti, quando mediante altri strumenti si potrebbero opportunamente garantire al figlio adeguate informazioni anamnestiche e mediche relative alla propria madre genetica senza violarne la privatezza.
Pubblicato nella rassegna stampa del Forum Famiglie

Unioni di fatto

Nel silenzio più totale il 14 maggio è ripresa in Commissione Giustizia del Senato il dibattito sulla regolamentazione delle unioni di fatto partendo dal testo base, predisposto dalla relatrice, Cirinnà.
«La cosa più grave è che in questo testo si equipara giuridicamente la convivenza, etero o omo che sia, alla famiglia fondata sul matrimonio» commenta Francesco Belletti, presidente del Forum. «Si tradisce così la Costituzione che distingue il matrimonio tra uomo e donna dalle altre forme di unione affettiva. Perfino in materia di successione e di reversibilità della pensione non ci saranno più differenze. È evidente che lo scopo principale è quello di destrutturare l’istituto del matrimonio…
Tutti questi problemi sarebbero superati se da un lato si confermasse la specificità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e, dall’altro, si risolvesse con interventi mirati la questione del ritenuto mancato riconoscimento di alcuni diritti individuali ai componenti delle convivenze, diritti individuali peraltro mai delineati con precisione da chi rivendica la necessità di regolamentare le unioni civili o da chi chiede l’introduzione di un matrimonio multiforme e aperto a tante situazioni molto diverse tra loro.
Forum Famiglie Nazionale
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Figli e scuola

Si sta facendo molto rumore, da parte di ambienti cattolici, sulle iniziative del UNAR nel campo della formazione degli insegnanti riguardo ad nuovo approccio sul tema dell’educazione alla sessualità e all’affettività.
Molto rumore, molto allarme che coglie però i praticanti impreparati al confronto.
Uno di questi allarmi è stato sostenuto dal Forum Famiglie dell’Umbria, inseme all’associazione Manif pour tuos Italia, con diffusione  di un vademecum intitolato ” Dodici strumenti di autodifesa dalla teoria del gender per genitori con figli da 0 a 18 anni”.
Leggendo il documento il dato che mi ha colpito di più è l’importanza che viene data alla presenta attiva dei genitori nella scuola.
Quanti di noi, al di là del tema specifico, si prendono responsabilità in tal senso, si informano sulle attività curriculari ed extracurriculari dei nostri figli?
Se fossimo più presenti, questi vademecum non sarebbero necessari.
Se conoscessimo meglio l’antropologia cristiana, le tematiche del gender susciterebbero meno allarme e potrebbero essere trattate in modo più realistico e costruttivo.
Franco Rosada