Archivi tag: femminismo

Erotica o materna?


Nelle diverse e complesse vicissitudini della vita, ogni donna è alla ricerca del proprio femminile, e in lei le due anime dell’erotico e del materno cercano voce per esprimersi e per equilibrarsi. Ma è una sfida davvero difficile, anche perché il contesto culturale spinge il femminile nell’una o nell’altra direzione, senza comprendere il valore imprescindibile di entrambe. Essere madre in
modo soddisfacente e realizzarsi in modo pieno nella professione continuano ad apparire troppo spesso progetti contrapposti e inconciliabili, oppure vengono giustapposti con molta fatica e senza equilibrio: noi tutte ci chiediamo come fare, e sacrifichiamo ora l’una ora l’altra parte di noi senza trovare davvero pace.
Mariolina Ceriotti Migliarese, Avvenire 11 aprile 2019
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Cancellare la madre

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La maternità surrogata altro non è che il più recente colpo grosso del neoliberismo. Ma soprattutto è una nuova forma di patriarcato, l’ultima offensiva contro la donna e il suo corpo, diretta a ciò che rende unica la donna: la maternità e la relazione con il figlio.
A sostenerlo è una firma illustre del giornalismo e del femminismo, Marina Terragni, in un brillante pamphlet che non risparmia colpi nemmeno all’universo Lgbt e non nasconde la frattura in corso tra Arcilesbica, (quasi) compatta contro il mercato degli uteri, e le donne Arcobaleno, in larga parte schierate con gli uomini e il loro “diritto” al figlio.
È interessante la prospettiva decisamente non cattolica che, pur muovendo da altre premesse, finisce per convergere su tantissimi punti proprio con i cattolici.
I toni di Marina Terragni sono senza mezze misure: il piano che si nasconde dietro la Gpa, voluta e organizzata soprattutto da maschi, è «far sparire la madre» per «una nuova forma, moderna, di patriarcato». La surrogazione è l’estremo acting out dell’invidia dell’utero.
La celebre frase femminista: «il corpo è mio», viene manipolato e ridotto al «mio» di una proprietà privata di cui si può e si deve fare commercio: «Il corpo è del mercato». La conclusione ha toni drammatici, perfino apocalittici: «Se lasciamo entrare il mercato nella relazione tra madre e figlio, se gli lasciamo slegare anche questo legame, il mondo muore».
Umberto Folena, Avvenire 9 giugno 2016
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Sotto silenzio

È lecito mettere in vendita e comprare un corpo umano? Non si tratta, come scriveva Victor Hugo, di pura e semplice schiavitù? C’è chi sostiene che sono le prostitute stesse a volerlo: è un commercio come un altro, perché non vendere ciò che è tanto richiesto? La risposta è che anche in tempi di schiavitù legale, uomini e donne si offrivano sul mercato perché era uno dei modi più rapidi, anche se brutali e spicci, di procurarsi da vivere. E comunque se una cultura e uno Stato accettano che esista un mercato di corpi umani, ci sarà sempre chi venderà e chi comprerà, senza farsi scrupoli. Il denaro circola e molti si arricchiscono.
Queste non sono le elucubrazioni di una femminista, ma il pensiero comune di molte nazioni europee come Svezia, Islanda, Norvegia, Irlanda del Nord, Canada e, in parte, il Regno Unito, che hanno già proibito o stanno elaborando leggi del tutto nuove che vietino «l’acquisto di atti sessuali». Strano che sia passato completamente sotto silenzio la nuova legge francese, entrata in vigore dallo scorso 15 aprile.
Come vi spiegate che in Italia non se ne sia nemmeno accennato?
Dacia Maraini, Corsera, 30 maggio 2016
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Quando eravamo femmine

Noi donne ci siamo, per così dire, emancipate, abbiamo conquistato la libertà di scegliere, nel lavoro, nell’amore, nella vita. Ma a che prezzo? Siamo davvero più felici? E soprattutto, rendiamo più felici le persone che ci sono affidate? Non è che per caso femminismo, rivoluzione sessuale e battaglie per la parità hanno finito per lasciarci più sole e tristi?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo liberarci dagli schemi della rivendicazione e capire quale grande privilegio sia l’essere femmine, destinate dalla natura ad accogliere la vita, chinandoci su di lei, in qualsiasi forma si presenti alla nostra porta. E quale grande avventura possa essere per noi diventare spose e madri, accanto all’uomo con cui possiamo arrivare a diventare una carne sola.
Non sto mica parlando della casalinga anni Cinquanta: le tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare – donne realizzate spesso anche nel lavoro – hanno percorso strade difficili, perfino drammatiche, eppure ne sono emerse straordinariamente capaci di vita, capaci di speranza contro ogni ragione. – See more at: http://www.sonzognoeditori.it/varia/libro/4542608-quando-eravamo-femmine?eprivacy=1#sthash.sANp2Rr7.dpuf

Uteri in affitto

Il giro d'affari relativo agli uteri in affitto (Avvenire 15 ottobre 2015)

