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Lasciarsi commuovere


“Il prossimo è una persona, un volto che incontriamo nel cammino, e dal quale ci lasciamo muovere, ci lasciamo commuovere: muovere dai nostri schemi e priorità e commuovere intimamente da ciò che vive quella persona, per farle posto e spazio nel nostro andare.
Così lo intese il buon Samaritano davanti all’uomo che era stato lasciato mezzo morto al bordo della strada non solo da alcuni banditi, ma anche dall’indifferenza di un sacerdote e di un levita che non ebbero il coraggio di aiutarlo, e come sapete, anche l’indifferenza uccide, ferisce e uccide.
Gli uni per qualche misera moneta, gli altri per paura di contaminarsi, per disprezzo o disgusto sociale, senza problemi avevano lasciato quell’uomo per terra lungo la strada. […] Il prossimo è un volto che scomoda felicemente la vita perché ci ricorda e ci mette sulla strada di ciò che è veramente importante e ci libera dal banalizzare e rendere superflua la nostra sequela del Signore.”
Papa Francesco, Panama 27 gennaio 2019
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Cosa dobbiamo fare?

All’inizio del nostro mandato come animatori di piccole Comunità ecclesiali di base (CEB) ci trovammo ad operare in una parrocchia situata in un quartiere periferico della nostra città molto depresso economicamente e socialmente.
In una delle prime visite, ci fu segnalata la presenza di un nucleo familiare
estremamente indigente.
Più di una persona ci raccontò di aver visto la madre e i suoi tre bambini rovistare nel cassonetto della spazzatura in cerca di cibo.
Si trattava di una famiglia abbandonata dal padre, con una madre scoraggiata, sola e senza lavoro che, non riuscendo più a pagare l’affitto, aspettava, da un momento all’altro, la visita dell’ufficiale giudiziario per lo sfratto.
Ne parlammo al parroco e ai membri della nostra CEB. In quell’incontro, emersero molte perplessità sui nostri possibili interventi. Tutti ci sentivamo, come battezzati, chiamati a farci prossimo di quella famiglia ma, contemporaneamente, timorosi di esporci in prima persona.
La preghiera e l’ascolto della parola di Dio ci aiutarono molto a fare discernimento su ciò che dovevamo fare e su chi interpellare, spingendoci ad affrontare il caso con la stessa passione che mettiamo in difesa di noi stessi o delle persone che amiamo.
Con grande stupore, tutta la comunità parrocchiale rispose a questo appello come una grande famiglia. Ci fu, infatti, chi mise a disposizione un piccolo appartamento, chi procurò il lavoro alla donna come domestica, chi acquistò i vestiti e i libri ai bambini, chi si occupò della loro catechesi. A Natale, i bambini furono battezzati e i due più grandi anche cresimati.
Agata e Santo Rizzo
Tratto da: Ascolto e annuncio, n.1 anno C, EDB, Bologna 2012