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I poveri che non vediamo


La povertà è intorno a noi, ci circonda ma non la vediamo. Non abitiamo nei posti “giusti” e non abbiamo nessuna viglia di andarla a cercare.
Poi andiamo al cinema, a vedere un film libanese, e ci ritroviamo immersi fino al collo in questa povertà.
Ci possiamo illudere che sia così solo in Libano ma sappiamo che non è vero.
La storia che ci propone Nadine Labaki è universale: si è poveri perché profughi, perché immigrati clandestini, perché nati in una famiglia povera, perché semplicemente si è disgraziati (per colpa nostra o di altri).
Andate a vedere Cafarnao al cinema, e poi ne riparliamo.
Franco Rosada

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Film in TV da guardare


Woody Grant ha tanti anni, qualche debito e la certezza di aver vinto un milione di dollari alla lotteria. Ostinato a ritirare la vincita in un ufficio del Nebraska, Woody si avvia a piedi dalle strade del Montana. Fermato dalla polizia, viene ‘recuperato’ da David, figlio minore occupato in un negozio di elettrodomestici. Sensibile al desiderio paterno e dopo aver cercato senza successo di dissuaderlo, decide di accompagnarlo a Lincoln. Contro il parere della madre e del fratello Ross, David intraprende il viaggio col padre, assecondando i suoi capricci e tuffandosi nel suo passato. Nel percorso, interrotto da soste e intermezzi nella cittadina natale di Woody, David scoprirà i piccoli sogni del padre, le speranze svanite, gli amori mai dimenticati, i nemici mai battuti, che adesso chiedono il conto. Molte birre dopo arriveranno a destinazione più ‘ricchi’ di quando sono partiti.
Nebraska, su RAI5 domenica 24 marzo 2019 alle ore 23,05

Per avere sempre ragione

Era da parecchio tempo che non vedevo un film che meritasse di essere proposto ad altri. Invece oggi vi voglio suggerire la visione del film “Quasi nemici”, un film che diverte e che al contempo fa pensare.
Il film è la storia dell’incontro e dell’inaspettato avvicinamento di una studentessa di origine araba e di un noto professore universitario burbero, benestante e razzista. Lui le insegnerà gli stratagemmi della retorica, perché “la verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione”.
La foto di Vittorio Sgarbi, ripreso durante una delle sue tante uscite polemiche, rispecchia bene questa affermazione, che nel film viene sviluppata partendo dal trattarello di Arthur Schopenhauer su  “L’arte di ottenere ragione”.
Vale la pena soffermarsi sull’Incipit di questo testo.
“La dialettica eristica è l’arte di disputare, e precisamente l’arte di disputare in modo da ottenere ragione [sia mezzi leciti ed illeciti]. Si può infatti avere ragione objective, nella cosa stessa, e tuttavia avere torto agli occhi dei presenti e talvolta perfino ai propri. Ciò accade quando l’avversario confuta la mia prova, e questo vale come se avesse confutato anche l’affermazione […] egli ottiene ragione pur avendo oggettivamente torto. Dunque, la verità oggettiva di una proposizione e la validità della medesima nell’approvazione dei contendenti e degli uditori sono due cose diverse (a quest’ultima è rivolta la dialettica)”.
Questa riflessione mi ha ricordato molto da vicino la dialettica che caratterizza il dibattito pubblico in Italia.
Franco Rosada

 

 

Il rimpianto del padre

Il rimpianto di non “essere” stato padre, il rimpianto di non aver “avuto” un padre: questi due temi si intrecciano in un film d’autore in cui si aggiunge il desiderio di mettere “radici” e di vivere il tempo che rimane, poiché di quello passato (trent’anni) non ci si è resi conto che stava passando.
Se i capita, guardate il film: Non bussare alla mia porta

 

Attenti ai prossimi tabù

Pochi film ormai non contengono scene di sesso eterosessuale, al punto che appaiono, il più delle volte, noiose e scontate. Scene di sesso omosessuale sono più rare, esibite con prudenza: perché questa maggiore attenzione? Perché si deve consolidare nell’opinione pubblica la convinzione della definitiva caduta di un tabù, quello dell’omosessualità.
Da quando un certa parte della politica è passata dalla lotta di classe alla lotta per i diritti degli omosessuali, quello dell’omosessualità, con i suoi correlati come i matrimoni, le adozioni, gli uteri in affitto, i feti scelti à la carte, è diventato un tema che riguarda i principi delle libertà individuali.
La nuova frontiera della lotta per i diritti degli omosessuali vede ovviamente omofobi dappertutto: se soltanto qualcuno si azzarda a definire «normale», perché naturale, una famiglia composta da un padre, una madre e dei figli, costui è giudicato un indegno componente della società civile.
Cade il tabù dell’omosessualità con i suoi annessi e connessi, e tutti felici si assiste al passo in avanti del cammino delle libertà.
Sono convinto che, tra non molto, i prossimi due tabù sessuali che verranno calpestati e sbriciolati dalla marcia trionfante delle libertà sessuali saranno quelli della pedofilia e dell’incesto.
Stefano Zecchi
Panorama, 18 febbraio 2015, p. 83

La scuola come vita

Ieri sera, finalmente, sono riuscito a vedere il film “Class enemy”, un film sloveno premiato a Venezia. E’ rimasto poco nelle sale cinematografiche ma, a mio avviso, vale la pena vederlo e “utilizzarlo” al meglio.
Di cosa parla il film? Di scuola, di adolescenti, di adulti, di vita e di morte (perno del racconto il suicidio di una studentessa).
La bella recensione sul sito delle Dehoniane non è di dominio pubblico per cui vi rimando alla sintesi riportata sul sito dei Gruppi Famiglia.
Franco Rosada