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La famiglia è solo uomo-donna


Con schiettezza e realismo Papa Francesco condivide le sue riflessioni sulla famiglia, nella sua bellezza e nelle sue cristi, durante l’udienza di questa mattina ai membri del Forum delle Associazioni familiari. L’organismo, guidato da Gigi De Palo, riunisce complessivamente oltre cinquecento associazioni (una «famiglia di famiglie», la definisce Francesco) e festeggia quest’anno il 25esimo anniversario della sua nascita.
Ai delegati del Forum il Pontefice rivolge un discorso tutto a braccio cestinando quello preparato perché, spiega, «mi sembra un po’ freddo».
È «doloroso» per il Papa è il fatto che oggi «si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che famiglia è una parola analoga, si dice anche “la famiglia delle stelle”, “la famiglia degli alberi”, “la famiglia degli animali”… Ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna… il matrimonio è un sacramento grande».
È la visione che lo stesso Bergoglio ha provato a infondere nella sua esortazione apostolica Amoris laetitiaPeccato che «alcuni hanno ridotto l’Amoris laetitia ad una sterile casistica “si può-non si può”», dice, riferendosi chiaramente alle infinite polemiche e dubbi che ne hanno accompagnato la pubblicazione specie per la presunta apertura ai sacramenti per i divorziati risposati. «Non hanno capito nulla», afferma Francesco; nella sua esortazione «non si nascondono i problemi» ma si va ben oltre la casistica. Basta leggere il quarto capitolo che «è il nocciolo» del documento che «parla della spiritualità di ogni giorno».
Vatican Insider, La Stampa,  16 giugno 2018
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Vino nuovo in otri nuovi

Pierluigi e Gabriella Proietti sono sposati dal 2000 e hanno entrambi alle spalle l’esperienza dolorosa di un fallimento matrimoniale e di una lunga e difficile causa per ottenerne il riconoscimento di nullità.
Pierluigi ha un figlio, Gabriella una figlia.
Hanno rispettivamente 61 e 63 anni e sono la coppia che collabora con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei.
Saranno loro a guidare i laboratori di consulenza al nuovo corso di alta formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale “La forza dell’amore: vino nuovo in otri nuovi”.
I quattro laboratori prevedono esercizi curiosi: sposogramma, geniogramma, viziogramma, dominiogramma.
In estrema sintesi, il primo laboratorio dedicato alla comunicazione nella coppia, “sposogramma” ha come riferimento biblico l’inno di Adamo in Genesi quando vede Eva e la definisce “Issha” che in ebraico significa sposa ma anche amica, sorella, amante (stessi significati di “Ish” al maschile). L’esercizio intende analizzarne lo status nella coppia per migliorare/integrare queste quattro dimensioni della vita matrimoniale.
In Genesi 3 si dice “lascerà suo padre e sua madre”: con “geniogramma” proponiamo una sorta di albero genealogico nel quale annotare aggettivi positivi e negativi di nonni, genitori, se stessi e coniuge per individuare con l’aiuto del conduttore del gruppo condizionamenti e ferite psico-affettive ricevute e prendere consapevolezza che tutti siamo stati in qualche modo feriti ma siamo anche tutti feritori.
“Viziogramma” parte dall’esame dei vizi capitali nella vita di coppia e di famiglia. Ne abbiamo individuato 11, ognuno con la mappa dei comportamenti quotidiani che ne derivano, e invitiamo gli sposi a prendere coscienza dei propri e di quelli del coniuge. Il passo successivo è imparare a farsi da specchio l’uno con l’altro e acquisire strumenti per sostenere l’impegno al cambiamento.
L’ultimo laboratorio è dedicato al problema del potere nella coppia all’interno della quale c’è spesso una lotta per il predominio, nemico della comunione. “Dominiogramma” aiuta a prenderne coscienza e ad imparare a confrontarsi in modo costruttivo con il coniuge come davanti a uno specchio.
Fonte: SIR, 31 maggio 2018

Immigrati. La famiglia, valore comune

 Il numero di marzo 2018 della rivista è disponibile in rete.
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Di seguito un piccolo “assaggio”.

