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La festa del papà


Coccolami ancora per un po’, tienimi accanto, non dirmi di no.

Con le tue braccia fammi volare, attento alla barba, mi fa grattare.
Se sul tappeto mi tieni incollato mentre giochiamo al pugilato, “aiuto” grido alla mamma per finta, poi tu ti giri e ti do una spinta.
Tienimi forte sul tuo cuore papà, almeno adesso che la mia età consente ad entrambi in casa e in terrazzo di farci le coccole senza imbarazzo.
Tra qualche anno, la legge dei duri ci troverà più grandi e maturi, a fare finta che gli uomini veri son tutti d’un pezzo e molto seri.
Stasera quel tempo è ancora lontano, tu coccola e gioca con me sul divano.
Alberto Pellai
La foto è tratta da: casatufilla.wordpress.com

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Grazie, nonni!


Il 2 ottobre è la festa dei nonni: Auguri!
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I dati Istat 2013-2014 sulla condizione di vita dei pensionati in Italia confermano uno dei paradossi più drammatici del sistema Italia: secondo tali dati, infatti, la presenza di almeno un pensionato in famiglia riduce grandemente il rischio di povertà.
In pratica, pensioni nel complesso povere, ma almeno sicure, e che danno sicurezza economica alla famiglia, molto più di quanto non faccia il reddito da lavoro o le politiche familiari. Infatti, secondo l’Istat il rischio povertà tra i nuclei con pensionati è stato stimato al 16,2%, mentre per le altre famiglie senza pensionati il tale percentuale sale al 22,3%.
Anche all’interno dei nuclei familiari più vulnerabili, come quelli di genitori soli con figli, la presenza di un pensionato praticamente dimezza il rischio di povertà: un nucleo di genitore solo senza pensionati nel 35,3% è a rischio povertà (uno su tre), mentre se c’è un pensionato (o il genitore, o un altro membro), questa percentuale scende al 17,2% (uno su sei).
Davvero una triste riprova di quanto siano carenti le politiche dirette di sostegno alla famiglia e alla genitorialità nel nostro Paese, e la conferma di quanto si debba essere grati ai nonni.
Fonte: http://www.stpauls.it/newsletter/cisf/2016/gennaio/01/newscisf1_allegato2.pdf

Non buon non Natale

 

Trovo illuminante la decisione della scuola milanese «Italo Calvino» di chiamare la festa di Natale «grande festa delle Buone Feste» per non urtare la sensibilità di chi non festeggia il Natale (1).
Ispirandomi a questo fulgido esempio di apertura, smetterò di festeggiare il mio compleanno perché mangiare una fetta della mia torta preferita in presenza di altre persone sarebbe un’ingiuria nei confronti di quelle che non sono nate il mio stesso giorno: la maggioranza, temo.
«Grande festa delle Buone Feste» è un primo passo, ma ancora non basta. Intanto la parola «grande» discrimina con ogni evidenza le altre feste. Si è calcolato quale enorme danno può produrre nella psiche di un bambino la decisione arrogante, tipica della mentalità competitiva occidentale, di stabilire una gerarchia tra feste presunte «grandi» e feste medie, medio-piccole, festicciole e, non sia mai, festini?
Ma è la parola «festa» in sé a suonare irrispettosa verso chi non ha niente da festeggiare. Si pretende di imporre anche a costui una festa, anzi «la grande festa», anzi «la grande festa delle Buone Feste». E perché mai dovrebbero essere «buone», di grazia? Se uno volesse delle feste «cattive» dovrebbe sentirsi escluso, magari additato come un diverso?
Esiste un modo infallibile di non offendere la sensibilità degli altri ed è smettere di averne una propria. Ci stiamo arrivando.
Nel mondo slavato dei non luoghi e delle non identità, l’unica soluzione possibile è la negazione perpetua. Non auguri di non buone feste di non Natale a tutti (e non).
Massimo Gramellini, Corsera 14 dicembre 2017
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(1) La notizia non è vera ed è frutto di un fraintendimento del giornalista (vedi https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2017/12/15/milano-preside-scuola-i-calvino-non-abbiamo-cancellato-il-natale/).
Resta comunque valida la satira amara di Gramellini.
Franco Rosada

UN ABETE SPECIALE

Quest’anno mi voglio fare un albero di Natale di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello, lo farò nella mente,
con centomila rami e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole per il passero che trema,
un ciuffo di viole per il prato gelato,
un aumento di pensione per il vecchio pensionato.
E poi giochi, giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni di bellissimi doni per quei bambini
che non ebbero mai un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno all’altro è uguale, e non è mai festa.
Perché se un bimbo resta senza niente, anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente, Natale è tutto sbagliato..
Gianni Rodari

Filastrocca di Natale

È Natale e pur sapendo che non sono più un bambino
Io mi fermo qui a pensare a quand’ero piccolino.
C’era il senso dell’attesa e la voglia di far festa
Poi la lettera a Gesù con la solita richiesta:
un parcheggio in miniatura, qualche libro ed un trenino.
Era bello il venticinque nel silenzio scender giù
e scartare i miei regali fino a non poterne più
Questo tempo ora è un ricordo, foto nella mia memoria
Il Natale per me adesso è davvero un’altra storia:
pranzo coi miei genitori diventati curvi e anziani
del futuro son la foto i miei bimbi accanto a loro
e commuove il loro canto quando intonano un bel coro.
In mia mamma e in mio papà c’è la storia da cui vengo
nei miei quattro figli c’è il futuro a cui appartengo
e mi vedo qui sospeso tra il mio ieri e il mio domani
la mia storia è tutta dentro ai loro volti, corpi e mani
Buon Natale a tutti quanti, vorrei darvi il tempo in dono
Lo possiate voi riempire con la forza del perdono.
Chi si trova a voi vicino, intrappolato nella rabbia
Possa aprire oggi il suo cuore ed uscire dalla gabbia.
Che rinchiude molte vite e le ripiega nel rancore
con litigi per sciocchezze che distruggono l’amore.
Siamo solo di passaggio, non abbiamo un tempo eterno
illuminiamo coi colori della pace questo inverno.
Alberto Pellai

La luna di miele

 “Oggi cari sposi siete in festa perché vivete un tempo di nozze, applaudite, fate festa. Ma quando finisce la luna di miele che succede?”. È un richiamo esigente ad una sequela che non conosca interruzioni di dedizione, di cambiamento di umore, ma si affidi all’unico Amore che viene donato e a cui si risponde. Francesco non è un ingenuo: i giovani non vivono sulle nuvole ma in una società ben concreta “questa cultura del provvisorio ci bastona tutti, ai miei tempi era più facile, la cultura favoriva una scelta definitiva”.
papa Francesco
agenzia SIR, 8 luglio 2013