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Incontri con i fidanzati: cosa servono?

…Gli incontri devono stimolare alla verifica della nostra e della loro coerenza, non ad alcune norme, ma al messaggio di Cristo: egli è morto per noi, e noi siamo capaci di dare la nostra vita per l’altro? Siamo capaci di rinunciare a qualcosa di noi per andare verso l’altro, per far sì che la nostra coppia cresca? Questo passaggio ci costerà fatica (passione e morte), ma saremo ricompensati con una maggiore solidità di coppia, una gioia più grande (la resurrezione).
Dovremo essere capaci di testimoniare la gioia del nostro credere (Paolo VI diceva che ci vogliono più testimoni che maestri), non con parole teologiche, ma con esempi credibili di vita.
Occorre invitarli a non chiudersi all’interno della loro coppia: la società e la chiesa hanno bisogno di teste pensanti, di occhi intelligenti e di cuori attenti, di tante piccole note per comporre la sinfonia di una nuova umanità. Vivere la gioia e dare speranza dovrebbero essere l’humus dal quale far emergere la presenza di Dio. A questo dovremmo aggiungere anche lo stupore: di essere amati, malgrado i nostri limiti, di vivere in un mondo creato per noi, di camminare verso un futuro più roseo. Lui/lei è una persona meravigliosa per me ed è lì per me, insieme il futuro non ci fa paura, potremo superare difficoltà, potremo sostenerci, sorridere, gioire, dare speranza, costruire una famiglia, un mondo più a misura d’uomo…
CPM Italia
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Non fondare l’amore sulla sabbia

Alle coppie di fidanzati presenti oggi in piazza san Pietro è stato donato un cuscinetto: “È la carezza del Papa – ha detto monsignor Vincenzo Paglia – che vuole accompagnarvi nel giorno del matrimonio”.
Tre coppie di fidanzati, in rappresentanza degli innamorati, hanno rivolto a Papa Francesco tre domande.
“Loro mi hanno inviato le domande in anticipo – ha scherzato il Papa -, così ho potuto pensare una risposta un po’ più solida. È possibile amarsi per sempre – ha sintetizzato il Papa -. Molti hanno paura di scelte definitive, è una paura generale proprio della nostra cultura.
Questa mentalità porta a dire che si sta insieme finché dura l’amore. Ma l’amore, se ha basi solide, cresce come una casa, che si costruisce assieme, non da soli”.
E ha insistito: “Non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio – ha aggiunto Bergoglio -. La paura del ‘per sempre’ si cura giorno per giorno. Per sempre non è solo una questione di durata, ma è importante la qualità. Un matrimonio non riesce solo se dura”. Poi ha invitato i fidanzati a pregare: “Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano”.
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I futuri sposi e il “processicolo”

Da anni tengo corsi di preparazione al matrimonio e mi sento in dovere, alla fine del corso, di parlare del “processicolo”, cioè di quella serie di domande che il sacerdote è tenuto a fare ai futuri sposi e da cui dipende l’OK per le nozze “in chiesa” (vedi http://www.gruppifamiglia.it/anno2011/74_settembre_2011.html#A).
Oltre alla presentazione delle domande esistenti mi permetto di aggiungerne due, entrambe legate all’indissolubilità del vincolo matrimoniale.
“Se durante il viaggio di nozze tua moglie fuggisse con l’animatore del villaggio vacanze ti sentiresti comunque sposato “per sempre”?”
“Se durante il viaggio di nozze vi dovesse capitare un gravissimo incidente stradale e tuo marito rimanesse invalido permanente su una carrozzina ti sentiresti comunque sposata “per sempre”?”.
I “fidanzati” oggi non si fanno smontare facilmente ma di fronte a queste due domande qualche coppia (poche) ha rinunciato al matrimonio.
Carlo Miglietta
(testo raccolto durante una conferenza dell’autore)