…Da questo breve confronto tra il nostro modello di famiglia e quello degli immigrati può nascere un senso di rimpianto nei confronti della famiglia tradizionale.
Questo modello di famiglia e la scala di valori che lo sostiene non è molto diverso da quello che era presente anche in Italia nell’anteguerra.
Le differenze più forti rispetto a questo modello si riscontrano là dove i matrimoni sono ancora combinati, o è presente la poligamia, o la struttura della società è basata sul concetto di clan.
Per il resto, il tipo di famiglia vissuto dai nostri nonni non era molto diversa dal quella degli immigrati.
Commenta Joany, peruviana: “La nostra società è basata su tante cose buone, tra cui l’affetto e il rispetto per la famiglia, per i più grandi. Adesso che sono in Italia a mia figlia dico che non deve imparare dalle sue amiche.
Gli italiani apprezzano i nostri valori. Infatti molti mi fanno i complimenti per come si comporta mia figlia. Perché non fa chiasso ed è rispettosa verso tutti”.
Quando le viene chiesto cosa potrebbe nascere se la cultura italiana e quella peruviana si incontrassero a metà strada risponde senza esitazione: “La famiglia perfetta!”. E continua: “ci sarebbe l’equilibrio del rapporto uomo-donna che c’è qui, e noi potremmo portare l’educazione dei figli. Verrebbe davvero fuori una bella famiglia”.

Corridoi umanitari


Gufran è in quinta e le maestre sono entusiaste di lei. La bambina che, appena arrivata dal campo profughi di Tel Abbas in Libano, diceva «Da grande voglio fare l’avvocato per i diritti umani», sta dimostrando tutta la sua determinazione. È autorevole anche per i suoi fratelli grandi. È entrata negli scout e ti parla delle uscite al Truc Bandiera di Rivalta, al Castello di Rivoli, in Val Susa. Degli scout è entusiasta Ahmed, 9 anni, che gioca a calcio nella polisportiva come Abderrazzak, che di anni ne ha 13. Bayan, 7 anni, dice di sé che a scuola è una delle più brave.
Un anno dopo l’arrivo in Italia attraverso il corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese con Operazione Colomba, ogni componente della famiglia di Ali Al Abdallah, marmista di Aleppo con nove figli, ha la sua storia italiana da raccontare. E insieme ai volontari dell’Unità Pastorale 9 – San Donato e Sant’Alfonso – che hanno creduto nel progetto di sostenere per due anni l’inserimento di questa famiglia, racconta una storia di impegno, riconoscenza, serietà, dove tante persone hanno davvero «fatto rete». «Siamo arrivati a 170 famiglie che ogni mese mettono dai 20 ai 100 euro per aiutare questi genitori e i loro figli. La famiglia Al Abdallah ce la sta mettendo tutta», dice Tommaso Panero, che coordina gli interventi, tiene sotto controllo le pratiche burocratiche…
Maria Teresa Martinengo, La Stampa, 23 aprile 2018
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Carta della famiglia

Ci sono voluti più di due anni. Il 9 gennaio in Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il decreto che consentirà finalmente la nascita della Carta della Famiglia, due anni dopo la sua approvazione da parte del Parlamento italiano.
La carta è destinata alla e famiglie con tre o più figli minorenni, con ISEE non superiore ai 30mila euro, anche con cittadinanza non italiana a patto che siano regolarmente residenti in Italia.
Sarà rilasciata dai Comuni e consentirà l’accesso a sconti sull’acquisto di beni o servizi e la riduzioni tariffarie con i soggetti pubblici o privati: una rete tutta da costruire). Cosa potrà essere scontato? Prodotti alimentari, bevande analcoliche, prodotti per la pulizia della casa, per l’igiene personale, articoli di cartoleria e di cancelleria, libri e sussidi didattici, medicinali, prodotti farmaceutici e sanitari, strumenti e apparecchiature sanitari, abbigliamento e calzature.
Quanto ai servizi, potranno esserci sconti e riduzioni sulla fornitura…
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L’anno dei giovani

Spesso i giovani sono oggetto di giudizi impietosi, come stanno a testimoniare i diversi stereotipi che sono stati coniati per porre in evidenza i loro difetti: schizzinosi, bamboccioni, sdraiati… eppure bisognerebbe riflettere sul fatto che loro sono lo specchio di quella generazione adulta che oggi li disprezza. Non solo: dietro molti dei loro comportamenti si nascondono il disorientamento, la paura del futuro, la sfiducia radicale con cui affrontano la vita. Non mancano loro le ragioni per essere tristi e preoccupati: basti pensare alla fatica con cui i giovani riescono a inserirsi nel mondo del lavoro, spesso dopo una lunga anticamera e a prezzo di accettare impieghi anche lontani da ciò per cui hanno studiato; al protrarsi dei tempi per formarsi una famiglia e in complesso per poter compiere le scelte che danno alla loro vita la configurazione adulta; alla scadente prova di sé che molte istituzioni stanno dando e che li inducono a tirarsi indietro e a chiudersi in un loro mondo, impenetrabili dagli adulti.
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