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La crisi della fiducia


La crisi della fiducia è paradossale. Sempre più, noi affidiamo il nostro benessere e la nostra sicurezza a istituzioni, tecnologie e persone a noi estranee ma, allo stesso tempo, affermiamo un sentimento di sfiducia o di perdita di fiducia in queste stesse istituzioni, tecnologie e individui. Oggi, facciamo conto sulla tecnologia digitale per procurarci molti beni e servizi: banca, trasporti, sanità e, in maniera crescente, addirittura scuola ed educazione.
Dipendiamo dal governo, dai media e dalle corporation per quanto riguarda la messa in sicuro dei nostri interessi, l’informazione su eventi importanti e l’accesso a informazioni accurate, e per poter svolgere attività commerciali in maniera trasparente e giusta.
Ma nonostante la crescita del bisogno di avere fiducia negli altri e nelle istituzioni, a causa della complessità della vita moderna, è molto difficile far nascere e dare forma duratura a questa medesima fiducia. Non abbiamo più quelle garanzie che gli altri siano degni di fiducia, né quelle vie nel caso che la nostra fiducia venga tradita, su cui potevamo contare quando avevamo molte più occasioni di rapporti volto a volto con le altre persone.
Warren von Eschenbach, Settimana news, 3 marzo 2019

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Fidarsi

Un funambolo viveva facendo acrobazie, senza alcuna rete di  salvataggio, su una fune che tendeva ad altezza vertiginosa. Una volta tese la sua fune sulla piazza del mercato di una piccola città e poi invitò con un altoparlante la gente a vedere la sua abilità. Si radunò una gran folla. L’acrobata percorse la corda, dapprima lentamente, poi di corsa, poi come se danzasse. La gente applaudiva entusiasta. L’uomo portò sulla corda una sedia, nonostante appoggiasse soltanto con due gambe, si sedette tranquillamente su di essa e aprì il giornale fingendo di leggere. Dondolò pericolosamente in avanti e indietro, strappando urla di spavento agli spettatori. Ma sempre sorridendo, l’acrobata  riprendeva l’equilibrio sul sottile filo d’acciaio. A un certo punto, l’equilibrista mostrò agli spettatori una bicicletta e con il megafono si rivolse loro, ormai numerosissimi. “Percorrerò la corda avanti e    indietro in sella a questa bicicletta. Pensate che possa farcela?”.
“Ma certo!”, gridarono tutti, convinti. L’equilibrista sorrise: “Allora, se avete tanta fiducia nella mia abilità, uno di voi venga con me, lo porterò sulla mia bicicletta a fare un giro sulla corda”. Sulla piazza scese un profondo silenzio. Nessuno aveva tanto coraggio. Improvvisamente si fece avanti un ragazzo. “Vengo io sulla bicicletta!”, gridò. L’equilibrista gli indicò la scaletta per salire fino all’altezza della fune. Lo fece sedere sul tubo della bicicletta e cominciò tranquillamente a pedalare sul cavo d’acciaio in perfetto  equilibrio, mentre la folla tratteneva il fiato.
Percorse la fune due volte. Alla fine scoppiò un applauso entusiasta. Quando il ragazzino scese a terra, uno gli domandò: “Non avevi    proprio paura, lassù?”. Il ragazzo sorrise: “Neanche un po’. Quell’uomo è mio padre!”.
Bruno Ferrero

I giovani oggi

Dalla ricerca IPSOS (Nando Pagnoncelli) presentata durante il XIII Convegno di pastorale giovanile a Genova, febbraio 2014.
Conclusioni sintetiche

  • I giovani e le due velocità: camaleonti adattabili dal dinamismo incalzante con le entità dinamiche quanto loro. Ricci che erigono barriere nei confronti delle istituzioni;
  • Disposti ad adattarsi senza rinunciare a sognare. Vogliono una famiglia, un luogo di rifugio e vogliono almeno due figli, se fosse possibile anche di più;
  • Consapevoli che l’Italia sta viaggiando su un binario sbagliato ma per il futuro sono moderatamente ottimisti, uno sforzo per non adattarsi al peggio ma puntare al meglio;
  • La loro felicità è più che altro un’emozione estemporanea, frutto di un compromesso sostenibile;
  • Quali sono le figure che accompagnano i giovani nel loro cammino? Di nuovo entra in gioco la famiglia. La madre e il padre sono le figure in cui i giovani ripongono maggiormente la loro fiducia;
  • La madre è la principale figura di riferimento soprattutto perché è disinteressata e pensa solo al bene del proprio figlio. Poi sa ascoltare senza giudicare, esattamente come sanno fare gli amici;
  • Pochi i giovani che non hanno una figura di riferimento nella vita. Non ce l’hanno perché al momento non l’hanno trovata. Vorrebbero che fosse un amico/a perché anche loro riconoscono in questa figura la capacità di ascoltare senza giudicare;
  • Il parroco, così come le altre figure religiose (es. assistente religioso, prete, suora, educatore, ecc.) ad oggi non sembrano rappresentare un significativo punto di riferimento per i giovani.