Il giro d’affari relativo agli uteri in affitto (Avvenire 15 ottobre 2015)

Una società attenta, come la nostra, a rispettare alcuni diritti, in particolare della donna, è inspiegabilmente sorda di fronte alla questione dell’utero in affitto, una forma di sfruttamento che rappresenta un evidente ritorno al passato.
Non ci si indigna a causa di un neoliberismo – non economico ma culturale – che predica la totale disponibilità del proprio corpo. Il che poi era la parola d’ordine nel passato di alcune femministe con quell’“io sono mia”, slogan poco sensato (la vita l’abbiamo avuta in dono, prima di tutto da una madre, dunque è un dono da ricambiare con altre persone). Per questo micidiale neoliberismo tutto deve tradursi in merce, tutto si compra e si vende.
Non è solo un business, è una cultura, una tendenza generale a farci ragionare in questi termini. Poi però è vero che dietro ogni falso diritto c’è sempre un business che lo rafforza.
I popoli europei sarebbero molto lontani dagli eccessi di questo capitalismo statunitense, ma è difficile svincolarsi dalle leggi del mercato globalizzato.
Oggi combattere davvero per la libertà significa riuscire a gestire con saggezza la potenza tecnoscientifica e soprattutto difendersi dal mercato, che non è più progresso, è una macchina che stritola la gente. Dobbiamo dirlo ai giovani.
Luisa Muraro, Avvenire, 4 novembre 2015

Famiglia, gender e dintorni

E’ in corso di ultimazione il numero di settembre della rivista che affronterà il tema del gender. Uscirà sotto forma di sussidio e si presenterà come un libretto molto denso di 52 pagine a colori.
Questo è l’indice dei temi trattati:
1. Perché questo sussidio pag. 4
2. Cosa significa gender pag. 5
3. Le origini storiche della questione omosessuale pag. 6
4. La questione omosessuale oggi pag. 8
4.1. L’omosessualità è un dato naturale o culturale? pag. 8
4.2. L’omosessualità si può curare? pag. 10
4.3. L’omosessualità tra piacere e affetto pag. 10
4.4. Bisessualità e transessualità pag. 11
5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe pag. 13
5.1. La lotta per rivendicare la parità pag. 13
5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza pag. 14
5.2.1. I “women studies” e i “gender studies” pag. 15
5.3. Oltre il gender: la categoria queer pag. 16
5.4. Postgender e postqueer: il transumanesimo pag. 18
6. L’ideologia gender pag. 19
7. Le conseguenze dell’ideologia gender pag. 20
7.1. Le Nazioni Unite pag. 20
7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità pag. 22
8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender pag. 23
8.1. Il “matrimonio” gay pag. 23
8.2. Il reato di omofobia pag. 24
8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole pag. 26
9. L’influenza sul linguaggio pag. 29
10. Le verità non dette della questione gender pag. 31
10.1. Money e i gemelli Bruce e David pag. 31
10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile pag. 32
11. Il potere economico e il gender pag. 34
12. Le prospettive di periodo pag. 36
13. Possibili risposte pag. 38
13.1. Una proposta di metodo pag. 38
13.2. La questione omosessuale pag. 40
13.2.1. Il concetto di natura pag. 40
13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa pag. 41
13.3. Proposte operative e formative pag. 41
13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività pag. 42
13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale pag. 43
13.4. Due concetti da valorizzare pag. 45
13.4.1. Il “bene dei coniugi” pag. 45
13.4.2. Il “genio femminile” pag. 46
14. Per concludere pag. 47
Contiamo di mandarlo in stampa per fine agosto. Il sussidio sarà inviato solo a coloro che sostengono la rivista.
Se volete essere sicuri di riceverlo inviate un contributo entro inizio settembre.
Cliccate qui per sapere come fare.
Franco Rosada

La tecnorapina delle “uova”

Già dieci anni fa Mary Daly, una teologa femminista radicale, denunciava la “tecnorapina delle uova”. Per definire le donne che diventano madri con fecondazione assistita, la Daly usava la definizione “madri maschili”.
Riteneva che queste donne in qualche modo avessero rinunciato alla loro potenza materna per affidarsi alla scienza maschile «che persegue», avverte Marina Terragni, giornalista del Corriere della Sera e esponente della direzione del Pd, «il sogno dell’utero artificiale come una sorta di Santo Graal».
Di questo mortale pericolo ne sono coscienti le donne del Coordinamento europeo di associazioni femministe, tra cui diverse sigle che rappresentano collettivi lesbici, che ha elaborato per la Conferenza dell’Aia sui diritti umani un contributo molto dettagliato e altrettanto critico sulla maternità surrogata. Pratica contraria, denunciano, agli obiettivi della Convenzione internazionale sull’adozione e a numerose altre norme internazionali.
Da qui la richiesta alle Nazioni Unite, di una convenzione internazionale per «l’abolizione dell’utero in affitto sul modello del lavoro in schiavitù e pratiche analoghe alla schiavitù».
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