Archivi tag: figlio

Film in TV da guardare


Woody Grant ha tanti anni, qualche debito e la certezza di aver vinto un milione di dollari alla lotteria. Ostinato a ritirare la vincita in un ufficio del Nebraska, Woody si avvia a piedi dalle strade del Montana. Fermato dalla polizia, viene ‘recuperato’ da David, figlio minore occupato in un negozio di elettrodomestici. Sensibile al desiderio paterno e dopo aver cercato senza successo di dissuaderlo, decide di accompagnarlo a Lincoln. Contro il parere della madre e del fratello Ross, David intraprende il viaggio col padre, assecondando i suoi capricci e tuffandosi nel suo passato. Nel percorso, interrotto da soste e intermezzi nella cittadina natale di Woody, David scoprirà i piccoli sogni del padre, le speranze svanite, gli amori mai dimenticati, i nemici mai battuti, che adesso chiedono il conto. Molte birre dopo arriveranno a destinazione più ‘ricchi’ di quando sono partiti.
Nebraska, su RAI5 domenica 24 marzo 2019 alle ore 23,05

Annunci

Aborto senza limiti


È passata quasi sotto silenzio nei media italiani – eccezion fatta per Avvenire e poco altro – una notizia agghiacciante: l’approvazione a New York di un testo di legge che permette l’aborto oltre la 24esima settimana, senza limite alcuno di tempo. Personalmente ho fatto fatica a leggere la notizia fino in fondo, perché, da medico, non posso far finta di non sapere ciò che questo significa. A quell’età di sviluppo, infatti, molti bambini sono in grado di sopravvivere se nascono prematuramente, e dunque “aborto” non è più la parola corretta: si
tratta invece di uccidere attivamente il bambino, quando il suo corpo è pienamente formato, quando con tutta certezza i suoi sensi percepiscono in
modo complesso ciò che accade, quando, se non ucciso, saprebbe sopravvivere anche da solo.
Certo, chi difende il diritto alla vita ha sempre affermato che già nelle prime settimane l’embrione è persona; ma la sua dipendenza vitale dalla madre e la sua impossibilità di vivere fuori del corpo di lei, permettevano a molti una sorta di nebulosa incoscienza: si poteva ancora cercare di immaginare il bambino come una parte della madre, quasi un suo organo, sul quale persino accettare, anche se con disagio, che fosse lei ad avere priorità di decisione.
Ora, con questo ultimo passaggio che porta il tema dell’aborto alle sue estreme ma naturali conseguenze, il gioco è per sempre scoperto. Forse proprio per questo la notizia non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato: prenderne coscienza piena, infatti, non potrebbe provocare altro che una sensazione di terribile sgomento, certamente non limitato al mondo cattolico.
Con questo ultimo passo non è più possibile negare l’evidenza: il luogo che tutti abbiamo sempre rappresentato come quello del massimo rifugio e
della massima sicurezza – il ventre della madre – è diventato ormai, nella generale indifferenza, il luogo del massimo terrore, quello di trovarsi esposti del tutto inermi e senza alcuna tutela all’annientamento, per decisione della persona che dovrebbe amarci e proteggerci.
Povera cosa è dunque oggi più che mai un figlio: povera cosa, ridotta ad oggetto, privata di ogni identità personale e di ogni difesa. E povera cosa
diventano le madri, se possono assumere nei confronti dei loro figli questo terribile diritto di vita e di morte, senza essere aiutate a capire in
modo inequivocabile ciò di cui si stanno facendo protagoniste.
Mariolina Ceriotti Migliarese, Avvenire, 30 gennaio 2019

Il rimpianto del padre

Il rimpianto di non “essere” stato padre, il rimpianto di non aver “avuto” un padre: questi due temi si intrecciano in un film d’autore in cui si aggiunge il desiderio di mettere “radici” e di vivere il tempo che rimane, poiché di quello passato (trent’anni) non ci si è resi conto che stava passando.
Se i capita, guardate il film: Non bussare alla mia porta

 

Cancellare la madre

download

La maternità surrogata altro non è che il più recente colpo grosso del neoliberismo. Ma soprattutto è una nuova forma di patriarcato, l’ultima offensiva contro la donna e il suo corpo, diretta a ciò che rende unica la donna: la maternità e la relazione con il figlio.
A sostenerlo è una firma illustre del giornalismo e del femminismo, Marina Terragni, in un brillante pamphlet che non risparmia colpi nemmeno all’universo Lgbt e non nasconde la frattura in corso tra Arcilesbica, (quasi) compatta contro il mercato degli uteri, e le donne Arcobaleno, in larga parte schierate con gli uomini e il loro “diritto” al figlio.
È interessante la prospettiva decisamente non cattolica che, pur muovendo da altre premesse, finisce per convergere su tantissimi punti proprio con i cattolici.
I toni di Marina Terragni sono senza mezze misure: il piano che si nasconde dietro la Gpa, voluta e organizzata soprattutto da maschi, è «far sparire la madre» per «una nuova forma, moderna, di patriarcato». La surrogazione è l’estremo acting out dell’invidia dell’utero.
La celebre frase femminista: «il corpo è mio», viene manipolato e ridotto al «mio» di una proprietà privata di cui si può e si deve fare commercio: «Il corpo è del mercato». La conclusione ha toni drammatici, perfino apocalittici: «Se lasciamo entrare il mercato nella relazione tra madre e figlio, se gli lasciamo slegare anche questo legame, il mondo muore».
Umberto Folena, Avvenire 9 giugno 2016
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