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Il valore di un bacio

È nel rapporto di coppia che il bacio diventa essenziale e meno abitudinario, sebbene esistano differenze significative a seconda che il bacio coinvolga due persone in fase di approccio o due partner uniti da anni.
Nel momento del contatto si scatena una moltitudine di processi: fisiologici, ormonali e psicologici. Considerato più importante per le donne, può, a seconda del partner, favorire il corteggiamento, consolidare un rapporto di coppia, accrescere l’eccitazione, essere evitato prima di un rapporto sessuale. È la circostanza che si verifica con il sesso occasionale.
Scrive Marta Panzeri, docente di psicologia della sessualità all’Università di Padova: «sfiorarsi le labbra è un atto molto più intimo di un rapporto sessuale».
«Il bacio è il massimo dell’intimità e punta a esprimere amore, fiducia e protezione. Assieme ai preliminari è considerato il termometro adatto a valutare la qualità di un rapporto tra due persone che stanno insieme da anni. Il sesso è importante, ma con il tempo il numero di rapporti diminuisce: non c’è, però, da preoccuparsi troppo. Di baciarsi, invece, non bisogna stancarsi: se accade, vuoi dire che tra i partner c’è qualcosa che non va».
FABIO Di TODARO, tratto da Tuttoscienze, 27 novembre 2013

Adulti e giovani

Consegna ai tuoi figli un mondo che non sia rovinato.
Fa’ sì che siano radicati nella tradizione, soprattutto nella Bibbia. Leggila insieme a loro. Abbi profonda fiducia nei giovani, essi risolveranno i problemi. Non dimenticare di dare loro anche dei limiti. Impareranno a sopportare difficoltà e ingiurie se per loro la giustizia conta più di ogni altra cosa.
C.M. Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme

 

 

Famiglia e crisi

Oggi la famiglia viene considerata un luogo di consumo.
Anche i giornali usano espressioni da far accapponare la pelle: “le famiglie stringono la cinghia”.
Questo non fa altro che diminuire il ruolo della famiglia nella società perché sembra che la famiglia sia una perdita.
Se in quest’ultima crisi economica che stiamo attraversando non ci fosse stata la famiglia, saremmo rimasti sepolti.
La famiglia produce valore: capitale umano e relazionale. I figli sono valori. La famiglia crea legami di fiducia.
Chi cresce nel gruppo familiare impara a a rapportarsi con gli altri, e a diventare, a sua volta, un bene relazionale, prezioso per l’economia.
Sono proprio questi che mancano oggi, non il pane.
Stefano Zamagni, tratto da: Noi, genitori e figli, n.176

Genitori e figli

Il mondo adulto è spesso smarrito di fronte alle giovani generazioni, disorientate pure loro nel vortice delle proposte contraddittorie della società, dei mass-media, della cultura dominante. I genitori più giovani appaiono agli anziani troppo permissivi, quelli anziani faticano a stare al passo con i tempi, a parere dei più giovani; anche le realtà educative (scuola, sport, parrocchia…) danno talvolta l’impressione di tirare i remi in barca, con un senso d’impotenza.
Ogni figlio ha davanti a sé una via tracciata da Dio ed è chiamato a scoprirla e a seguirla. I genitori possono aiutarlo, rispettando la sua libertà e misurando le proprie attese e aspettative sulla volontà di Dio. Mi è capitato sovente di trovarmi di fronte a genitori che alla richiesta del figlio di entrare in  seminario, di farsi religioso o suora, entrano in crisi; pur essendo credenti, non riescono ad accettare una scelta così radicalmente diversa da quella che si attendevano. E così avviene per altre scelte decisive, che investono la vita dei figli.
Perché non fidarsi invece di quel Padre che vuole la felicità dei suoi figli e ha cura di ciascuno con l’affetto di una Madre?
Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
Lettera di Natale 2012