 

La rivincita del padre

rise

L’importanza del rapporto del figlio con la madre dal concepimento e nei primi anni dopo la nascita è fondamentale per il suo buon equilibrio successivo.
Si tratta di una relazione di carattere fusionale, istitutiva di forti dipendenze nel figlio e nella stessa madre ma decisiva per il benessere del piccolo.
Perché il figlio “nasca” però, anche come soggetto autonomo, è necessario che il padre entri affettuosamente nella diade madre-figlio, portandovi  il “dono della libertà al figlio”.
Vale a dire una proposta  di emancipazione per entrambi, attraverso specifiche pratiche e iniziative. Ciò richiede nel padre, ad esempio, una grande attenzione nello scorgere e valorizzare nel figlio tutti quegli interessi e vocazioni personali che egli normalmente esprime già dalla prima infanzia, ma che non vengono spesso colte né dalla madre, troppo preoccupata a soddisfarne i bisogni per raccoglierne le spinte emancipanti.
Claudio Risé, Zenit 5 dicembre 2016
Per leggere l’intero articolo clicca qui!

Fidarsi

Un funambolo viveva facendo acrobazie, senza alcuna rete di  salvataggio, su una fune che tendeva ad altezza vertiginosa. Una volta tese la sua fune sulla piazza del mercato di una piccola città e poi invitò con un altoparlante la gente a vedere la sua abilità. Si radunò una gran folla. L’acrobata percorse la corda, dapprima lentamente, poi di corsa, poi come se danzasse. La gente applaudiva entusiasta. L’uomo portò sulla corda una sedia, nonostante appoggiasse soltanto con due gambe, si sedette tranquillamente su di essa e aprì il giornale fingendo di leggere. Dondolò pericolosamente in avanti e indietro, strappando urla di spavento agli spettatori. Ma sempre sorridendo, l’acrobata  riprendeva l’equilibrio sul sottile filo d’acciaio. A un certo punto, l’equilibrista mostrò agli spettatori una bicicletta e con il megafono si rivolse loro, ormai numerosissimi. “Percorrerò la corda avanti e    indietro in sella a questa bicicletta. Pensate che possa farcela?”.
“Ma certo!”, gridarono tutti, convinti. L’equilibrista sorrise: “Allora, se avete tanta fiducia nella mia abilità, uno di voi venga con me, lo porterò sulla mia bicicletta a fare un giro sulla corda”. Sulla piazza scese un profondo silenzio. Nessuno aveva tanto coraggio. Improvvisamente si fece avanti un ragazzo. “Vengo io sulla bicicletta!”, gridò. L’equilibrista gli indicò la scaletta per salire fino all’altezza della fune. Lo fece sedere sul tubo della bicicletta e cominciò tranquillamente a pedalare sul cavo d’acciaio in perfetto  equilibrio, mentre la folla tratteneva il fiato.
Percorse la fune due volte. Alla fine scoppiò un applauso entusiasta. Quando il ragazzino scese a terra, uno gli domandò: “Non avevi    proprio paura, lassù?”. Il ragazzo sorrise: “Neanche un po’. Quell’uomo è mio padre!”.
Bruno Ferrero

Quel legame nel “pancione”

Ogni figlio che viene al mondo – non v’è dubbio – è stato pensato e amato da Dio, e il suo nascere è una gioia. Ma quel che si trascura sempre più spesso è che la gestazione è un’esperienza necessaria e fondante, per la madre come per il figlio. Nei mesi in cui la gravidanza lentamente matura, entrambi vivono in perfetta simbiosi. Sono un unico corpo. Condividono cibo, sangue, malattie, paure, gioie. Sentono gli stessi rumori. La madre ha una voce, il figlio la impara. Se nella stanza irrompe una figura minacciosa, a voce alta, il figlio trema. La madre, per istinto, lo protegge poggiandovi una mano sul ventre, in direzione della testina del figlio, che riconosce quella mano.
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!
Una domanda alle mie amiche “scienziate”: da quanti decenni ormai si studiano le reazioni del feto nell’utero? Alla voce materna, ai suoi stati d’animo, alla musica? Mi interessa perché per me i risultati di queste ricerche sarebbero i primi a dover essere messi in evidenza quando si parla di maternità surrogata e invece mi pare che nessuno ne parli.
Paola Lazzarini Orru